,Non è pubblicità alla nota ditta per bambini, bensì la parola in patese per "dente".
Il patese, infatti, è una lingua in continua espansione: dai semplici "mamma", "babbo", "gnogno" e "gnogna", negli ultimi mesi il passaggio a molte altre espressioni talvolta incomprensibili è stato rapido e inaspettato.
"Puppo", detto sottovoce come se fosse un segreto, è il tuo modo di dire "ciuccio" (funzione conativa secondo Jakobson), mentre "uaua" è l'acqua, ma a volte anche il latte. "Nana" è la banana e "cocco" il biscotto, e adesso...eccoci arrivati al "chicco".
Con la dolorosa e tutt'altro che precoce comparsa dei tuoi primi dentini, hai coniato questo neologismo della lingua patese, nato dall'esigenza di applicare una funzione spiccatamente emotiva.
Adesso che la dentizione ha faticosamente preso il "via", i chicchi spuntano come funghi da un giorno all'altro, ma al contrario di quanto pensassi tu sei molto più tranquilla e non lanci più urla primordiali battendoti il petto come un gorilla.
Proprio ieri pomeriggio, mentre ti stavo dando la merenda, hai annunciato l'arrivo di un nuovo incisivo in modo molto chiaro e risoluto:
- Mamma?
- Dimmi, amore. (Sullo sfondo, Lupo Lucio della "Melevisione" che sbraita all'indirizzo del folletto Milo Cotogno)
- Chicco.
- Vuoi mangiare un altro biscotto? (dimenticando che in quel caso, semmai, avresti detto "cocco")
- Gnò, mamma. C-h-i-c-c-o.
- Ahh, ti è spuntato un nuovo dentino!
- Tì. (portandoti le mani alla bocca)
- Ecco! Poverina...ti fa male?
- Gnò, mamma.
- Bene, allora continuiamo a pappare lo yogurt e a vedere cosa combinano quelli della "Melevisione"?
- Mh. Dà, dà! (traduzione: "Okay. Dammi, dammi!")
Il patese si sta trasformando; da semplici parole, a goffi tentativi di formulare una breve frase.
Piccole Pati crescono...
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martedì 14 febbraio 2012
martedì 24 gennaio 2012
Ogni cosa al suo posto
Spenta da nemmeno un mese la tua prima candelina, ieri mattina ti sei alzata con un'idea fissa in testa: renderti utile in casa.
Carica di entusiasmo e buoni propositi, ti sei alzata e hai inaugurato il tuo progetto di "assistenza agli anziani" prendendo le pantofole di nonno Puma e mettendole davanti alla porta. La stessa cosa l'hai fatta con le ciabatte di nonna Laura, e infine con quelle di babbo Ale, ventottenne decrepito e pieno di acciacchi, secondo il tuo punto di vista. Infine, sorridendomi, hai pensato: "Un momento: anche mamma ha nientepopodimeno che ventisette anni, a quell'età una donna è già una povera vecchietta che necessita di continue attenzioni da parte della prole! Già ho iniziato a prendermi cura di lei imboccandola a tavola, ma...non è sufficiente. Devo aiutarla anche nelle faccende di casa, altrimenti non mi sentirò a posto con la coscienza. Coraggio, rimbocchiamoci le maniche, da dove si comincia??".
Per tutto il giorno, quindi, hai rimesso al suo posto ogni oggetto che ti è capitato sotto gli occhi, compreso il tuo pannolone sporco, che hai prontamente gettato nell'apposito cestino.
A metà pomeriggio la casa aveva già un nuovo aspetto: il tuo progetto di assistenza agli anziani ha dato i suoi frutti.
Carica di entusiasmo e buoni propositi, ti sei alzata e hai inaugurato il tuo progetto di "assistenza agli anziani" prendendo le pantofole di nonno Puma e mettendole davanti alla porta. La stessa cosa l'hai fatta con le ciabatte di nonna Laura, e infine con quelle di babbo Ale, ventottenne decrepito e pieno di acciacchi, secondo il tuo punto di vista. Infine, sorridendomi, hai pensato: "Un momento: anche mamma ha nientepopodimeno che ventisette anni, a quell'età una donna è già una povera vecchietta che necessita di continue attenzioni da parte della prole! Già ho iniziato a prendermi cura di lei imboccandola a tavola, ma...non è sufficiente. Devo aiutarla anche nelle faccende di casa, altrimenti non mi sentirò a posto con la coscienza. Coraggio, rimbocchiamoci le maniche, da dove si comincia??".
