Ieri sera, al calduccio sotto le coperte, parlavamo degli OCCHI. Degli sguardi che ti prendono e ti portano via. Ognuno ha il suo veleno, c'è chi potrebbe morire per un paio di laghetti azzurri e chi invece sogna di correre a perdifiato tra le foglie di due prati verde smeraldo. Tu sostieni che i più belli siano quelli castano chiaro, con luminosi riflessi dorati che ti fanno abbassare lo sguardo come quando c'è troppo sole e devi chiudere le tende, io ti ho confessato che quelli che mi rubarono il cuore 11 anni fa sono marroni e liquidi come il cioccolato fondente, un mare scuro e gorgogliante dove mi sono smarrita e ancora c'è chi mi cerca, mi cerca, ma non mi trova. Quelli di babbo, che non per niente è diventato tuo padre. In certi occhi affoghi, altri ti accecano, altri ancora li puoi guardare per ore e non succede niente, riesci a parlare con la persona che li indossa senza mai esitare. E poi c'è il taglio. Non bastavano i colori, ci voleva anche il taglio a mandorla, quello sognante all'ingiù, quello tondo con la palpebra che sembra un tetto perfetto sotto al quale ripararsi per scambiarsi il primo bacio. Tu affermi che sono belli gli sguardi imploranti e impauriti, io ribatto che mi hanno sempre fatta innamorare gli occhi trasognati e incantati.
Poi c'è la dimensione. Tu gli occhi li vuoi grandi, anzi grandissimi, devono fagocitarti mentre li guardi, io cerco l'intensità. Se manca quella manca la magia, ma forse sei ancora troppo piccola per apprezzarla, bisogna aver già viaggiato in tanti occhi diversi per poter capire. Capirai anche tu, un giorno.
Difficile però: da uno con gli occhi grandi ti aspetti sempre qualcosa di più.
Anch'io da ragazzina veneravo gli occhi grandi, poi ho capito che se il cuore non è altrettanto grande è meglio lasciar perdere. Prima di santificare un cerbiatto, fatti un viaggetto nella sua anima, potresti inciampare in amare sorprese.
Ah, meglio che ti confessi anche questo: negli occhi di tuo padre si sta bene. Se chiedono di me rispondi che lì mamma è al sicuro.
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mercoledì 2 dicembre 2015
A me gli occhi
martedì 17 aprile 2012
Le "miama"
Hai scelto un nome per chiamare le margherite che è una vera e propria poesia: romantico, evocativo, dolce come il tuo animo di tenerona a cui brillano gli occhi se solo sente pronunciare la parola "amore".
Infatti, ad una prima occhiata, sembri una piccola tedesca imbronciata e severa, ma sotto quel body rosa batte un cuoricino smielato, pronto ad innamorarsi di un fiore incontrato per strada, di un gattino che fa le fusa, di un pesciolino in un acquario...
A proposito di fiori, ecco che hai scoperto da poco le margherite. Il loro nome, forse troppo lungo ed articolato, lo hai cambiato in "miama", dal famoso giochetto di strappare i loro petali ad uno ad uno dicendo "m'ama...non m'ama...".
Perciò, adesso non passa giorno che non ti fermi per la strada ad osservare, rapita, una piccola margherita. Con aria estasiata, la cogli, la porgi a chi ti sta vicino e sospiri "Miamaaaaa...".
Non è difficile, nel cuore della notte, udire la tua vocina sottile che pronuncia un flebile "miama".
Chissà, forse starai sognando di addentrarti in un prato di margherite, le codine castane al vento e le guanciotte rosse per l'emozione. Ho deciso che stanotte, mentre anch'io starò dormendo, entrerò nel tuo sogno, ti prenderò per mano e mi farò condurre in quel prato fiorito insieme a te. Quando saremo laggiù io e te da sole, coglierò la margherita più bella, te la regalerò e ti risponderò "Ti ama. Ti ama tanto".
E so che capirai.
Infatti, ad una prima occhiata, sembri una piccola tedesca imbronciata e severa, ma sotto quel body rosa batte un cuoricino smielato, pronto ad innamorarsi di un fiore incontrato per strada, di un gattino che fa le fusa, di un pesciolino in un acquario...
A proposito di fiori, ecco che hai scoperto da poco le margherite. Il loro nome, forse troppo lungo ed articolato, lo hai cambiato in "miama", dal famoso giochetto di strappare i loro petali ad uno ad uno dicendo "m'ama...non m'ama...".
Perciò, adesso non passa giorno che non ti fermi per la strada ad osservare, rapita, una piccola margherita. Con aria estasiata, la cogli, la porgi a chi ti sta vicino e sospiri "Miamaaaaa...".
Non è difficile, nel cuore della notte, udire la tua vocina sottile che pronuncia un flebile "miama".
Chissà, forse starai sognando di addentrarti in un prato di margherite, le codine castane al vento e le guanciotte rosse per l'emozione. Ho deciso che stanotte, mentre anch'io starò dormendo, entrerò nel tuo sogno, ti prenderò per mano e mi farò condurre in quel prato fiorito insieme a te. Quando saremo laggiù io e te da sole, coglierò la margherita più bella, te la regalerò e ti risponderò "Ti ama. Ti ama tanto".
E so che capirai.
lunedì 19 marzo 2012
intervista doppia impossibile
INTERVISTA DOPPIA MAMMA/PATI
Soprannome?
MAMMA: Minzalconien, da abbreviare in Minzi (storpiatura di una miscela chimica, il benzalconio...le reminescenze di chimica del Puma sommate alla sua fervida fantasia danno questi risultati )FIGLIA: Pati (da "patata")
Età?
MAMMA: 27 anni freschi freschi (sob)FIGLIA: 15 MESI ancora da fare (tiè!)
La cosa più bella del mondo?
M: la mia cucciola, il suo odore, i suoi bacetti...F: buttare all'aria tutte le cose che trovo e dare i bacini alla mamma
La cosa più brutta?
M: Vedere la Pati che piange di sofferenza quando mette i dentini o le fa male il pancinoF: Mettere i denti o avere bua al pancino.
Dormite insieme?
M: Sì, dalle due di notte in poi fino al mattino la Pati torna a dormire con noi.F: La sera mi addormento nel lettone con mamma che mi racconta le storielle, poi verso le due o le tre di notte mi risveglio e mi ritrovo tutte le volte, stranamente, nel mio lettino, allora protesto e mi faccio rimettere nel lettone. Non hanno ancora capito che ho scoperto il loro gioco, questi ingenui...
Latte materno o artificiale?
M: Materno fino al primo mese compiuto, poi ho avuto una gravissima mastite e non ho più potuto allattare al seno, così sono passata all'artificiale.F: Boh, che ne so, mamma la sera prende una scatola, un cucchiaio, preleva della roba e la butta in un biberon pieno d'acqua. Il mattino dopo, fa la stessa cosa. io l'ho sempre vista fare così...Seno?? Cos'è il seno?
Lasciamo stare...A che età hai iniziato a dire qualcosa di più rispetto a "mamma"?
M: dieci mesiF: sette mesi (tiè!)
A che età hai iniziato a camminare?
M: 13 mesiF: 11 mesi...mi ero stufata di gattonare, volevo vedere il mondo da un'altra prospettiva...e poi l'uomo è bipede, mica striscia!
Per dormire, ninna-nanna o librino?
M: librino oppure racconti inventati da meF: ah, non era vera la storia del gatto Biagio?? Millantatrice! Comunque la ninna-nanna me la canto da sola, se devo aspettare 'sta qua che si addormenta prima di me sto fresca...
M: ...e sei anche estremamente intonata, con quella vocina dolce (ride)
I maggiori pregi dell'altra?
M: Magnetica, carismatica, generosissima...troppo forse, tenera, buona e avrà tanti corteggiatori se si mantiene così carina.F: Mi fa ridere tantissimo, gioca volentieri con me, è fantasiosa, canta tantissimo e mi prepara pappe gustose.
I difetti?
M: Testarda, capricciosa, lunatica, a volte passa la giornata a lamentarsi e non sa neppure lei perché. Al cambio del pannolone mi disintegra!F: Non ha molto senso pratico, è un'artista "nelle nuvole", si preoccupa troppo per me, ma io so badare a me stessa, sissignori! Ho più di un anno, dopotutto!
Il primo pensiero quando vi siete viste per la prima volta dopo il parto?
M:"Eccoti, finalmente ti ho conosciuta! Oddio, quanto sei bella!"F: "...Ma che diavolo ci faccio qua?? E questa chi è?? Ommammaa quanta luceee!!!!! Spegnete un po' di lampadine, che così mi accecate! Ma chi me l'ha fatto fare di uscire?? Voglio tornare alla mia vitaaaa uterinaaa!"
Sogno nel cassetto?
M: Mandare la mia cucciola allo Zecchino d'OroF: Mandare in tilt il lettore dvd. L'altro giorno c'ero quasi riuscita, ma ha squillato il telefono e sono stata interrotta.
C'è qualcosa che vorreste dire l'una all'altra?
M: Sei la mia finestra sull'oceanoF: Sei un ottimo poggiapiedi per la notte...
mercoledì 7 marzo 2012
Una cozza attaccata al suo scoglio
Reduce dal subdolo vaccino "morbillo, parotite e rosolia" i cui effetti si fanno sentire solo a distanza di una settimana circa, sei pallida, assonnata, mangi controvoglia, intoni lamenti strazianti, ti rotoli in terra mugolando, non sembri neppure più la stessa Pati.
Una mamma può resistere mezza giornata, un giorno intero, mettiamo pure un giorno e mezzo (seppure stringendo i denti e ripetendo come un mantra "Tutto passa, tutto passa, domani è un altro giorno", parafrasando il Rossella 'O Hara pensiero), ma allo scadere dei due giorni di abbrutimento "post-vaccino" l'istinto di protezione ha il sopravvento su tutto.
