Dieci e mezzo di sera. Io tento di raccontarti una storia per tenerti calma, babbo cerca invano di accarezzarti una guancia, ma tu ancora non ne vuoi sapere di chiudere gli occhi e ti diverti a gattonare sul letto, rischiando varie volte di cadere in terra.
Undici di sera. Sembri stanca, ma a quanto pare non lo sei ancora abbastanza, perché commenti la favola di Cappuccetto Rosso che ti raccontiamo io e babbo con la verve di un cronista sportivo:
Voce narrante materna: "Ed ecco che Cappuccetto arriva nel bosco e trova il lupo...Il lupo le fa"
Voce narrante paterna (lievemente ingrossata): 'Ciaooo bella bambinaaa'
Voce fuori campo (tua): "Ao! Ao!"
Voce narrante paterna: "Cosa fai di belloo?"
Voce narrante materna (decisamente camuffata, come se avessi appena inalato dell'elio): "Vado dalla mia nonnaaa"
Voce fuori campo (tua): "Gnogna!"
Undici e mezzo di sera. Il temuto momento delle "testate a sorpresa" è arrivato. La prima vittima è tuo padre, che si avvicina fiducioso per darti un bacino e viene immediatamente colpito in pieno volto, sul naso.
Ululando di dolore, volta la schiena, mentre io, consapevole di essere la prossima vittima, prendo precauzioni premendomi un cuscino sul viso.
La testata arriva comunque, dritta sulla fronte, e riesce a farmi male nonostante lo "scudo" in piuma d'oca.
Il 2012 è alle porte, e io e tuo padre ne stiamo prendendo di santa ragione. Si prospetta proprio un bell'inizio dell'anno!
Undici e cinquantacinque. Dopo un'ora e mezzo di lotta, ti sei finalmente arresa. Riversa a pancia in giù sul letto, ti lasci massaggiare il pancino da me mentre babbo ti accarezza la testolina morbida.
Undici e cinquantasei..."Certo che come inizio dell'anno non è affatto male: qua sul letto accanto alla nostra creatura che tra pochi giorni festeggia il suo primo compleanno..."
Undici e cinquantasei..."L'anno scorso avevo una pancia enorme e cominciavo a non vedere l'ora di conoscere la mia bambina, e adesso eccoci qua. Meraviglioso."
Undici e cinquantasette..."Chissà dove saranno i miei amici, a quest'ora. Staranno per stappare lo spumante, a mezzanotte le coppiette si daranno il fatidico bacio sotto il vischio...Già, il vischio. Dov'è che l'ho visto? Attaccato alla porta? Mh, adesso vado a vedere. Tanto lei dorme."
Undici e cinquantotto..."Ecco il vischio. Lo metto qua accanto, tra due minuti ci servirà. La Pati è nel mondo dei sogni, adesso la metto nel suo lettin...No, dai, aspetto almeno mezzanotte".
Undici e cinquantanove..."Un minuto al 2012. Oh, s'è addormentato anche Ale. Ah no, ecco che si risveglia."
MEZZANOTTE.
Prendo il vischio, lo metto sopra le nostre teste e bacio babbo Ale. Fuori scoppiano i petardi, esplodono le risate, c'è molto rumore.
Nel mio cuore, nel silenzio della stanza, esplode una gioia incredibile: io, Ale e la nostra piccola. Insieme.
Io e babbo ci guardiamo, ti adagiamo sul tuo lettino, ti guardiamo mentre dormi e, sospirando, ci stringiamo forte.
Il Capodanno più bello della nostra vita.
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venerdì 6 gennaio 2012
martedì 6 settembre 2011
Il tuo arrivo (3 gennaio 2011)
"Signora, le consiglierei di fare il cesareo".
Una doccia fredda che mi coglie impreparata, tremebonda. Con le mani mi aggrappo saldamente alle sbarre del lettino dove sto effettuando i monitoraggi. La sensazione di freddo che ricevo mi innervosisce ancora di più, perciò tolgo le mani e le poso sul pancione tondo. Tu, piccola, scalci e strisci verso le costole.
Adesso dovrei rispondere "sì" o "no". Perché le parole non escono?? Ho come l'impressione di trovarmi davanti ad una commissione spazientita che sta per giudicare il mio esame orale totalmente insufficiente.
Niente, nemmeno una sillaba. Salivazione azzerata, nausea e una morsa alla gola.
"Signora, basta che decida alla svelta, così prepariamo la sala".
Decidere...Svelta...Sala. Per loro un sì o un no equivale a stendere o meno un nuovo telo sterile, magari fosse così anche per me.
"Signora, è più di un'ora che la dilatazione rimane invariata, inoltre il battito sta rallentando...non vorremmo ci fosse sofferenza fetale."
SOFFERENZA FETALE. Bastava dire quelle due parole! L'immagine del tuo cuoricino in difficoltà mi trasforma di colpo in una leonessa, pronta a sbranare il dolore e la paura.
"Fatemi il cesareo!" mi sorprendo ad esclamare.
Sarei ipocrita a dire "E' così che mi sono sempre immaginata il mio parto", ma niente è mai stato (e mai sarà) più forte e ostinato della voglia di proteggerti, amore mio.
Eccoci dunque al momento cruciale. Mi preparano per l'intervento: cuffietta, depilazione, calze antitrombo (si chiamano proprio così, e vedendole uno si rende conto che il doppio senso è più che giustificato) e altri piccoli dettagli che mi sono persa, troppo impegnata com'ero ad asciugare le lacrime che, in silenzio, mi rigavano il viso.
E così tra poco ci vediamo, piccola mia...Ma sarai, poi, una bambina, oppure mi ritroverò a dover cambiare colore al fiocco appeso alla porta?? Non saresti certo il primo equivoco nella storia delle nascite!