Per tutto il giorno, quindi, hai rimesso al suo posto ogni oggetto che ti è capitato sotto gli occhi, compreso il tuo pannolone sporco, che hai prontamente gettato nell'apposito cestino.
A metà pomeriggio la casa aveva già un nuovo aspetto: il tuo progetto di assistenza agli anziani ha dato i suoi frutti.
martedì 22 novembre 2011
Zanna Bianca
- Nonniii, stavolta ci siamo!
- Cos'è successo??
- L'ha messo, l'ha messo!
- Ma cosa? Chi?
- Il dentino! La Pati ha messo il suo primo dentino!
- Sssì. Va bene. Amore, è da quando aveva tre mesi che sento dire che questa bambina mette i denti - mi canzona nonna Laura alzando gli occhi al cielo.
- Stavolta è vero! Ammirate!
Tu, imperturbabile, posizioni la lingua sulla gengiva e nascondi la piccola puntina bianca.
- Vi assicuro che c'è, ed è pure affilatissimo.
Nonna Laura sorride e commenta, ironica:
- Tesoro, ormai non ci credo più. Resterà sdentata a vita, rassegnati.
- La MIA Pati sarà bellissima anche senza denti - puntualizza di rimando nonno Puma senza staccarti gli occhi di dosso.
- Sììì, ma figuratevi! Ce la vedete la Pati sdentata che a vent'anni dice "Shiao, shono shensha denshi"???
Il mio sketch comico ti diverte talmente tanto che scoppi in una delle tue celebri risate gutturali e sguaiate, scoprendo la gengiva col dentino incriminato.
Nonna Laura e nonno Puma trasalgono, increduli.
- Ohhhh! Ma...allora è vero! - cinguetta la nonna tutta soddisfatta.
Io le faccio la linguaccia e, gongolante, rispondo:
- Eh, sì. Dopo una lunga attesa, possiamo finalmente dire:
"Benvenuta, Zanna Bianca"!
- Cos'è successo??
- L'ha messo, l'ha messo!
- Ma cosa? Chi?
- Il dentino! La Pati ha messo il suo primo dentino!
- Sssì. Va bene. Amore, è da quando aveva tre mesi che sento dire che questa bambina mette i denti - mi canzona nonna Laura alzando gli occhi al cielo.
- Stavolta è vero! Ammirate!
Tu, imperturbabile, posizioni la lingua sulla gengiva e nascondi la piccola puntina bianca.
- Vi assicuro che c'è, ed è pure affilatissimo.
Nonna Laura sorride e commenta, ironica:
- Tesoro, ormai non ci credo più. Resterà sdentata a vita, rassegnati.
- La MIA Pati sarà bellissima anche senza denti - puntualizza di rimando nonno Puma senza staccarti gli occhi di dosso.
- Sììì, ma figuratevi! Ce la vedete la Pati sdentata che a vent'anni dice "Shiao, shono shensha denshi"???
Il mio sketch comico ti diverte talmente tanto che scoppi in una delle tue celebri risate gutturali e sguaiate, scoprendo la gengiva col dentino incriminato.
Nonna Laura e nonno Puma trasalgono, increduli.
- Ohhhh! Ma...allora è vero! - cinguetta la nonna tutta soddisfatta.
Io le faccio la linguaccia e, gongolante, rispondo:
- Eh, sì. Dopo una lunga attesa, possiamo finalmente dire:
"Benvenuta, Zanna Bianca"!
giovedì 10 novembre 2011
Nascondino a sorpresa
La storia che voglio raccontarti è questa: due giorni fa ne hai combinata un'altra delle tue.
Pomeriggio di pioggia, non possiamo uscire, quindi guardiamo i cartoni animati. Dopo un po' tu, annoiata, ti metti a gironzolare per la casa, entrando e uscendo dalla cucina a più riprese.