Il secondo giorno di agonia non ne vuoi sapere di addormentarti dopo pranzo, sembri posseduta e ti contorci roteando gli occhi come la bambina de "L'esorcista" mugolando "Oioi...oioi...oioi..." (tipica espressione toscana di dolore, comunemente usata dagli anziani per lamentarsi dei loro acciacchi). Dopo averti sentita piangere per un'ora e mezzo di seguito come facevi quando avevi due mesi ed eri in preda alle colichette, ti ho sollevata dal passeggino, ho preso una coperta, ti ci ho avvolta come un neonato di poche settimane, mi sono semisdraiata sul divano, ho appoggiato la tua testolina sul mio petto, ti ho cullata canticchiando una sorta di ninna-nanna strascicata, ho chiuso gli occhi e ti ho tenuta così da mezzogiorno e mezzo fino alle due, senza muovermi di un centimetro per paura di svegliarti. Verso l'una e mezzo, nonna Laura è venuta a chiedermi se avevo fame e le ho risposto sussurrando "Sì, ma non posso e non voglio muovermi di qui". Nonna Laura, che è pur sempre mia mamma come io lo sono di te, ha avvertito forte forte il desiderio di proteggere sua figlia e mi ha portato il pranzo imboccandomi mentre io continuavo a dondolarti e a tranquillizzarti.
Ecco, lì ho capito meglio cosa significa "amore materno": rinuncia (non avrei neppure mangiato se non fosse stato per nonna Laura che mi ha portato il cibo davanti al divano), istinto primordiale (provato anche da tua nonna vedendo me, sua figlia, intenta a fare lo sciopero della fame seppure in nome di una giusta causa), annullamento delle proprie esigenze di fronte a quelle di un figlio, una tenaglia stretta intorno al cuore quando il figlio esprime anche un minimo malessere.
Lì, con te sul mio petto, ero come una cozza attaccata al suo scoglio, un'edera incollata al tronco di un albero.
Io. Te. La forza dell'amore che straripa come un fiume in piena, l'incapacità di ascoltare il tuo dolore, le orecchie che fanno male mentre tu piangi di quel pianto sommesso che solo febbre o tristezza possono provocarti.
Tu, il mio piccolo pesciolino che sbatte le pinne per riprendersi e tornare a sguazzare nel mare, il mio gattino intirizzito e bagnato fradicio che cerca riparo di notte, sotto un portone, durante un temporale.
Ti amo, piccola mia e, come cantava Battiato, "(...) sei un essere speciale ed io/avrò cura di te".
Una mamma può resistere mezza giornata, un giorno intero, mettiamo pure un giorno e mezzo (seppure stringendo i denti e ripetendo come un mantra "Tutto passa, tutto passa, domani è un altro giorno", parafrasando il Rossella 'O Hara pensiero), ma allo scadere dei due giorni di abbrutimento "post-vaccino" l'istinto di protezione ha il sopravvento su tutto.
Il secondo giorno di agonia non ne vuoi sapere di addormentarti dopo pranzo, sembri posseduta e ti contorci roteando gli occhi come la bambina de "L'esorcista" mugolando "Oioi...oioi...oioi..." (tipica espressione toscana di dolore, comunemente usata dagli anziani per lamentarsi dei loro acciacchi). Dopo averti sentita piangere per un'ora e mezzo di seguito come facevi quando avevi due mesi ed eri in preda alle colichette, ti ho sollevata dal passeggino, ho preso una coperta, ti ci ho avvolta come un neonato di poche settimane, mi sono semisdraiata sul divano, ho appoggiato la tua testolina sul mio petto, ti ho cullata canticchiando una sorta di ninna-nanna strascicata, ho chiuso gli occhi e ti ho tenuta così da mezzogiorno e mezzo fino alle due, senza muovermi di un centimetro per paura di svegliarti. Verso l'una e mezzo, nonna Laura è venuta a chiedermi se avevo fame e le ho risposto sussurrando "Sì, ma non posso e non voglio muovermi di qui". Nonna Laura, che è pur sempre mia mamma come io lo sono di te, ha avvertito forte forte il desiderio di proteggere sua figlia e mi ha portato il pranzo imboccandomi mentre io continuavo a dondolarti e a tranquillizzarti.
Ecco, lì ho capito meglio cosa significa "amore materno": rinuncia (non avrei neppure mangiato se non fosse stato per nonna Laura che mi ha portato il cibo davanti al divano), istinto primordiale (provato anche da tua nonna vedendo me, sua figlia, intenta a fare lo sciopero della fame seppure in nome di una giusta causa), annullamento delle proprie esigenze di fronte a quelle di un figlio, una tenaglia stretta intorno al cuore quando il figlio esprime anche un minimo malessere.
Lì, con te sul mio petto, ero come una cozza attaccata al suo scoglio, un'edera incollata al tronco di un albero.
Io. Te. La forza dell'amore che straripa come un fiume in piena, l'incapacità di ascoltare il tuo dolore, le orecchie che fanno male mentre tu piangi di quel pianto sommesso che solo febbre o tristezza possono provocarti.
Tu, il mio piccolo pesciolino che sbatte le pinne per riprendersi e tornare a sguazzare nel mare, il mio gattino intirizzito e bagnato fradicio che cerca riparo di notte, sotto un portone, durante un temporale.
Ti amo, piccola mia e, come cantava Battiato, "(...) sei un essere speciale ed io/avrò cura di te".
venerdì 24 febbraio 2012
I pulsanti nascosti
Probabilmente Nonno Puma, ai tuoi occhi, è dotato di speciali pulsanti nascosti per cantare e pronunciare frasi specifiche, se l'altra sera, sul divano, gli hai premuto la pancia come fai con la tua bambola "Mamma" quando vuoi farla parlare...Non ottenendo il risultato sperato, sei passata alla mano, premendola forte nella speranza che Nonno Puma cantasse "Se sei felice e tu lo sai batti le mani..." in inglese.
Il nonno, capendo l'antifona, si è messo a ridere e ha iniziato a cantare e parlare per farti contenta.
Quanto vale, per tutti noi, un sorriso che nasce all'improvviso sulle tue labbra! Che cosa non faremmo per renderti felice!
Tu, sotto sotto, lo sai, e ne sei intimamente compiaciuta...
Il nonno, capendo l'antifona, si è messo a ridere e ha iniziato a cantare e parlare per farti contenta.
Quanto vale, per tutti noi, un sorriso che nasce all'improvviso sulle tue labbra! Che cosa non faremmo per renderti felice!
Tu, sotto sotto, lo sai, e ne sei intimamente compiaciuta...
giovedì 16 febbraio 2012
Le parole vietate
Da quando una minuta cosina di plastica dalle guanciotte tonde e colorite è entrata nella tua vita, il tuo istinto di protezione è aumentato ancora di più. Prima ti limitavi a prenderti cura di noi genitori e dei tuoi nonni, imboccandoci a tavola e facendoci i massaggini alle caviglie quando eravamo stanchi.
Ora, è arrivata "Mamma".
Lei è la tua bambola parlante della marca "Bimbo" (disponibile anche su eBay, leggo), da te ribattezzata "Mamma" perché, con voce stridula e cantilenante, ripete "Mammaa, cantiamo insiemeeee??", "Sei la miglior mamma del mondooo", "Mamma, ti voglio beneee".
"Mamma" è dotata di biberon, orsetto, maglietta, giacchina e tre pulsanti: uno sullo schiena per l'accensione e lo spegnimento, uno sulla pancia per farla parlare e uno sulla mano destra per attivare una canzoncina.
La sera, all'ora della nanna, non ti addormenti se accanto a te non c'è lei, la tua bambina, e anche al momento del sonnellino pomeridiano, nel passeggino deve esserci anche "Mamma", altrimenti rifiuti categoricamente di dormire e strilli inferocita.
Ma ciò che sta mettendo tutti noi in grandissima difficoltà è il problema delle "parole vietate".
"Mamma" infatti, come ho già detto poco fa, pronuncia alcune frasi che tu hai ormai imparato perfettamente a memoria. Ogni volta che qualcuno usa queste frasi, subito ti viene da pensare a lei, e se lei non è lì con te sono urla a non finire.
Inoltre, a complicare ulteriormente le cose, c'è questo aspetto: il lessico della tua bambina, sebbene ridotto a pochissime frasi, è di uso pressoché quotidiano, perciò diventa difficile non pronunciare mai frasi del tipo "Ho fame!", "Buonanotte", "Ho sete", sbadigliare o, addirittura, sospirare.
Due giorni fa, mentre eri già nel lettone con me pronta per abbandonarti tra le braccia di Morfeo, gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta col ciuccio che pendeva da un lato, istintivamente ti ho sussurrato: "Buonanotte, amore mio".
Morale della favola: di nuovo a far parlare per mezz'ora la "bambola assassina" (per noi sta diventando una specie di incubo, ora capisco chi soffre di pediofobia, ovvero ha il terrore delle bambole).
Quando finalmente hai trovato pace e ti sei addormentata, ho scaraventato in terra "Mamma", il suo biberon, l'orsacchiotto, l'ho spenta premendo il pulsante situato sulla sua schiena, le ho tolto la maglietta e l'ho lasciata lì a dormire mezza nuda.
Un altro episodio? Poche ore fa, mentre dormivi beata nel tuo passeggino, nonno Puma è arrivato vicino a te e si è buttato sulla poltrona, dimenticando che sopra vi era campeggiata la "bambola assassina" che, subito, ha iniziato a mitragliarlo con il suo repertorio: "Mamma, ti voglio beneee", "Ho fame!"...
Ovviamente, tu hai drizzato subito le orecchie e ti sei svegliata gridando "Mamma!" in lacrime.
Il motivo di tutto questo tuo feroce attaccamento nei confronti di "Mamma" si riassume in poche parole: forte istinto materno. L'hai sempre avuto, sin dai primissimi mesi di vita. Sei la mamma ideale, la nutrice perfetta, ami accudire e proteggere.