"Tra pochissimo la sala è pronta" annuncia il dottore con tono leggermente assonnato. Come biasimarlo, sono quasi le quattro del mattino. Sbadiglio anch'io, adesso finalmente mi sento al sicuro.
Sala operatoria. Una corsa contro il tempo. Luci, risate, voci, suoni di macchinari accesi. Fuori è buio pesto, ma all'interno della stanza dove vengo trasportata in tutta velocità sembra di colpo giorno.
Gli anestesisti scherzano tra di loro, parlano della fila alle casse al supermercato, della settimana bianca, "Hai visto che ressa la domenica nei centri commerciali?", "Qualcuno ha perso la penna?", "Ho scattato certe foto meravigliose quest'anno, in montagna!", "Mi passi il bisturi per favore?"...
Si passano gli strumenti e le garze dicendo "Dammi il 6B" o cose simili. Sono anestetizzata dalla pancia in giù, tagliano come nel burro e non sento niente, rido e piango insieme, tremo, l'unico pensiero che mi assilla è questo: TRA POCO TI VEDRO'. Ti ho a lungo sognata, agognata, idealizzata; chissà come sarai...
Pochi minuti, poi sento uno strattone ed esplode il tuo pianto cristallino.
Sei nata, ore 4:15. Il tuo pianto fa subito scoppiare in lacrime anche me. Ti passano sopra la mia testa per un bacio furtivo, poi ti vedo sparire nella stanza di fronte per la visita pediatrica.
"Quanti capelli!", "Com'è bella", "Sembra una pesca", cinguettano garrule le ostetriche.
Mentre richiudono la ferita con i punti deliro, farfuglio ripetutamente "Amore, sei qua...", "Finalmente ti ho vista, tesoro mio".
BENVENUTA, LUCE DEI MIEI OCCHI.
Una doccia fredda che mi coglie impreparata, tremebonda. Con le mani mi aggrappo saldamente alle sbarre del lettino dove sto effettuando i monitoraggi. La sensazione di freddo che ricevo mi innervosisce ancora di più, perciò tolgo le mani e le poso sul pancione tondo. Tu, piccola, scalci e strisci verso le costole.
Adesso dovrei rispondere "sì" o "no". Perché le parole non escono?? Ho come l'impressione di trovarmi davanti ad una commissione spazientita che sta per giudicare il mio esame orale totalmente insufficiente.
Niente, nemmeno una sillaba. Salivazione azzerata, nausea e una morsa alla gola.
"Signora, basta che decida alla svelta, così prepariamo la sala".
Decidere...Svelta...Sala. Per loro un sì o un no equivale a stendere o meno un nuovo telo sterile, magari fosse così anche per me.
"Signora, è più di un'ora che la dilatazione rimane invariata, inoltre il battito sta rallentando...non vorremmo ci fosse sofferenza fetale."
SOFFERENZA FETALE. Bastava dire quelle due parole! L'immagine del tuo cuoricino in difficoltà mi trasforma di colpo in una leonessa, pronta a sbranare il dolore e la paura.
"Fatemi il cesareo!" mi sorprendo ad esclamare.
Sarei ipocrita a dire "E' così che mi sono sempre immaginata il mio parto", ma niente è mai stato (e mai sarà) più forte e ostinato della voglia di proteggerti, amore mio.
Eccoci dunque al momento cruciale. Mi preparano per l'intervento: cuffietta, depilazione, calze antitrombo (si chiamano proprio così, e vedendole uno si rende conto che il doppio senso è più che giustificato) e altri piccoli dettagli che mi sono persa, troppo impegnata com'ero ad asciugare le lacrime che, in silenzio, mi rigavano il viso.
E così tra poco ci vediamo, piccola mia...Ma sarai, poi, una bambina, oppure mi ritroverò a dover cambiare colore al fiocco appeso alla porta?? Non saresti certo il primo equivoco nella storia delle nascite!
"Tra pochissimo la sala è pronta" annuncia il dottore con tono leggermente assonnato. Come biasimarlo, sono quasi le quattro del mattino. Sbadiglio anch'io, adesso finalmente mi sento al sicuro.
Sala operatoria. Una corsa contro il tempo. Luci, risate, voci, suoni di macchinari accesi. Fuori è buio pesto, ma all'interno della stanza dove vengo trasportata in tutta velocità sembra di colpo giorno.
Gli anestesisti scherzano tra di loro, parlano della fila alle casse al supermercato, della settimana bianca, "Hai visto che ressa la domenica nei centri commerciali?", "Qualcuno ha perso la penna?", "Ho scattato certe foto meravigliose quest'anno, in montagna!", "Mi passi il bisturi per favore?"...
Si passano gli strumenti e le garze dicendo "Dammi il 6B" o cose simili. Sono anestetizzata dalla pancia in giù, tagliano come nel burro e non sento niente, rido e piango insieme, tremo, l'unico pensiero che mi assilla è questo: TRA POCO TI VEDRO'. Ti ho a lungo sognata, agognata, idealizzata; chissà come sarai...
Pochi minuti, poi sento uno strattone ed esplode il tuo pianto cristallino.
Sei nata, ore 4:15. Il tuo pianto fa subito scoppiare in lacrime anche me. Ti passano sopra la mia testa per un bacio furtivo, poi ti vedo sparire nella stanza di fronte per la visita pediatrica.
"Quanti capelli!", "Com'è bella", "Sembra una pesca", cinguettano garrule le ostetriche.
Mentre richiudono la ferita con i punti deliro, farfuglio ripetutamente "Amore, sei qua...", "Finalmente ti ho vista, tesoro mio".
BENVENUTA, LUCE DEI MIEI OCCHI.
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