Io, seduta sul pavimento, ti seguo con lo sguardo senza mai distrarmi, per avere la situazione sotto controllo. Ad un certo punto tua nonna mi chiama in cucina, e nel frattempo con la coda dell'occhio vedo che ti stai spostando verso il salotto. Ferma sulla porta di cucina, per sincerarmi che tu sia al sicuro e lontana dai pericoli (prese della corrente, spigoli dei mobili, etc) ti osservo in silenzio: sei inspiegabilmente mite, ti mordi una manina e, comodamente distesa a pancia in giù su un cuscino, guardi la televisione commentando con risolini e borbottii nel tuo dialetto incomprensibile (solo tra lattanti vi intendete a meraviglia, noi adulti dobbiamo "interpretare").
Quando esco dalla cucina trovo semiaperta la porta che dà sulle scale per andare al piano di sopra. Con un guizzo al cuore, mi precipito in salotto e, spaventatissima, soffoco a stento un grido:
DI TE, NESSUNA TRACCIA.
Inizio a chiamarti, ma la voce si spezza, si riduce a un gracchìo flebile e appena udibile. "Patiiiiiiiiiiii??? Dove sei??? Pati! Rispondi! Patiiii!".
Niente, non emetti una sillaba.
Iniziando veramente a temere il peggio corro su per le scale, terrorizzata all'idea che tu possa aver salito i gradini sfuggendo al mio controllo. Quando arrivo in cima e non ti trovo, sento che l'ansia aumenta ulteriormente. Scendo le scale con le gambe che mi tremano, arrivo in cucina e, ansante per la paura, esclamo guardando tua nonna:
- La bimba non c'è, non c'è!
Torno a cercarti in salotto, frugo dappertutto, ma...all'improvviso tiro un sospiro di sollievo: la tua testolina castana fa capolino da dietro la poltrona. Sollevata, vengo ad abbracciarti e tu cominci a sghignazzare fiera della tua bravata e mi fai una carezza sussurrando "mammaaa...".
D'altra parte, sei geneticamente programmata per questo tipo di scherzi: la sottoscritta a due anni si nascose nel sottoscala di casa e la ritrovarono solo dopo un'ora di penose ricerche. Anche in quel caso tanta paura e, in più, qualche sculaccione ben assestato.
Pomeriggio di pioggia, non possiamo uscire, quindi guardiamo i cartoni animati. Dopo un po' tu, annoiata, ti metti a gironzolare per la casa, entrando e uscendo dalla cucina a più riprese.
Io, seduta sul pavimento, ti seguo con lo sguardo senza mai distrarmi, per avere la situazione sotto controllo. Ad un certo punto tua nonna mi chiama in cucina, e nel frattempo con la coda dell'occhio vedo che ti stai spostando verso il salotto. Ferma sulla porta di cucina, per sincerarmi che tu sia al sicuro e lontana dai pericoli (prese della corrente, spigoli dei mobili, etc) ti osservo in silenzio: sei inspiegabilmente mite, ti mordi una manina e, comodamente distesa a pancia in giù su un cuscino, guardi la televisione commentando con risolini e borbottii nel tuo dialetto incomprensibile (solo tra lattanti vi intendete a meraviglia, noi adulti dobbiamo "interpretare").
Quando esco dalla cucina trovo semiaperta la porta che dà sulle scale per andare al piano di sopra. Con un guizzo al cuore, mi precipito in salotto e, spaventatissima, soffoco a stento un grido:
DI TE, NESSUNA TRACCIA.
Inizio a chiamarti, ma la voce si spezza, si riduce a un gracchìo flebile e appena udibile. "Patiiiiiiiiiiii??? Dove sei??? Pati! Rispondi! Patiiii!".
Niente, non emetti una sillaba.
Iniziando veramente a temere il peggio corro su per le scale, terrorizzata all'idea che tu possa aver salito i gradini sfuggendo al mio controllo. Quando arrivo in cima e non ti trovo, sento che l'ansia aumenta ulteriormente. Scendo le scale con le gambe che mi tremano, arrivo in cucina e, ansante per la paura, esclamo guardando tua nonna:
- La bimba non c'è, non c'è!
Torno a cercarti in salotto, frugo dappertutto, ma...all'improvviso tiro un sospiro di sollievo: la tua testolina castana fa capolino da dietro la poltrona. Sollevata, vengo ad abbracciarti e tu cominci a sghignazzare fiera della tua bravata e mi fai una carezza sussurrando "mammaaa...".