A soli tredici mesi mi hai già resa nonna di una nipotina.
Di plastica, rompiscatole, statica, logorroica, ma pur sempre "tua".
Ora, è arrivata "Mamma".
Lei è la tua bambola parlante della marca "Bimbo" (disponibile anche su eBay, leggo), da te ribattezzata "Mamma" perché, con voce stridula e cantilenante, ripete "Mammaa, cantiamo insiemeeee??", "Sei la miglior mamma del mondooo", "Mamma, ti voglio beneee".
"Mamma" è dotata di biberon, orsetto, maglietta, giacchina e tre pulsanti: uno sullo schiena per l'accensione e lo spegnimento, uno sulla pancia per farla parlare e uno sulla mano destra per attivare una canzoncina.
La sera, all'ora della nanna, non ti addormenti se accanto a te non c'è lei, la tua bambina, e anche al momento del sonnellino pomeridiano, nel passeggino deve esserci anche "Mamma", altrimenti rifiuti categoricamente di dormire e strilli inferocita.
Ma ciò che sta mettendo tutti noi in grandissima difficoltà è il problema delle "parole vietate".
"Mamma" infatti, come ho già detto poco fa, pronuncia alcune frasi che tu hai ormai imparato perfettamente a memoria. Ogni volta che qualcuno usa queste frasi, subito ti viene da pensare a lei, e se lei non è lì con te sono urla a non finire.
Inoltre, a complicare ulteriormente le cose, c'è questo aspetto: il lessico della tua bambina, sebbene ridotto a pochissime frasi, è di uso pressoché quotidiano, perciò diventa difficile non pronunciare mai frasi del tipo "Ho fame!", "Buonanotte", "Ho sete", sbadigliare o, addirittura, sospirare.
Due giorni fa, mentre eri già nel lettone con me pronta per abbandonarti tra le braccia di Morfeo, gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta col ciuccio che pendeva da un lato, istintivamente ti ho sussurrato: "Buonanotte, amore mio".
Non l'avessi mai fatto!!!
Sbarrando gli occhi, hai iniziato a urlare "Mammaaa!! Mamma!!", cercando disperatamente la tua bambola che io avevo nascosto sotto il letto per paura che ti desse noia nel sonno (è pur sempre di plastica, non è certo una comodità tenerla sotto la pancia!).Morale della favola: di nuovo a far parlare per mezz'ora la "bambola assassina" (per noi sta diventando una specie di incubo, ora capisco chi soffre di pediofobia, ovvero ha il terrore delle bambole).
Quando finalmente hai trovato pace e ti sei addormentata, ho scaraventato in terra "Mamma", il suo biberon, l'orsacchiotto, l'ho spenta premendo il pulsante situato sulla sua schiena, le ho tolto la maglietta e l'ho lasciata lì a dormire mezza nuda.
Un altro episodio? Poche ore fa, mentre dormivi beata nel tuo passeggino, nonno Puma è arrivato vicino a te e si è buttato sulla poltrona, dimenticando che sopra vi era campeggiata la "bambola assassina" che, subito, ha iniziato a mitragliarlo con il suo repertorio: "Mamma, ti voglio beneee", "Ho fame!"...
Ovviamente, tu hai drizzato subito le orecchie e ti sei svegliata gridando "Mamma!" in lacrime.
Il motivo di tutto questo tuo feroce attaccamento nei confronti di "Mamma" si riassume in poche parole: forte istinto materno. L'hai sempre avuto, sin dai primissimi mesi di vita. Sei la mamma ideale, la nutrice perfetta, ami accudire e proteggere.
A soli tredici mesi mi hai già resa nonna di una nipotina.
Di plastica, rompiscatole, statica, logorroica, ma pur sempre "tua".
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| "Mamma" |
mercoledì 15 febbraio 2012
un motivo per...
...festeggiare il San Valentino portando anche te al ristorante:
Io e tuo padre, oltre ad essere innamorati l'uno dell'altra e viceversa, lo siamo anche di te
quindi
Chi l'ha detto che a San Valentino il figlio deve restare a casa perché "i genitori devono godersi la serata da soli"??
Se San Valentino è la festa dell'amore, l'amore è anche quello filiale, materno e paterno.
Indi, stasera sei venuta al ristorante con noi, e abbiamo brindato anche al NOSTRO amore, che è il sentimento più totalizzante che possa mai esistere (sì, sono un po' fissata, lo ammetto).
AUGURI a te e a babbo Ale. Vi amo (Mamma mia come sono sdolcinata stasera, meglio se vado a letto...)
SAN VALENTINO = festa degli innamorati
Io e tuo padre, oltre ad essere innamorati l'uno dell'altra e viceversa, lo siamo anche di te
quindi
SAN VALENTINO = festa mia, tua e di babbo
Chi l'ha detto che a San Valentino il figlio deve restare a casa perché "i genitori devono godersi la serata da soli"??
Se San Valentino è la festa dell'amore, l'amore è anche quello filiale, materno e paterno.
Indi, stasera sei venuta al ristorante con noi, e abbiamo brindato anche al NOSTRO amore, che è il sentimento più totalizzante che possa mai esistere (sì, sono un po' fissata, lo ammetto).
AUGURI a te e a babbo Ale. Vi amo (Mamma mia come sono sdolcinata stasera, meglio se vado a letto...)
lunedì 6 febbraio 2012
Le "visioni nel futuro"
Da quando sono diventata tua madre, mi capita spesso - non ridere! - di immaginarti improvvisamente ragazza alle prese coi primi amori, donna corteggiata ma selettiva, mamma premurosa e protettiva, nonna dolce e canuta che racconta le favole ai suoi nipotini sistemandosi gli occhialini tondi sul naso, oppure fidanzata, felicemente accoppiata ad un un tipo con cinque anelli al naso e il cavallo dei pantaloni che spazza per terra ad ogni passo, oppure a un ragazzino con un ciuffo di capelli (che, per inciso, gli copre anche la bocca) che infila quindicimila "cioè" in dieci minuti di conversazione, mi dice che Mozart era proprio figo, ma stupido perché poteva almeno fare un videoclip su MTV per farsi pubblicità e infine, guardandomi di sbieco, mi fa: "NONNA...eppure...cioé...anche se sei decrepita, staresti bene con un tatuaggio sulle chiappe!".
Nella migliore delle ipotesi, invece, ti immagino sedicenne, sdraiata sul letto a pancia in giù, intenta a fare la lezione. Busso alla porta, mi dici di entrare, e ti vedo, i lunghi capelli setosi sciolti sulle spalle, gli occhi intensi e scuri, il viso tondo e rosato, lo stesso di adesso.
- Non si fanno i compiti con la musica accesa, quante volte te l'avrò detto??
- Mamma! E piantala! Sei stata giovane anche tu!
- Beh, anche adesso mica sono vec... (la parola mi muore in bocca)
- Sì, vabbè, non sei ancora da buttare. Mamma, poi...ti vorrei parlare di quel ragazzo che...hai capito,vero?
- Quello che ha detto che "Uomini e Donne" è una grande filosofia di vita?
- NO, il suo amico! Ha detto che forse si è innamorato, e...ma io sono confusa...
- Bah, certo che gira con certi elementi...Pensa piuttosto a quel bravo ragazzino, sai a chi mi riferisco?
- Nooo! Quello non mi avrà maiii! Mamma, è una noia mortale! Sai come lo chiamano a scuola, vero? No che non lo sai, altrimenti non me l'avresti neppure proposto...
- Come lo chiamano, sentiamo.
- "Alito di Tombino". Per forza, si ingozza di merendine andate a male, non si lava...
- Mhh...Beh, amore, fai come vuoi, ma ti prego non buttarti col primo che ti fa gli occhi dolci o se ne esce con promesse di matrimonio. Prima studiali, gli uomini.
- Ma io non sono innamorata...però una mia amica è incinta di due settimane e io...ho un po' paura, se poi la "prima volta" succede così anche a me???
- Amore, ti va di parlare un po' con la tua mamma, noi due sole? Abbiamo tante cose da dirci...
- Mh, Okay. Non dire niente a babbo, però!
- Niente. Promesso.
Io e te complici, sghignazzanti, come adesso che mi guardi mentre ti cambio il pannolone e sai già cosa voglio dirti, e io pure leggo nei tuoi pensieri con un'occhiata veloce. Quanto vorrei poter diventare la tua confidente, un giorno...Io che non giudicherò, non criticherò, non ti condannerò, ma cercherò sempre di ASCOLTARTI e farti da guida nelle decisioni della vita. Mi sdraierò accanto a te, ti abbraccerò e, mentre tu ti sfogherai aprendomi il tuo cuore, mi torneranno in mente le cotte adolescenziali, i baci sognati, idealizzati, cantati, ricevuti senza preavviso, le lotte tra ragione e sentimento, le dichiarazioni d'amore goffe, le telefonate attese per ore, i tuffi al cuore, le prime gite con la scuola, i messaggini sul telefonino, gli "squillini" per dire "ti penso" nel cuore della notte...
Io e te, amiche senza pregiudizi, senza barriere. Promesso? Promesso.
Nella migliore delle ipotesi, invece, ti immagino sedicenne, sdraiata sul letto a pancia in giù, intenta a fare la lezione. Busso alla porta, mi dici di entrare, e ti vedo, i lunghi capelli setosi sciolti sulle spalle, gli occhi intensi e scuri, il viso tondo e rosato, lo stesso di adesso.
- Non si fanno i compiti con la musica accesa, quante volte te l'avrò detto??
- Mamma! E piantala! Sei stata giovane anche tu!
- Beh, anche adesso mica sono vec... (la parola mi muore in bocca)
- Sì, vabbè, non sei ancora da buttare. Mamma, poi...ti vorrei parlare di quel ragazzo che...hai capito,vero?
- Quello che ha detto che "Uomini e Donne" è una grande filosofia di vita?
- NO, il suo amico! Ha detto che forse si è innamorato, e...ma io sono confusa...