D'altra parte, sei geneticamente programmata per questo tipo di scherzi: la sottoscritta a due anni si nascose nel sottoscala di casa e la ritrovarono solo dopo un'ora di penose ricerche. Anche in quel caso tanta paura e, in più, qualche sculaccione ben assestato.
martedì 8 novembre 2011
Impariamo dai bambini
Impariamo dai bambini
A sporcarci di marmellata
A osservare con stupore
Il volo di un aquilone
Impariamo dai bambini
A render grandi le piccole cose
A far di un ramoscello un bosco incantato
E di un tappeto azzurro un cielo stellato...
A sporcarci di marmellata
A osservare con stupore
Il volo di un aquilone
Impariamo dai bambini
A render grandi le piccole cose
A far di un ramoscello un bosco incantato
E di un tappeto azzurro un cielo stellato...
venerdì 28 ottobre 2011
Techno-baby
Da un po' di tempo ho come l'impressione di avere in casa un piccolo ingegnere elettronico con un gusto perverso per i pulsanti: accendi e spegni il televisore, fai partire il lettore dvd, premi "play" e azioni il videoregistratore che ormai ha l'età di tua madre, poi in una frazione di secondo - il tempo di intravedere un fotogramma del video - hai già premuto "stop" ( inutile dire che ormai siamo rassegnati a vedere i film a frammenti).
I tuoi cartoni animati della Disney prima li seguivi tutti dall'inizio alla fine senza interruzioni e anch'io potevo rilassarmi accanto a te e guardarli in pace, adesso invece ogni dieci secondi gattoni verso il registratore e premi "stop", oppure - peggio ancora - spegni direttamente la televisione, girandoti poi verso di me con aria trionfante.
Ieri sera hai scoperto il piacere proibito del tasto di accensione del computer. L'hai premuto e...tac, s'è spento tutto di colpo. Ovviamente ho perso i dati non ancora salvati, ma una mamma sopporta questo ed altro.
A proposito di computer, qualche mese fa stavo parlando su Skype con tuo padre e non immaginavo che tu potessi afferrare la tastiera e combinare disastri, invece ti sottovalutavo: così, di punto in bianco, dalla mite creaturina di quattro mesi che si lascia cullare tra le braccia della sua mamma, ti sei trasformata in una belva assassina programmata per distruggere il mio computer, hai preso la tastiera, l'hai sollevata con una forza inaudita, l'hai lasciata ricadere e con le manine hai percosso a caso tutti i tasti che ti sono capitati a tiro.
Inorridita, ho guardato il monitor e ho cercato di richiudere le oltre trenta finestre che si erano aperte dopo il tuo "passaggio" ma queste, purtroppo, durante i miei tentativi di porre fine al disastro, si moltiplicavano senza pietà. Inoltre, sul desktop lampeggiava la scritta "ricerca virus in corso..." e Firefox era sintonizzato sull'opzione "Avvia navigazione anonima" (!).
Niente da fare, sei l'Attila dei computer, dove passi te non c'è più speranza per un pc.
Ancora un po' di tirocinio (chissà quanti documenti word mi spariranno) e l'informatica per te non avrà più misteri...
I tuoi cartoni animati della Disney prima li seguivi tutti dall'inizio alla fine senza interruzioni e anch'io potevo rilassarmi accanto a te e guardarli in pace, adesso invece ogni dieci secondi gattoni verso il registratore e premi "stop", oppure - peggio ancora - spegni direttamente la televisione, girandoti poi verso di me con aria trionfante.
Ieri sera hai scoperto il piacere proibito del tasto di accensione del computer. L'hai premuto e...tac, s'è spento tutto di colpo. Ovviamente ho perso i dati non ancora salvati, ma una mamma sopporta questo ed altro.
A proposito di computer, qualche mese fa stavo parlando su Skype con tuo padre e non immaginavo che tu potessi afferrare la tastiera e combinare disastri, invece ti sottovalutavo: così, di punto in bianco, dalla mite creaturina di quattro mesi che si lascia cullare tra le braccia della sua mamma, ti sei trasformata in una belva assassina programmata per distruggere il mio computer, hai preso la tastiera, l'hai sollevata con una forza inaudita, l'hai lasciata ricadere e con le manine hai percosso a caso tutti i tasti che ti sono capitati a tiro.
Inorridita, ho guardato il monitor e ho cercato di richiudere le oltre trenta finestre che si erano aperte dopo il tuo "passaggio" ma queste, purtroppo, durante i miei tentativi di porre fine al disastro, si moltiplicavano senza pietà. Inoltre, sul desktop lampeggiava la scritta "ricerca virus in corso..." e Firefox era sintonizzato sull'opzione "Avvia navigazione anonima" (!).
Niente da fare, sei l'Attila dei computer, dove passi te non c'è più speranza per un pc.
Ancora un po' di tirocinio (chissà quanti documenti word mi spariranno) e l'informatica per te non avrà più misteri...
lunedì 24 ottobre 2011
Il canto della megattera
Da qualche giorno hai iniziato a cantare. Sì, hai letto bene, e hai anche una voce incantevole: intonata, melodiosa, armoniosa.
D'altra parte, non poteva essere diversamente: al secondo mese di gravidanza ho fatto un concerto, al terzo mese un'altra serata col gruppo, al quinto mese mi sono sposata e per il matrimonio ho cantato tutta la sera per gli invitati, infine all'ottavo (quando ero ormai una pancia ambulante) ho fatto la mia ultima comparsa sulle scene cantando solo tre brani, per giunta piuttosto soft (a 32 settimane l'udito del feto ha ormai completato il suo sviluppo, dallo spavento tu avresti cominciato a muoverti come una biscia e io avrei rischiato di partorire sul palco). Un giorno potrai dire: "Quando ho calcato il palcoscenico per la prima volta ero ancora un embrione", e nessuno commenterà che stai esagerando.
Dopo tutta questa serie di esibizioni, comunque, non mi sarei per niente sorpresa nel vederti nascere con un microfono in mano e una Gibson Les Paul a fianco.
Ma torniamo alla situazione attuale: allo scoccare dei tuoi dieci mesi canti divinamente.
Nonno Geggio, deliziato dalla tua vocina in pieno stile "Zecchino d'Oro", ha paragonato le tue performances al canto della megattera, un cetaceo misticeto che intona sempre la stessa melodia, una serie di vocalizzazioni con gradazione dal basso verso l'alto con aumento di frequenza.
Ringrazia pure tuo nonno se adesso in casa, per tutti, sei diventata "la Megattera".
.
D'altra parte, non poteva essere diversamente: al secondo mese di gravidanza ho fatto un concerto, al terzo mese un'altra serata col gruppo, al quinto mese mi sono sposata e per il matrimonio ho cantato tutta la sera per gli invitati, infine all'ottavo (quando ero ormai una pancia ambulante) ho fatto la mia ultima comparsa sulle scene cantando solo tre brani, per giunta piuttosto soft (a 32 settimane l'udito del feto ha ormai completato il suo sviluppo, dallo spavento tu avresti cominciato a muoverti come una biscia e io avrei rischiato di partorire sul palco). Un giorno potrai dire: "Quando ho calcato il palcoscenico per la prima volta ero ancora un embrione", e nessuno commenterà che stai esagerando.
Dopo tutta questa serie di esibizioni, comunque, non mi sarei per niente sorpresa nel vederti nascere con un microfono in mano e una Gibson Les Paul a fianco.
Ma torniamo alla situazione attuale: allo scoccare dei tuoi dieci mesi canti divinamente.
Nonno Geggio, deliziato dalla tua vocina in pieno stile "Zecchino d'Oro", ha paragonato le tue performances al canto della megattera, un cetaceo misticeto che intona sempre la stessa melodia, una serie di vocalizzazioni con gradazione dal basso verso l'alto con aumento di frequenza.
Ringrazia pure tuo nonno se adesso in casa, per tutti, sei diventata "la Megattera".
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domenica 23 ottobre 2011
Una bambolina che fa no, no, no
Domenica. Ore 19.00 circa. Babbo riparte per Verona (per la cronaca, questa settimana si è potuto fermare qua solo per un giorno).Ti prende in braccio, schiocca un bacio sulla tua guanciotta morbida, poi ti appoggia in terra per farti gattonare, bacia me, saluta tutti, apre la porta e se ne va.