- Bah, certo che gira con certi elementi...Pensa piuttosto a quel bravo ragazzino, sai a chi mi riferisco?
- Nooo! Quello non mi avrà maiii! Mamma, è una noia mortale! Sai come lo chiamano a scuola, vero? No che non lo sai, altrimenti non me l'avresti neppure proposto...
- Come lo chiamano, sentiamo.
- "Alito di Tombino". Per forza, si ingozza di merendine andate a male, non si lava...
- Mhh...Beh, amore, fai come vuoi, ma ti prego non buttarti col primo che ti fa gli occhi dolci o se ne esce con promesse di matrimonio. Prima studiali, gli uomini.
- Ma io non sono innamorata...però una mia amica è incinta di due settimane e io...ho un po' paura, se poi la "prima volta" succede così anche a me???
- Amore, ti va di parlare un po' con la tua mamma, noi due sole? Abbiamo tante cose da dirci...
- Mh, Okay. Non dire niente a babbo, però!
- Niente. Promesso.
Io e te complici, sghignazzanti, come adesso che mi guardi mentre ti cambio il pannolone e sai già cosa voglio dirti, e io pure leggo nei tuoi pensieri con un'occhiata veloce. Quanto vorrei poter diventare la tua confidente, un giorno...Io che non giudicherò, non criticherò, non ti condannerò, ma cercherò sempre di ASCOLTARTI e farti da guida nelle decisioni della vita. Mi sdraierò accanto a te, ti abbraccerò e, mentre tu ti sfogherai aprendomi il tuo cuore, mi torneranno in mente le cotte adolescenziali, i baci sognati, idealizzati, cantati, ricevuti senza preavviso, le lotte tra ragione e sentimento, le dichiarazioni d'amore goffe, le telefonate attese per ore, i tuffi al cuore, le prime gite con la scuola, i messaggini sul telefonino, gli "squillini" per dire "ti penso" nel cuore della notte...
Io e te, amiche senza pregiudizi, senza barriere. Promesso? Promesso.
mercoledì 1 febbraio 2012
Nonno Puma e la Patilogia
In quanto a preparazione in Patilogia (studio approfondito su usi e costumi della Pati), Nonno Puma è imbattibile. Come uno studente preparato alla perfezione su tutto il programma d'esame, ecco cosa sa fare:
1) Conosce a memoria la posizione esatta di ogni tuo giocattolo o utensile per pappa, bagnetto, cambio del pannolone, etc
2) Soddisfa ogni tua richiesta nel giro di un nanosecondo, decifrando senza problemi il patese (sottodialetto della lingua urdu, affine all'hindi, comprensibile solo dopo un centinaio di giornate di studio)
3) E' perfettamente in grado di tracciare grafici esaustivi del tuo bioritmo giornaliero
4)Se interrogato sulle tue preferenze, risponde con sicurezza offrendo numerosi dettagli alla spiegazione
5) Sa tenere il conto esatto delle ore in cui avvengono le tue attività quotidiane
6) Si aggira per la casa con: palloncini attaccati al collo, cinque marionette di stoffa alle dita (una per ogni falange della mano) e, proprio oggi, l'ho trovato con la maschera di stoffa di Hello Kitty in testa.
- Babbo, aspetti qualcuno qua a casa?
- Non che io sappia, perché? (con voce infantile, mentre tu lo guardi ridendo di gusto e lui non capisce perché, ma la cosa lo lusinga ugualmente)
- Hai Hello Kitty in testa.
- Che?
- Hai la maschera di Hello Kitty sulla testa. Te l'ho detto perché, se viene qualcuno, magari...non so se è il caso di presentarsi così...giusto?
- Guarda la muccaaaaa! Muuuuuu! E ora arriva il cavallino! Clop, clop, clop! (sempre al tuo indirizzo, senza neppure calcolarmi)
- Va bene, come non detto. Speriamo non arrivi nessuno.
La Patilogia e il patese prevedono molte ore di studio al giorno e, come uno studente che ha passato troppe ore sui libri, nonno Puma arriva alla sera usurato, ma felice.
1) Conosce a memoria la posizione esatta di ogni tuo giocattolo o utensile per pappa, bagnetto, cambio del pannolone, etc
2) Soddisfa ogni tua richiesta nel giro di un nanosecondo, decifrando senza problemi il patese (sottodialetto della lingua urdu, affine all'hindi, comprensibile solo dopo un centinaio di giornate di studio)
3) E' perfettamente in grado di tracciare grafici esaustivi del tuo bioritmo giornaliero
4)Se interrogato sulle tue preferenze, risponde con sicurezza offrendo numerosi dettagli alla spiegazione
5) Sa tenere il conto esatto delle ore in cui avvengono le tue attività quotidiane
6) Si aggira per la casa con: palloncini attaccati al collo, cinque marionette di stoffa alle dita (una per ogni falange della mano) e, proprio oggi, l'ho trovato con la maschera di stoffa di Hello Kitty in testa.
- Babbo, aspetti qualcuno qua a casa?
- Non che io sappia, perché? (con voce infantile, mentre tu lo guardi ridendo di gusto e lui non capisce perché, ma la cosa lo lusinga ugualmente)
- Hai Hello Kitty in testa.
- Che?
- Hai la maschera di Hello Kitty sulla testa. Te l'ho detto perché, se viene qualcuno, magari...non so se è il caso di presentarsi così...giusto?
- Guarda la muccaaaaa! Muuuuuu! E ora arriva il cavallino! Clop, clop, clop! (sempre al tuo indirizzo, senza neppure calcolarmi)
- Va bene, come non detto. Speriamo non arrivi nessuno.
La Patilogia e il patese prevedono molte ore di studio al giorno e, come uno studente che ha passato troppe ore sui libri, nonno Puma arriva alla sera usurato, ma felice.
sabato 28 gennaio 2012
Un Carnevale di tanti anni fa...
C'era una volta una bambina di sette anni sottile come un grissino, i capelli castani lisci lunghi fino al sedere e un paio di enormi occhiali rosa con lenti spesse come il fondo di un bicchiere.
Una domenica pomeriggio, la piccola spilungona convinse suo padre a portarla alla festa di Carnevale che si teneva ogni anno, puntualmente, in una frazione della loro città.
- Dai, babbino, ci sono tantissimi bambini in maschera, mi hanno raccontato a scuola che è una festa divertentissima! Ho già deciso che, se mi porti, mi vesto da Principessa delle Nevi, sai il costume che ho indossato per la festa di classe martedì??
- D'accordo, Minzi (questo il buffo soprannome della bambina). Preparati pure che ti porto.
La bambina, raggiante, schioccò un bacio sulla guancia del padre e corse a cambiarsi. In un quarto d'ora, era pronta. Scese le scale e, facendo una giravolta su sé stessa, si mostrò ai genitori.
- Quanto trucco ti sei data sugli occhi!?! - esclamò il padre.
- Dai, è Carnevale! - intervenne la mamma, gettando un'occhiata di ammirazione a sua figlia.
- Mh, va bene. Andiamo.
In breve arrivarono alla festa e il padre, tenendo saldamente per il braccio la sua bambina, si fece spazio tra il groviglio di persone urlanti; la strada era gremita di gente, c'erano tantissimi bambini accompagnati dai genitori e ogni bimbo aveva una maschera diversa.
- Guarda, un carro! - esclamò la bambina.
- Secondo me qui c'è troppo caos - bofonchiò il padre scuotendo la testa - e qualcuno finirà per beccarsi una gomitata nelle costole o qualche scherzo stupido. Siamo appiccicati come le sardine!
In quell'istante, li raggiunse un marmocchio vestito da Gabibbo e, cogliendo la bambina alla sprovvista, le schizzò tutto il vestito di schiuma spray, infierendo infine sui lunghi capelli.
- AHHHHH!! I miei capelli! Forse ho anche della schiuma in un occhio! - strillò la bambina portandosi le mani al viso.
- Cosa ti dicevo poco fa? C'è sempre qualche mascalzone che deve divertirsi a rompere le scatole alla gente! Ma io mi domando...chi sono i suoi genitori??
Il padre, incavolato, tirò la figlia per un braccio e si spostò verso il bordo della strada.
Il piccolo delinquente vestito da Gabibbo montò sul carro urlando e ridendo sguaiatamente come se avesse appena vinto al Superenalotto.
Questa è la storia di come tuo padre, un piccolo Gabibbo rompiscatole, ha conosciuto tua madre, una dolce ed elegante Principessa delle Nevi. In quell'occasione, però, tua madre non ha potuto vedere in volto colui che sarebbe poi diventato il suo sposo, né tuo padre ha potuto riconoscere la sua futura moglie.
E allora, ti chiederai, come faccio a sapere se era davvero babbo, quel bambino dispettoso?
E qui occorre una nuova digressione...
Carnevale 2005. Due innamorati al primo anno di fidanzamento escono a cena fuori.
- E anche quest'anno è arrivato il Carnevale...- sorride lui, guardando negli occhi la sua amata.
- Già. Mi ricordo quando ero bambina, che andavo alla festa del paese...Un anno mi vestii da Principessa delle Nevi, e trovai un bimbo cretino che mi schizzò di schiuma spray il vestito e tutti i capelli...
- Oh.
- Era vestito da Gabibbo, mi ricordo. Un tale deficiente...
- Hahahhahahaha!!!! Ihihihihi!
- Che c'è da ridere così?
- Rido perché adesso con quel deficiente ci sei fidanzata da un anno! Hahahahaha!
- Non vorrai dirmi che...che...NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!
E qui finisce la seconda digressione.
Morale della favola: ci si conosce odiandoci, ci si ritrova amandoci. :)
Una domenica pomeriggio, la piccola spilungona convinse suo padre a portarla alla festa di Carnevale che si teneva ogni anno, puntualmente, in una frazione della loro città.