Inizialmente non dai peso alla cosa e ti butti sui tuoi giocattoli, indignandoti a bassa voce con un pezzo delle costruzioni, ma dopo qualche minuto alzi la testina, guardi la porta e, scuotendo la testa, bofonchi corrucciata:
- Gnò!
Dopo pochi secondi, mi guardi con le sopracciglia aggrottate, osservi i tuoi nonni e scuoti la testa, quasi a chiedere "Beh? Voi non dite niente di questo abbandono improvviso?? Ogni settimana si ripete la stessa storia, esigo spiegazioni!
Torni a molestare il cubo delle costruzioni con un'aria strana, un mix di mestizia e disgusto.
Passano appena dieci secondi che già torni all'attacco; in un climax di aggressività, scaraventi il cubo con rabbia colpendo un'innocente paperella di gomma, gattoni fino al televisore, lo spegni, torni indietro fino a raggiungere il divano e ti aggrappi a un bracciolo; afferri la mia borsa, la sollevi per un manico rivelando una forza erculea, la lasci cadere sul pavimento con un tonfo sordo ed esclami:
- Gnò, gnò, gnò!
Io resto sul divano a godermi la scena, trattenendo un risolino divertito, mentre nonno Geggio commenta:
- Senti, ha imparato a dire di no! E chi la ferma più, ora!
- "E' una bambolina che fa no, no, no", cantava Michel Polnareff negli anni sessanta - commenta la nonna compiaciuta.
Cerco di prenderti in braccio per darti un bacino e farti una carezza sulla testa, ma ti sottrai alle mie premure ripetendo "Gnò, gnò, gnò", da leggere come "Rimanda a dopo le smancerie, ora lasciami sola nel mio dolore".
In genere l'età dei "no" è intorno ai due-tre anni, momento in cui il bambino sfoggia la sua sete di indipendenza e utilizza il "no" per porre dei confini tra le sue idee e quelle degli altri. Tu hai nove mesi e venti giorni (!).
Che dire? Speriamo sia stata solo la rabbia nel veder partire tuo padre...
Inizialmente non dai peso alla cosa e ti butti sui tuoi giocattoli, indignandoti a bassa voce con un pezzo delle costruzioni, ma dopo qualche minuto alzi la testina, guardi la porta e, scuotendo la testa, bofonchi corrucciata:
- Gnò!
Dopo pochi secondi, mi guardi con le sopracciglia aggrottate, osservi i tuoi nonni e scuoti la testa, quasi a chiedere "Beh? Voi non dite niente di questo abbandono improvviso?? Ogni settimana si ripete la stessa storia, esigo spiegazioni!
Torni a molestare il cubo delle costruzioni con un'aria strana, un mix di mestizia e disgusto.
Passano appena dieci secondi che già torni all'attacco; in un climax di aggressività, scaraventi il cubo con rabbia colpendo un'innocente paperella di gomma, gattoni fino al televisore, lo spegni, torni indietro fino a raggiungere il divano e ti aggrappi a un bracciolo; afferri la mia borsa, la sollevi per un manico rivelando una forza erculea, la lasci cadere sul pavimento con un tonfo sordo ed esclami:
- Gnò, gnò, gnò!
Io resto sul divano a godermi la scena, trattenendo un risolino divertito, mentre nonno Geggio commenta:
- Senti, ha imparato a dire di no! E chi la ferma più, ora!
- "E' una bambolina che fa no, no, no", cantava Michel Polnareff negli anni sessanta - commenta la nonna compiaciuta.
Cerco di prenderti in braccio per darti un bacino e farti una carezza sulla testa, ma ti sottrai alle mie premure ripetendo "Gnò, gnò, gnò", da leggere come "Rimanda a dopo le smancerie, ora lasciami sola nel mio dolore".
In genere l'età dei "no" è intorno ai due-tre anni, momento in cui il bambino sfoggia la sua sete di indipendenza e utilizza il "no" per porre dei confini tra le sue idee e quelle degli altri. Tu hai nove mesi e venti giorni (!).
Che dire? Speriamo sia stata solo la rabbia nel veder partire tuo padre...
venerdì 21 ottobre 2011
Nonno Geggio
Prima o poi doveva succedere: hai chiamato tuo nonno Sergio per nome.
Che fosse cotto stracotto di te non è mai stato un mistero, ma adesso io e tua nonna cominciamo seriamente a preoccuparci, dato che sono tre giorni che va su e giù per la casa ripetendo "piccina, piccina..." e vorrebbe addirittura svegliarti mentre dormi come un sasso (Distruggere il mio faticoso lavoro di un'ora! Inaudito!)
Gli uomini a volte si innamorano, in tarda età, di una donna molto più giovane di loro, tuo nonno invece ha provato i brividi della cotta senile con te che, appena nata, gli hai mostrato due occhi scuri e sorridenti incastonati in un musino tondo da gatta e...l'hai stregato all'istante.
Insomma, è successo: hai chiamato tuo nonno per nome. Eravamo al supermercato e tu, distrattamente, hai mormorato "nonno...". Fin qui niente di nuovo, l'avevi già detto altre volte, ma poi la nonna ti ha chiesto:
- Come si chiama nonno?
E tu, con disinvoltura:
- Geggio.
La reazione del nonno (ormai da tempo abituato a sentirsi chiamare in famiglia solo "Puma") è stata la seguente: rapido cambio di tonalità del viso, dal rosso geranio al rosa fucsia passando per un preoccupante madreperla (temevamo il collasso), balbettii incontrollati, tremore diffuso, risolini, bavetta alla bocca, sguardo inebetito e assente.
Se prima c'era qualche dubbio, ora sai che è definitivamente tuo.
Ora ti svelo un segreto: tuo nonno lo hai riportato letteralmente in vita, dopo un anno dalla scoperta della sua malattia e l'operazione. Sei il suo raggio di sole, la gioia che non si aspettava più. Al mattino, quando viene a salutarti, non sente nemmeno più la fatica delle quattro rampe di scale che vi separano. Fantastico.
Concludo questo post con una bellissima frase trovata su internet, esprime ciò che un nipote rappresenta per i suoi nonni :
"Un fiore che si schiude d'autunno fra i rami di un albero che perde le foglie. Uno lavora tutta la vita, non prende più in braccio un bambino e d'improvviso scopre la sua morbidezza. E la parte tenera di sé che aveva sempre trascurato. Sente che può lasciarsi andare. Così per il primo nipote c'è chi perde letteralmente la testa".
Che fosse cotto stracotto di te non è mai stato un mistero, ma adesso io e tua nonna cominciamo seriamente a preoccuparci, dato che sono tre giorni che va su e giù per la casa ripetendo "piccina, piccina..." e vorrebbe addirittura svegliarti mentre dormi come un sasso (Distruggere il mio faticoso lavoro di un'ora! Inaudito!)
Gli uomini a volte si innamorano, in tarda età, di una donna molto più giovane di loro, tuo nonno invece ha provato i brividi della cotta senile con te che, appena nata, gli hai mostrato due occhi scuri e sorridenti incastonati in un musino tondo da gatta e...l'hai stregato all'istante.
Insomma, è successo: hai chiamato tuo nonno per nome. Eravamo al supermercato e tu, distrattamente, hai mormorato "nonno...". Fin qui niente di nuovo, l'avevi già detto altre volte, ma poi la nonna ti ha chiesto:
- Come si chiama nonno?
E tu, con disinvoltura:
- Geggio.
La reazione del nonno (ormai da tempo abituato a sentirsi chiamare in famiglia solo "Puma") è stata la seguente: rapido cambio di tonalità del viso, dal rosso geranio al rosa fucsia passando per un preoccupante madreperla (temevamo il collasso), balbettii incontrollati, tremore diffuso, risolini, bavetta alla bocca, sguardo inebetito e assente.
Se prima c'era qualche dubbio, ora sai che è definitivamente tuo.
Ora ti svelo un segreto: tuo nonno lo hai riportato letteralmente in vita, dopo un anno dalla scoperta della sua malattia e l'operazione. Sei il suo raggio di sole, la gioia che non si aspettava più. Al mattino, quando viene a salutarti, non sente nemmeno più la fatica delle quattro rampe di scale che vi separano. Fantastico.