- Dai, babbino, ci sono tantissimi bambini in maschera, mi hanno raccontato a scuola che è una festa divertentissima! Ho già deciso che, se mi porti, mi vesto da Principessa delle Nevi, sai il costume che ho indossato per la festa di classe martedì??
- D'accordo, Minzi (questo il buffo soprannome della bambina). Preparati pure che ti porto.
La bambina, raggiante, schioccò un bacio sulla guancia del padre e corse a cambiarsi. In un quarto d'ora, era pronta. Scese le scale e, facendo una giravolta su sé stessa, si mostrò ai genitori.
- Quanto trucco ti sei data sugli occhi!?! - esclamò il padre.
- Dai, è Carnevale! - intervenne la mamma, gettando un'occhiata di ammirazione a sua figlia.
- Mh, va bene. Andiamo.
In breve arrivarono alla festa e il padre, tenendo saldamente per il braccio la sua bambina, si fece spazio tra il groviglio di persone urlanti; la strada era gremita di gente, c'erano tantissimi bambini accompagnati dai genitori e ogni bimbo aveva una maschera diversa.
- Guarda, un carro! - esclamò la bambina.
- Secondo me qui c'è troppo caos - bofonchiò il padre scuotendo la testa - e qualcuno finirà per beccarsi una gomitata nelle costole o qualche scherzo stupido. Siamo appiccicati come le sardine!
In quell'istante, li raggiunse un marmocchio vestito da Gabibbo e, cogliendo la bambina alla sprovvista, le schizzò tutto il vestito di schiuma spray, infierendo infine sui lunghi capelli.
- AHHHHH!! I miei capelli! Forse ho anche della schiuma in un occhio! - strillò la bambina portandosi le mani al viso.
- Cosa ti dicevo poco fa? C'è sempre qualche mascalzone che deve divertirsi a rompere le scatole alla gente! Ma io mi domando...chi sono i suoi genitori??
Il padre, incavolato, tirò la figlia per un braccio e si spostò verso il bordo della strada.
Il piccolo delinquente vestito da Gabibbo montò sul carro urlando e ridendo sguaiatamente come se avesse appena vinto al Superenalotto.
E allora, ti chiederai, come faccio a sapere se era davvero babbo, quel bambino dispettoso?
E qui occorre una nuova digressione...
Carnevale 2005. Due innamorati al primo anno di fidanzamento escono a cena fuori.
- E anche quest'anno è arrivato il Carnevale...- sorride lui, guardando negli occhi la sua amata.
- Già. Mi ricordo quando ero bambina, che andavo alla festa del paese...Un anno mi vestii da Principessa delle Nevi, e trovai un bimbo cretino che mi schizzò di schiuma spray il vestito e tutti i capelli...
- Oh.
- Era vestito da Gabibbo, mi ricordo. Un tale deficiente...
- Hahahhahahaha!!!! Ihihihihi!
- Che c'è da ridere così?
- Rido perché adesso con quel deficiente ci sei fidanzata da un anno! Hahahahaha!
- Non vorrai dirmi che...che...NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!
E qui finisce la seconda digressione.
Morale della favola: ci si conosce odiandoci, ci si ritrova amandoci. :)
mercoledì 18 gennaio 2012
L'invasione di Hello Kitty
Prima di diventare madre la conoscevo solo per sentito dire e qualche rara volta la vedevo di sfuggita nei negozi di giocattoli per bambini o sulle magliette delle adolescenti.
Se per caso una ragazzina mi chiedeva, sognante "Conosci Hello Kitty??", io rispondevo, storcendo il naso "Ma chi, quella gatta senza bocca e con una testa larga e grossa come un televisore? No, l'ho vista due o tre volte, ma mi fa orrore".
Qualcuno mi aveva avvisata:
- Vedrai, vedrai quando nascerà la bambina! Quella gatta con un occhio a Genova e uno a Ravenna te la ritroverai OVUNQUE!
Ebbene, la profezia si è avverata: tu, mia figlia, hai appena spento la prima candelina e già sei una fan accanita di Hello Kitty. Tutto inizia una mattina, di fronte al cartone animato "Il teatrino delle fiabe di Hello Kitty", trasmesso da "Cartoonito". Colpo di fulmine: dopo il primo sguardo, già senti di amarla. La lovestory continua nel tempo, diventi sempre più Kitty-dipendente.
Per placare le tue ire, conoscendo il rapido effetto calmante che esercita su di te la "gatta senza bocca" ti abbiamo comprato, nell'ordine:
1) Costruzioni colorate per creare, a piacere, abitazioni per Hello Kitty (è inimmaginabile l'entusiasmo dei genitori mentre danno vita alla casa delle vacanze di Hello Kitty, una torre di cinque pezzi con l'immagine di un ananas da attaccare sulla porta)
2) DVD di Hello Kitty con le sue storie natalizie avvincenti quanto l'accoppiamento dei canarini su "National Geographic"
3) Pupazzo media grandezza con le sue sembianze
4) Pupazzo maxi più alto di te che faceva parte dell'allestimento di una cameretta del Mercatone Uno (la cassiera mi ha guardata subito con compassione quando sono arrivata con un pupazzo che a malapena stava dentro il carrello, ma se ha figlie femmine sono certa che non si sarà stupita più di tanto.)
5) Costume da Carnevale di Hello Kitty
Insomma, una vera e propria invasione.
Tuttavia, devo confessarti che anch'io sto cadendo poco a poco vittima della dolcezza di quella gatta dagli occhi distanti e spaventati. Del resto, per me, ciò che ami tu acquista immediatamente più fascino.
Se per caso una ragazzina mi chiedeva, sognante "Conosci Hello Kitty??", io rispondevo, storcendo il naso "Ma chi, quella gatta senza bocca e con una testa larga e grossa come un televisore? No, l'ho vista due o tre volte, ma mi fa orrore".
Qualcuno mi aveva avvisata:
- Vedrai, vedrai quando nascerà la bambina! Quella gatta con un occhio a Genova e uno a Ravenna te la ritroverai OVUNQUE!
Ebbene, la profezia si è avverata: tu, mia figlia, hai appena spento la prima candelina e già sei una fan accanita di Hello Kitty. Tutto inizia una mattina, di fronte al cartone animato "Il teatrino delle fiabe di Hello Kitty", trasmesso da "Cartoonito". Colpo di fulmine: dopo il primo sguardo, già senti di amarla. La lovestory continua nel tempo, diventi sempre più Kitty-dipendente.
Per placare le tue ire, conoscendo il rapido effetto calmante che esercita su di te la "gatta senza bocca" ti abbiamo comprato, nell'ordine:
1) Costruzioni colorate per creare, a piacere, abitazioni per Hello Kitty (è inimmaginabile l'entusiasmo dei genitori mentre danno vita alla casa delle vacanze di Hello Kitty, una torre di cinque pezzi con l'immagine di un ananas da attaccare sulla porta)
2) DVD di Hello Kitty con le sue storie natalizie avvincenti quanto l'accoppiamento dei canarini su "National Geographic"
3) Pupazzo media grandezza con le sue sembianze
4) Pupazzo maxi più alto di te che faceva parte dell'allestimento di una cameretta del Mercatone Uno (la cassiera mi ha guardata subito con compassione quando sono arrivata con un pupazzo che a malapena stava dentro il carrello, ma se ha figlie femmine sono certa che non si sarà stupita più di tanto.)
5) Costume da Carnevale di Hello Kitty
Insomma, una vera e propria invasione.
Tuttavia, devo confessarti che anch'io sto cadendo poco a poco vittima della dolcezza di quella gatta dagli occhi distanti e spaventati. Del resto, per me, ciò che ami tu acquista immediatamente più fascino.
domenica 8 gennaio 2012
Da dieci giorni...
Da dieci giorni sei di nuovo il caffè del mattino, le lenzuola sfatte, la tv accesa, l'odore della pioggia che mi accoglie non appena apro la porta per uscire, la luce che filtra titubante dalla finestra, il gatto insonnolito e pigro che mi guarda distrattamente dalla strada, lo scontrino della spesa accartocciato nella tasca, la fetta di pandoro sul tavolo di cucina, la calamita a forma di sole attaccata al frigorifero, il rumore dei passettini di nostra figlia, il silenzio della sera quando ci avvolge nel suo dolce torpore...
Da dieci giorni sei di nuovo tra di noi. Potrei essere banale, dire "E' stata dura", "Abbiamo passato un anno lontani...che eroi", ma è anche vero che la felicità si assapora meglio dopo un po' di lacrime e sacrificio, perciò bando alle lamentele e viva i lieto fine, anche se in ritardo, anche se anti-Mulino Bianco. Nel passato mi sei mancato, ti siamo mancate, certo, ma adesso siamo insieme ed è questo ciò che conta.
Bentornato, marito mio.
Da dieci giorni sei di nuovo tra di noi. Potrei essere banale, dire "E' stata dura", "Abbiamo passato un anno lontani...che eroi", ma è anche vero che la felicità si assapora meglio dopo un po' di lacrime e sacrificio, perciò bando alle lamentele e viva i lieto fine, anche se in ritardo, anche se anti-Mulino Bianco. Nel passato mi sei mancato, ti siamo mancate, certo, ma adesso siamo insieme ed è questo ciò che conta.
Bentornato, marito mio.
giovedì 15 dicembre 2011
Ah, la mamma
-...E quindi mi confermi che LUI era esattamente così?
- Proprio così. Due gocce d'acqua. Del resto, è suo padre, sangue del suo sangue.
- Ahà!! Finalmente è tutto chiaro. Grazie, a presto.
- Ciao.
Con un ghigno malefico riabbasso la cornetta. Mi sento improvvisamente Sherlock Holmes di fronte alla soluzione di un caso. La chiacchierata con la tua nonna paterna ha dato i suoi frutti. Ecco chi è, il "colpevole genetico" - già fortemente indiziato -: tuo padre!
Ma per spiegare il fenomeno dell'attaccamento morboso alla propria madre voglio portarti un esempio linguistico: gli inglesi usano un buffo idioma per designare la categoria dei bambini "mammoni":
"he-she's tied to mother's apron strings ("lacci del grembiule della mamma")", ovvero il nostro "è sempre attaccato alle gonnelle della mamma".
Niente di più vero. Io non indosso la gonna, né il grembiule, ma riesci ugualmente ad incollarti ai miei leggings e ad abbracciare forte i miei stivali con aria supplichevole, quasi a dirmi "Non andare, non lasciarmi sola, non fare come babbo che mi abbandona continuamente!".
Povero babbo, se avesse le ali volerebbe ogni giorno fin qua per farti compagnia, ma tu sei ancora troppo piccola per capirlo e quindi credi che parta perché VUOLE, non perché DEVE.
Il tuo fortissimo attaccamento nei miei confronti mi costringe a portarti sempre con me, a non voltare mai l'angolo senza averti prima presa in braccio. Bellissimo, sì, ma anche molto faticoso.
Forse è una fase della tua vita legata alla paura dell'abbandono, sulle riviste psicologi infantili e puericultrici dicono che basta un oggetto detto "di transizione" per calmare un bambino, ma neppure il più bel pupazzo o il più morbido orsacchiotto riescono a placare la tua "fame" di mamma, e io devo esserci. Sempre.
- Proprio così. Due gocce d'acqua. Del resto, è suo padre, sangue del suo sangue.
- Ahà!! Finalmente è tutto chiaro. Grazie, a presto.
- Ciao.
Con un ghigno malefico riabbasso la cornetta. Mi sento improvvisamente Sherlock Holmes di fronte alla soluzione di un caso. La chiacchierata con la tua nonna paterna ha dato i suoi frutti. Ecco chi è, il "colpevole genetico" - già fortemente indiziato -: tuo padre!
Ma per spiegare il fenomeno dell'attaccamento morboso alla propria madre voglio portarti un esempio linguistico: gli inglesi usano un buffo idioma per designare la categoria dei bambini "mammoni":
"he-she's tied to mother's apron strings ("lacci del grembiule della mamma")", ovvero il nostro "è sempre attaccato alle gonnelle della mamma".
Niente di più vero. Io non indosso la gonna, né il grembiule, ma riesci ugualmente ad incollarti ai miei leggings e ad abbracciare forte i miei stivali con aria supplichevole, quasi a dirmi "Non andare, non lasciarmi sola, non fare come babbo che mi abbandona continuamente!".
Povero babbo, se avesse le ali volerebbe ogni giorno fin qua per farti compagnia, ma tu sei ancora troppo piccola per capirlo e quindi credi che parta perché VUOLE, non perché DEVE.
Il tuo fortissimo attaccamento nei miei confronti mi costringe a portarti sempre con me, a non voltare mai l'angolo senza averti prima presa in braccio. Bellissimo, sì, ma anche molto faticoso.
Forse è una fase della tua vita legata alla paura dell'abbandono, sulle riviste psicologi infantili e puericultrici dicono che basta un oggetto detto "di transizione" per calmare un bambino, ma neppure il più bel pupazzo o il più morbido orsacchiotto riescono a placare la tua "fame" di mamma, e io devo esserci. Sempre.
sabato 10 dicembre 2011
Tutto quello che una futura mamma deve sapere
Un giorno, forse, sarai mamma anche tu e io, fiera, farò sedere sulle ginocchia i tuoi splendidi pargoletti che mi terranno in ostaggio per pomeriggi interi estorcendomi confessioni del tipo "Io e vostro nonno ci siamo conosciuti d'estate, durante una festa in paese", "I vostri bisnonni erano letteralmente impazziti d'amore per vostra madre", "Vostra madre era una peste da piccola, l'avreste mai pensato??".
Ricorda, però, che il mestiere di madre non è facile, presenta i suoi problemi. Per questo voglio lasciare, a te e ai lettori di questo blog, un piccolo manuale di "manutenzione" della prole:
1) I primi giorni ti sentirai spaesata, avrai paura persino a prendere in braccio il nuovo nato. Ti sentirai stupida, ma non potrai fare a meno di pensare: "Se lo stringo a me, si romperà?".
2) Dal concepimento del piccolo la tua dimensione di "singolo essere umano" è finita, sei stata per nove mesi un marsupiale (o una matrioska, la sostanza non cambia) e lo sarai per altri X anni, finché non deciderà di non essere più preso in braccio.
3) Sottovaluterai la sua capacità di comprendere un discorso, ma te ne pentirai non appena vedrai che in realtà ha capito tutto e ha assunto l'aria di chi prende appunti e fa le sue considerazioni. Inutile pensare "Ha tre mesi, cosa vuoi che capisca". Capisce, capisce. Fidati.
4) Se ti atteggi a madre severa e risoluta quando la tua vera natura è quella di una mammoletta che cede alla prima occhiata supplichevole...è finita. Il piccolo avverte che stai fingendo e perdi credibilità. Quando ti imponi, devi essere convinta di ciò che fai. Grida esagerate o minacce di punizioni mai applicate non servono a niente, se non a crearti una pessima reputazione ai suoi occhi.
5) Il legame affettivo è importante: alimentalo giorno per giorno passando molto tempo col pargolo, facendogli molte coccole, parlandogli molto, ma soprattutto ascoltandolo. Se la madre ripeterà i suoi "gné-gné", lui parlerà presto. Forse, alla base di questo fenomeno, c'è un senso maggiore di sicurezza, ovvero il piccolo si sente importante, sa che la mamma apprezza e condivide i suoi primi tentativi di linguaggio e questo lo porta a tentarci più spesso.
6) Dormici assieme, almeno qualche volta: la tua presenza lo rassicura.
7) Anche se ti costa fatica, non ne hai voglia o, peggio ancora, detesti i divertimenti per piccoli, torna per un attimo bambina e gioca con il tuo "cucciolo". La complicità sarà massima, come pure la sua gioia.
8) Lo ami? Lo vuoi rendere felice? Non forzarlo. E' ancora piccolo per portare sulle spalle il peso della cultura.
9) Digli che per te è il centro del mondo. Dillo guardandolo negli occhi: i bambini intuiscono immediatamente la forza di un sentimento.
Ricorda, però, che il mestiere di madre non è facile, presenta i suoi problemi. Per questo voglio lasciare, a te e ai lettori di questo blog, un piccolo manuale di "manutenzione" della prole:
1) I primi giorni ti sentirai spaesata, avrai paura persino a prendere in braccio il nuovo nato. Ti sentirai stupida, ma non potrai fare a meno di pensare: "Se lo stringo a me, si romperà?".
2) Dal concepimento del piccolo la tua dimensione di "singolo essere umano" è finita, sei stata per nove mesi un marsupiale (o una matrioska, la sostanza non cambia) e lo sarai per altri X anni, finché non deciderà di non essere più preso in braccio.
3) Sottovaluterai la sua capacità di comprendere un discorso, ma te ne pentirai non appena vedrai che in realtà ha capito tutto e ha assunto l'aria di chi prende appunti e fa le sue considerazioni. Inutile pensare "Ha tre mesi, cosa vuoi che capisca". Capisce, capisce. Fidati.
4) Se ti atteggi a madre severa e risoluta quando la tua vera natura è quella di una mammoletta che cede alla prima occhiata supplichevole...è finita. Il piccolo avverte che stai fingendo e perdi credibilità. Quando ti imponi, devi essere convinta di ciò che fai. Grida esagerate o minacce di punizioni mai applicate non servono a niente, se non a crearti una pessima reputazione ai suoi occhi.
5) Il legame affettivo è importante: alimentalo giorno per giorno passando molto tempo col pargolo, facendogli molte coccole, parlandogli molto, ma soprattutto ascoltandolo. Se la madre ripeterà i suoi "gné-gné", lui parlerà presto. Forse, alla base di questo fenomeno, c'è un senso maggiore di sicurezza, ovvero il piccolo si sente importante, sa che la mamma apprezza e condivide i suoi primi tentativi di linguaggio e questo lo porta a tentarci più spesso.
6) Dormici assieme, almeno qualche volta: la tua presenza lo rassicura.
7) Anche se ti costa fatica, non ne hai voglia o, peggio ancora, detesti i divertimenti per piccoli, torna per un attimo bambina e gioca con il tuo "cucciolo". La complicità sarà massima, come pure la sua gioia.
8) Lo ami? Lo vuoi rendere felice? Non forzarlo. E' ancora piccolo per portare sulle spalle il peso della cultura.
9) Digli che per te è il centro del mondo. Dillo guardandolo negli occhi: i bambini intuiscono immediatamente la forza di un sentimento.
lunedì 28 novembre 2011
Tuo padre
Stavolta tuo padre starà con noi quindici giorni. Q-u-i-n-d-i-c-i.
Devo ancora abituarmi all'idea, dato che l'ultima volta che è potuto stare così tanto tempo insieme alla sua famiglia risale ad agosto.
Presente, premuroso, affettuoso, devoto: questo è tuo padre. Sei la sua dea, sin da quando eri un feto lui mi accarezzava la pancia e ti parlava, mormorandoti frasi buffe come "Presto ti conoscerò, birbantella", "Senti come scalci, sei proprio un terremoto!", "Chissà cosa provi a stare lì dentro, poverina...", "Uhh, ora ti prendo un piedino!", ma anche dolci e romantiche tipo "Presto scoprirò chi è l'altra donna che mi ha fatto innamorare", "Dovrei avere paura, dicono che un figlio è un amore troppo grande, ma io voglio vederti al più presto" e tante, tante altre cosette tenere che già facevano intuire che, un giorno, gli avresti sconvolto la vita. Infatti, c.v.d, da quella mattina di gennaio è un uomo trasfigurato, quando torna a casa esige che tu dorma con noi nel lettone ogni notte e se abbozzi minimamente un broncio insoddisfatto o deluso si arrovella per capire il perché e finché non ti ha strappato un sorriso non si sente in pace con se stesso.