Concludo questo post con una bellissima frase trovata su internet, esprime ciò che un nipote rappresenta per i suoi nonni :
"Un fiore che si schiude d'autunno fra i rami di un albero che perde le foglie. Uno lavora tutta la vita, non prende più in braccio un bambino e d'improvviso scopre la sua morbidezza. E la parte tenera di sé che aveva sempre trascurato. Sente che può lasciarsi andare. Così per il primo nipote c'è chi perde letteralmente la testa".
lunedì 26 settembre 2011
Bordeggiare pallido e assorto...
Da ieri pomeriggio si è aperta una nuova era: hai iniziato a bordeggiare, ovvero a camminare reggendoti al divano. Il percorso da te stabilito è il seguente: da seduta sul pavimento ti sollevi in piedi, afferri il bordo del divano, ti proietti verso il piede penzolante di tua nonna che guarda la tv, lo acchiappi, facendo perno su esso ti aggrappi all'altra estremità del divano e poi, lanciando il tuo inconfondibile urlo di battaglia "gagaaaaaaaaa", allunghi una mano verso l'alto e cerchi di spazzare via tutte le cose presenti sopra al mobiletto vicino al divano. Dopo la fase "tento di camminare" passi alla fase "inizio a strillare come un'aquila" (tale fase, ahimè, dura per almeno venti minuti), gattoni disperatamente fino al televisore cercando il pulsante per spegnerlo (il pediatra ha previsto che tra un mese ci preparerai le valigie e ci butterai tutti fuori di casa), infine termini lo spettacolo rotolandoti a terra e ridendo a crepapelle (per inciso, adesso sei giù in salotto coi nonni e sei entrata in quest'ultima fase, ti sento ridere come una scimmia, tra non molto ti prenderò io e cercherò di addormentarti prima che tu inizi a diventare idrofoba).
Lo show serale si svolge sempre di fronte agli occhi attoniti di due nonni stremati e una madre (la sottoscritta) ormai priva di forze. Io ho ormai entrambe le braccia anchilosate, sono tutta graffiata come se mi avessero buttata in mezzo a trecento gatti selvatici con la rabbia, ho gli orari del sonno completamente sballati, la voce roca come Monica Vitti a forza di gridare "Nooo! Là noo, è pericoloso!", però devo dire che non ho mai sperimentato la depressione post-partum (per fortuna!) e non ho neppure mai pensato di passarti sul gas (anche perché sono convinta che, quando andrai all'asilo, tutto cambierà e diventerai un agnellino).
Sei una biscia che sguscia ovunque,sempre in cerca di nuovi pericoli, e ormai in questa casa abbiamo tutti issato bandiera bianca (scommetto che persino la puericultrice del famoso libro "Il linguaggio segreto dei neonati" avrebbe difficoltà a metterti in riga, ma di questo ne parlerò meglio in un altro post...).
Quando ti abbandoni sul mio petto per le coccole e ti addormenti chiudendo quei begli occhi stellati, comunque, sento che il raggiungimento del nirvana non è molto lontano...
Lo show serale si svolge sempre di fronte agli occhi attoniti di due nonni stremati e una madre (la sottoscritta) ormai priva di forze. Io ho ormai entrambe le braccia anchilosate, sono tutta graffiata come se mi avessero buttata in mezzo a trecento gatti selvatici con la rabbia, ho gli orari del sonno completamente sballati, la voce roca come Monica Vitti a forza di gridare "Nooo! Là noo, è pericoloso!", però devo dire che non ho mai sperimentato la depressione post-partum (per fortuna!) e non ho neppure mai pensato di passarti sul gas (anche perché sono convinta che, quando andrai all'asilo, tutto cambierà e diventerai un agnellino).
Sei una biscia che sguscia ovunque,sempre in cerca di nuovi pericoli, e ormai in questa casa abbiamo tutti issato bandiera bianca (scommetto che persino la puericultrice del famoso libro "Il linguaggio segreto dei neonati" avrebbe difficoltà a metterti in riga, ma di questo ne parlerò meglio in un altro post...).
Quando ti abbandoni sul mio petto per le coccole e ti addormenti chiudendo quei begli occhi stellati, comunque, sento che il raggiungimento del nirvana non è molto lontano...
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