Quando ti aspettavo e fantasticavo sul momento della pappa, spesso gli dicevo "Ai bambini piace mangiare mentre qualcuno li intrattiene facendo aeroplanini col cucchiaio, facce buffe, vocine infantili..." e lui, incrociando le braccia sul petto, ogni volta mi interrompeva esclamando "Non se ne parla nemmeno! Io non mi metterò MAI a fare gli aeroplanini col cucchiaio e a creare stupide scenette! Non farò il pagliaccio per nessuno!". Durante il difficile periodo dello svezzamento, quando i tuoi strilli perforavano i timpani a tutti e ti dibattevi sul seggiolone come se ti avessero messa sopra un letto di rovi, si convinse che, in fondo, un aeroplanino di pappa non ha mai ammazzato nessuno, e così diventò in breve l'intrattenitore più coinvolgente di tutta la casa, e ancora oggi il "mago" degli aeroplanini con il cucchiaio e delle letture dei librini sonori è proprio lui, il tuo caro babbino, che tra l'altro adesso ADORA fare il pagliaccio per farti divertire.
Un po' la storia di nonno Puma che, un giorno, guardando serio il mio pancione, sentenziò:
- Io ho già dato, come nonno, non chiedetemi niente, lasciatemi stare quando nascerà quella bambina.
Ebbene, dopo la tua nascita è letteralmente ammattito, non può stare più di qualche ora senza vederti e "fare il nonno" è la sua soddisfazione maggiore.
Ma torniamo a babbo: io, te e lui insieme è un momento di rara beatitudine da quando il lavoro l'ha portato lontano. Adesso però, chiudiamo gli occhi e assaporiamo queste due settimane, poi ci sarà una piccola pausa di qualche giorno e tu probabilmente ti infurierai e griderai a gran voce "babbo", piangerai, ti farai prendere in braccio e schiaccerai il nasino contro il vetro della finestra per guardare il babbo andar via ancora un'ultima volta, ma...ricordati: babbo Ale sta per tornare da te, mancano poche settimane, e quel giorno il biglietto del treno sarà uno:
SOLA ANDATA.
Devo ancora abituarmi all'idea, dato che l'ultima volta che è potuto stare così tanto tempo insieme alla sua famiglia risale ad agosto.
Presente, premuroso, affettuoso, devoto: questo è tuo padre. Sei la sua dea, sin da quando eri un feto lui mi accarezzava la pancia e ti parlava, mormorandoti frasi buffe come "Presto ti conoscerò, birbantella", "Senti come scalci, sei proprio un terremoto!", "Chissà cosa provi a stare lì dentro, poverina...", "Uhh, ora ti prendo un piedino!", ma anche dolci e romantiche tipo "Presto scoprirò chi è l'altra donna che mi ha fatto innamorare", "Dovrei avere paura, dicono che un figlio è un amore troppo grande, ma io voglio vederti al più presto" e tante, tante altre cosette tenere che già facevano intuire che, un giorno, gli avresti sconvolto la vita. Infatti, c.v.d, da quella mattina di gennaio è un uomo trasfigurato, quando torna a casa esige che tu dorma con noi nel lettone ogni notte e se abbozzi minimamente un broncio insoddisfatto o deluso si arrovella per capire il perché e finché non ti ha strappato un sorriso non si sente in pace con se stesso.
Quando ti aspettavo e fantasticavo sul momento della pappa, spesso gli dicevo "Ai bambini piace mangiare mentre qualcuno li intrattiene facendo aeroplanini col cucchiaio, facce buffe, vocine infantili..." e lui, incrociando le braccia sul petto, ogni volta mi interrompeva esclamando "Non se ne parla nemmeno! Io non mi metterò MAI a fare gli aeroplanini col cucchiaio e a creare stupide scenette! Non farò il pagliaccio per nessuno!". Durante il difficile periodo dello svezzamento, quando i tuoi strilli perforavano i timpani a tutti e ti dibattevi sul seggiolone come se ti avessero messa sopra un letto di rovi, si convinse che, in fondo, un aeroplanino di pappa non ha mai ammazzato nessuno, e così diventò in breve l'intrattenitore più coinvolgente di tutta la casa, e ancora oggi il "mago" degli aeroplanini con il cucchiaio e delle letture dei librini sonori è proprio lui, il tuo caro babbino, che tra l'altro adesso ADORA fare il pagliaccio per farti divertire.
Un po' la storia di nonno Puma che, un giorno, guardando serio il mio pancione, sentenziò:
- Io ho già dato, come nonno, non chiedetemi niente, lasciatemi stare quando nascerà quella bambina.
Ebbene, dopo la tua nascita è letteralmente ammattito, non può stare più di qualche ora senza vederti e "fare il nonno" è la sua soddisfazione maggiore.
Ma torniamo a babbo: io, te e lui insieme è un momento di rara beatitudine da quando il lavoro l'ha portato lontano. Adesso però, chiudiamo gli occhi e assaporiamo queste due settimane, poi ci sarà una piccola pausa di qualche giorno e tu probabilmente ti infurierai e griderai a gran voce "babbo", piangerai, ti farai prendere in braccio e schiaccerai il nasino contro il vetro della finestra per guardare il babbo andar via ancora un'ultima volta, ma...ricordati: babbo Ale sta per tornare da te, mancano poche settimane, e quel giorno il biglietto del treno sarà uno:
SOLA ANDATA.
giovedì 17 novembre 2011
Assente all'appello
Momento del risveglio, ore nove circa.
A passi felpati, arriva nonno Puma, gravido di impazienza, intonando il suo inconfondibile "Eccola, la mia!".
- Dov'è nonno?? - ti chiede a bruciapelo, sorridendo.
Tu, sapendo bene di emozionarlo tantissimo, lo indichi sorniona.
- E mamma? Dov'è mamma? - chiede nonna Laura, che è sopraggiunta nel frattempo salendo le scale nella sua maniera rumorosa e frenetica.
Tu, per tutta risposta, mi indichi sfoggiando un gran sorriso.
Gongolante, sono io adesso a volerti fare una domanda:
- E babbo? Dov'è babbo??
Tu stavolta non sorridi, ti guardi intorno e infine scuoti la testa allargando le braccia in segno di rassegnazione.
Cominci a capire fin troppo bene tante cose. Questo, per certi versi, un po' mi dispiace, perché temo che tu, come me, senta troppo la mancanza di quel caro babbino che ti ama da impazzire e che, ogni volta che deve ripartire, lo fa lasciando scendere qualche lacrima.
Tranquilla piccola mia, presto saremo di nuovo con lui, e non ci sarà più quel treno che ogni lunedì mattina lo inghiotte per portarlo lontano...
A passi felpati, arriva nonno Puma, gravido di impazienza, intonando il suo inconfondibile "Eccola, la mia!".
- Dov'è nonno?? - ti chiede a bruciapelo, sorridendo.
Tu, sapendo bene di emozionarlo tantissimo, lo indichi sorniona.
- E mamma? Dov'è mamma? - chiede nonna Laura, che è sopraggiunta nel frattempo salendo le scale nella sua maniera rumorosa e frenetica.
Tu, per tutta risposta, mi indichi sfoggiando un gran sorriso.
Gongolante, sono io adesso a volerti fare una domanda:
- E babbo? Dov'è babbo??
Tu stavolta non sorridi, ti guardi intorno e infine scuoti la testa allargando le braccia in segno di rassegnazione.
Cominci a capire fin troppo bene tante cose. Questo, per certi versi, un po' mi dispiace, perché temo che tu, come me, senta troppo la mancanza di quel caro babbino che ti ama da impazzire e che, ogni volta che deve ripartire, lo fa lasciando scendere qualche lacrima.
Tranquilla piccola mia, presto saremo di nuovo con lui, e non ci sarà più quel treno che ogni lunedì mattina lo inghiotte per portarlo lontano...
mercoledì 16 novembre 2011
I baci solo a me!
- Vedi amore, lei è TUA mamma, ma per me è MIA figlia, come te lo sei per lei. Quindi, io sono SUA mamma...
In un impeto di tenerezza, nonna Laura si avvicina a me e mi dà un bacino. Tu, divertita, batti le manine e ridacchi emettendo un buffo gorgoglìo. Nonna mi dà un altro bacino, e stavolta però noto che la cosa ti diverte meno. Al terzo bacino sei decisamente nervosa, grugnisci e aggrotti le sopracciglia guardando verso il basso.
Onde evitare che tu ti ingelosisca troppo, ti schiocco anch'io un bacino sulla guancia, poi decido di dare dimostrazione dell'affetto che nutro per tua nonna, e mi avvicino dicendo:
- Aspetta, guarda, anch'io do un bacino alla MIA mamma...
Credo che il messaggio fosse piuttosto chiaro: "I baci di mamma io non li divido con nessun altro!"
In un impeto di tenerezza, nonna Laura si avvicina a me e mi dà un bacino. Tu, divertita, batti le manine e ridacchi emettendo un buffo gorgoglìo. Nonna mi dà un altro bacino, e stavolta però noto che la cosa ti diverte meno. Al terzo bacino sei decisamente nervosa, grugnisci e aggrotti le sopracciglia guardando verso il basso.
Onde evitare che tu ti ingelosisca troppo, ti schiocco anch'io un bacino sulla guancia, poi decido di dare dimostrazione dell'affetto che nutro per tua nonna, e mi avvicino dicendo:
- Aspetta, guarda, anch'io do un bacino alla MIA mamma...
Smack!
Inorridita, fissi me, fissi tua nonna, bofonchi un'accozzaglia incomprensibile di suoni e scuoti la testa più volte.Credo che il messaggio fosse piuttosto chiaro: "I baci di mamma io non li divido con nessun altro!"
giovedì 27 ottobre 2011
Il valore dei sogni
Oggi la maggior parte delle persone vanno talmente troppo di fretta che non si soffermano neppure più a pensare, a creare, a sognare. L'arte è vita, l'inventiva è la nostra linfa vitale. Mi auguro che tu possa diventare fantasiosa, creativa, sognatrice, senza cedere alla pressa del cinismo, della razionalità tout court. Cosa saremmo senza i nostri sogni, i nostri giardini segreti, le nostre oasi nascoste dove sostiamo a dissetarci dopo una delusione? Cosa c'è di più bello di poter scrivere una canzone, una poesia, mentre fuori il mondo corre a duecento all'ora e noi in silenzio, nella nostra camera, tingiamo di colori e di speranza un foglio di carta, oppure registriamo i nostri pensieri tamburellando le dita sulla tastiera del nostro computer?
Oggigiorno la parola d'ordine è "velocità". Si fa tutto di corsa, senza riprendere fiato, rischiando di inciampare, ma l'importante è correre, superare gli altri, come se la vita fosse una gara ad ostacoli.
Non voglio che tu diventi una tartaruga che si fa passare avanti da tutti, questo no, ma sarei ben felice se tu imparassi a lasciarti sciogliere in bocca la vita piuttosto che prenderla a morsi senza sentirne neppure il sapore.
Questo è quello che mi auguro per te, amore mio.
Oggigiorno la parola d'ordine è "velocità". Si fa tutto di corsa, senza riprendere fiato, rischiando di inciampare, ma l'importante è correre, superare gli altri, come se la vita fosse una gara ad ostacoli.
Non voglio che tu diventi una tartaruga che si fa passare avanti da tutti, questo no, ma sarei ben felice se tu imparassi a lasciarti sciogliere in bocca la vita piuttosto che prenderla a morsi senza sentirne neppure il sapore.
Questo è quello che mi auguro per te, amore mio.
"Mamma" si può dire in sette modi diversi
Da più di due settimane non fai che ripetere "mamma". Il tuo "mamma" sembra il vocabolo di una lingua tonale, da quante sfumature prende a seconda dell'intonazione che usi. Ecco le principali:
1) "Maaaaaaaaaaammaaaa..." (tono da suocerina acida, risentito, le "a" superano le "m", intonazione decisamente verso l'alto ) = "Vienimi a prendere, qua non ci voglio più stare/questo non lo voglio più fare/!"
2) "Ma-ma-ma-ma" (intonazione verso il basso, ridendo divertita) = "Quanto sei divertente, mamma!"
3) "Mamma?" (tono interrogativo, secco) = "Beh? Non mi fai mangiare/bere/giocare-?"
4) "Maaammmmmmmmmaaa..." (tono caldo, pieno di pathos, le "m" - pronunciate in modo morbido e avvolgente - superano di gran lunga le "a") = "Vorrei poterti dire che ti voglio un mondo di bene"
5) "Ma-a-ma-a-ma-a" (pronuncia sincopata) = "Sono disperata, odio troppo il fatto di dovermi far cambiare il pannolone, lo puoi fare in un altro momento così mi dai il tempo di prepararmi psicologicamente?"
6) "Mam? Mam? Mam?" (forma interrogativa troncata) = "Ti richiamo alla mia attenzione"
7) "Maaaaaaaam" (forma esclamativa troncata, tipica delle prime ore del mattino) = "Sono appena sveglia e quindi non ho molta voglia di dire per intero le parole, ma tanto tu mi capisci lo stesso...Buongiorno!"
Il mio "mamma" preferito, si capisce, è il numero quattro. Oggi, poi, hai fatto una cosa che mi ha provocato i classici lucciconi agli occhi: dopo aver detto il tuo "mamma" numero quattro per ben tre volte di fila e con intensità crescente, tua nonna ti ha chiesto: "Cosa significa la mamma per te?" e tu, senza batter ciglio, hai schioccato la lingua dandomi un bacino da lontano e poi hai allargato le braccia per stringermi. Un'emozione che mi ha mozzato il fiato e mi ha lasciato stordita per tutta la giornata.
1) "Maaaaaaaaaaammaaaa..." (tono da suocerina acida, risentito, le "a" superano le "m", intonazione decisamente verso l'alto ) = "Vienimi a prendere, qua non ci voglio più stare/questo non lo voglio più fare/!"
2) "Ma-ma-ma-ma" (intonazione verso il basso, ridendo divertita) = "Quanto sei divertente, mamma!"
3) "Mamma?" (tono interrogativo, secco) = "Beh? Non mi fai mangiare/bere/giocare-?"
4) "Maaammmmmmmmmaaa..." (tono caldo, pieno di pathos, le "m" - pronunciate in modo morbido e avvolgente - superano di gran lunga le "a") = "Vorrei poterti dire che ti voglio un mondo di bene"
5) "Ma-a-ma-a-ma-a" (pronuncia sincopata) = "Sono disperata, odio troppo il fatto di dovermi far cambiare il pannolone, lo puoi fare in un altro momento così mi dai il tempo di prepararmi psicologicamente?"
6) "Mam? Mam? Mam?" (forma interrogativa troncata) = "Ti richiamo alla mia attenzione"
7) "Maaaaaaaam" (forma esclamativa troncata, tipica delle prime ore del mattino) = "Sono appena sveglia e quindi non ho molta voglia di dire per intero le parole, ma tanto tu mi capisci lo stesso...Buongiorno!"
Il mio "mamma" preferito, si capisce, è il numero quattro. Oggi, poi, hai fatto una cosa che mi ha provocato i classici lucciconi agli occhi: dopo aver detto il tuo "mamma" numero quattro per ben tre volte di fila e con intensità crescente, tua nonna ti ha chiesto: "Cosa significa la mamma per te?" e tu, senza batter ciglio, hai schioccato la lingua dandomi un bacino da lontano e poi hai allargato le braccia per stringermi. Un'emozione che mi ha mozzato il fiato e mi ha lasciato stordita per tutta la giornata.
martedì 25 ottobre 2011
Gioie della maternità
Non c'è cosa più bella di:
1) Vederti stiracchiare al mattino come un micetto mentre mi cerchi con lo sguardo e vorresti dirmi "Uah, che bella dormita mi sono fatta! Ora però coccoliamoci".
2) Sapere che, se mi sposto un attimo in un'altra stanza, tu mi aspetti fiduciosa e, al mio ritorno, mi accogli con le braccia aperte e un gran sorriso estasiato.
3) Sentirti miagolare "mamma" quando ti prendo tra le braccia e ti ricopro di baci.
4) Dormire abbracciata al tuo corpicino profumato e sentire le tue guance soffici che sfregano il mio collo.
5) Prepararti la pappa mentre tu mi osservi rapita e probabilmente pensi "Quante cose nuove posso imparare, ogni giorno che passa!"
6) Comprarti un gioco e capire, dai tuoi gridolini, che ho "colpito nel segno".
7) Insegnarti i nomi dei colori e degli animali in inglese e notare che anche a te, come a me, piace la meravigliosa lingua di Albione.
8) Farti ascoltare la musica e vedere che balli e canticchi con grande disinvoltura.
9) Cantare per te e scoprire che sei la mia fan più sfegatata.
10) Guardarti mentre ti diverti un sacco aggrappata al tuo cavallino a dondolo.
11) Ripensare al momento in cui sei nata e commentare, tra me e me "Sembra ieri, eppure..."
12) Riguardare le tue vecchie foto e confrontarle con il presente, concludendo che un bambino cambia di mese in mese in modo sorprendente.
13) Farti sentire il sapore di una cosa che non avevi mai mangiato prima e notare che schiocchi la lingua con grande compiacimento.
14) Rileggere i diari della gravidanza e sorridere pensando che adesso quel fagiolino è una birbantella con le codine e le scarpette per i primi passi.
15) Vedere che in famiglia hai riportato il sorriso anche a chi credeva di non poter ritrovare più la felicità.
16) Sapere che il prossimo Natale sarà il più bello degli ultimi anni perché ci sarai tu a renderlo speciale.
Per questo e molto altro, grazie. Ti amo, piccina.
1) Vederti stiracchiare al mattino come un micetto mentre mi cerchi con lo sguardo e vorresti dirmi "Uah, che bella dormita mi sono fatta! Ora però coccoliamoci".
2) Sapere che, se mi sposto un attimo in un'altra stanza, tu mi aspetti fiduciosa e, al mio ritorno, mi accogli con le braccia aperte e un gran sorriso estasiato.
3) Sentirti miagolare "mamma" quando ti prendo tra le braccia e ti ricopro di baci.
4) Dormire abbracciata al tuo corpicino profumato e sentire le tue guance soffici che sfregano il mio collo.
5) Prepararti la pappa mentre tu mi osservi rapita e probabilmente pensi "Quante cose nuove posso imparare, ogni giorno che passa!"
6) Comprarti un gioco e capire, dai tuoi gridolini, che ho "colpito nel segno".
7) Insegnarti i nomi dei colori e degli animali in inglese e notare che anche a te, come a me, piace la meravigliosa lingua di Albione.
8) Farti ascoltare la musica e vedere che balli e canticchi con grande disinvoltura.
9) Cantare per te e scoprire che sei la mia fan più sfegatata.
10) Guardarti mentre ti diverti un sacco aggrappata al tuo cavallino a dondolo.
11) Ripensare al momento in cui sei nata e commentare, tra me e me "Sembra ieri, eppure..."
12) Riguardare le tue vecchie foto e confrontarle con il presente, concludendo che un bambino cambia di mese in mese in modo sorprendente.
13) Farti sentire il sapore di una cosa che non avevi mai mangiato prima e notare che schiocchi la lingua con grande compiacimento.
14) Rileggere i diari della gravidanza e sorridere pensando che adesso quel fagiolino è una birbantella con le codine e le scarpette per i primi passi.
15) Vedere che in famiglia hai riportato il sorriso anche a chi credeva di non poter ritrovare più la felicità.
16) Sapere che il prossimo Natale sarà il più bello degli ultimi anni perché ci sarai tu a renderlo speciale.
Per questo e molto altro, grazie. Ti amo, piccina.
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