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martedì 31 gennaio 2012

Nobel per la Pace

Il primo prototipo di ciuccio in gomma fu brevettato nella prima metà dell’Ottocento circa

Il ciuccio, detto anche "succhietto", "tettarella", oppure "aiutante magico dei genitori con alle spalle tre ore scarse di sonno", è sicuramente frutto di una mente geniale (sfido qualsiasi genitore a pensare il contrario).
Dovunque vada, c'è un padre o una madre subito pronto ad esclamare, gli occhi alzati al cielo "Ooooh, il ciuccio, benedetto sia chi l'ha inventato", "Se non ci fosse il ciuccio, chi dormirebbe più la notte?", "Santo ciuccio" e così via, in un crescendo di entusiasmo.
Tu, avendo potuto "prendere il seno" per un mese soltanto, sei legatissima al ciuccio, ma in modo responsabile: decidi infatti, in completa autonomia, quando usarlo e quando invece toglierlo per poi magari riprenderlo dopo un paio di ore. Il ciuccio è la tua valvola di sfogo: lo mordi nervosamente, quasi a volerlo staccare a pezzi, quando stai mettendo un nuovo dentino (si può riscontrare, in questo frangente, una copiosa salivazione stile Boxer e l'emissione prolungata della consonante "m" come ad intonare una litania), oppure può diventare il tuo alleato quando non hai voglia di comunicare col resto del mondo e desideri isolarti come un vecchio eremita per abbandonarti lentamente tra le braccia di Morfeo (in questo caso si verificano le seguenti condizioni: insolito silenzio, sguardo fisso verso il basso, corrucciato, immobilità preoccupante e, talvolta, vocalizzi "ad libitum sfumando").
Altri utilizzi del tuo amato ciuccio non mi vengono in mente adesso, ma una cosa è certa: grazie a quel piccolo oggetto di gomma, anche i poveri genitori usurati dalla stanchezza e dallo stress tornano per un momento a respirare.
E allora, come ha saggiamente suggerito tuo padre, l'inventore del ciuccio merita un premio speciale:
il Nobel per la...Pace.

domenica 8 gennaio 2012

Un altro giro sul cavallino

Sabato pomeriggio: la noia la fa da padrona
Tutto il giorno a trotterellare verso la cucina (sperando di poter aprire, non vista, qualche cassetto "proibito"), a prendere e buttare in terra con rabbia i cubetti delle costruzioni, a tentare di ingurgitare le cose meno commestibili (terriccio dei vasi, polvere, reperti di pizza rinvenuti nel cestino della spazzatura), a scovare pericoli mortali in un innocente salotto che di tutto ha l'aria meno che di un vano letale, e a finire di continuo col sedere per terra per aver voluto correre anziché camminare. Incrocio per un attimo il tuo sguardo e capisco tutto: ti stai snervando fino a un punto di non ritorno.
Una telefonata ad un'altra mamma per sentire se il suo piccolo pargolo vuole venire a giocare con te sembra la soluzione a tutti i problemi:
- Pronto, ciao! Come va? Tutto ben...Ah. Capisco. Mannaggia...Allora rimettetevi! A presto!
Abbasso la cornetta con una smorfia di dolore. Mamma e pargolo hanno l'influenza. Dobbiamo passare al piano B.
- Vieni amore, ti metto il cappotto così andiamo a vedere i gattini (tipica scusa con la quale ti convinco a farti caricare sul passeggino per portarti fuori quando ti devo addormentare)
- Miao! - rispondi tu, tutta galvanizzata. 
Strizzo l'occhio a Babbo Ale, come Eva Kant al suo Diabolik dopo aver narcotizzato una vittima. 
- Andiamo...
Lui intuisce subito, si veste rapidamente e ci raggiunge.
Per sfinimento, abbiamo deciso di portarti a fare una passeggiata in centro, sperando che tu non ci guardi più come ci avrebbe guardato Nietzsche mentre pensava "La vita è come un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia...". 
I nostri occhi si fermano su un cavallino a gettoni piazzato di fronte a un negozio.
- Amore, guarda! Un bellissimo cavallino! Vuoi fare un giro??
I tuoi strilli di gioia confermano che la risposta è affermativa. Ti prendo e ti monto sul cavallino, inserendo cinquanta centesimi per farlo partire. Mentre sobbalzi sulla giostrina impazzita, io e Babbo Ale ti guardiamo con tenerezza, immensamente felici della tua felicità. 
Il giro, purtroppo, dura un minuto scarso: bum! Il cavallino si inchioda
Implorando un altro giro con la tua tattica persuasiva vincente (occhi sgranati da gattino abbandonato e labbrino tremolante), io e babbo rovistiamo nelle tasche alla ricerca di un' altra monetina da cinquanta centesimi, ma...ahimé, tiriamo fuori un euro, due euro, venti centesimi, dieci centesimi...Tutto tranne quello che ci servirebbe. La tua delusione è disarmante: scoppi a piangere, urli, finché babbo Ale se ne esce con un'idea geniale: tenerti lo stesso sul cavallino fermo e muoverti su e giù come se funzionasse ancora. Il tutto, ovviamente, nell'attesa di trovare un'anima caritatevole che ci possa cambiare le monete. 
Mentre babbo parte alla ricerca di un "aiutante magico" in possesso dei cinquanta centesimi incriminati, io tengo in piedi la farsa della giostra:
- Seeembra fermaa ma in realtà si muove eccomee - ridacchio, mentre tu non sembri molto convinta e mi guardi inarcando un sopracciglio come per dirmi "Non sono idiota".
- Guarda amoreee, come va veloce il cavallinooo - proseguo, dando spettacolo a un paio di passanti che mi squadrano con disgusto, quasi a volermi dire "Brutta spilorcia insensibile, perché non fai partire la giostra per quella povera creatura?? Sono solo cinquanta centesimi! Cosa aspetti, madre degenere??". 
Finalmente arriva babbo agitando trionfante i cinquanta centesimi:
- Ce l'ho fatta! Ce l'ho fatta!
In men che non si dica, il cavallino torna a correre e a nitrire. Tu, riconoscente, ci lanci uno sguardo appagato e adorante che racchiude in sé tutte le risposte possibili alla domanda "Perché vale la pena farsi stravolgere la vita da un figlio?".

giovedì 22 dicembre 2011

La "testimonial" dell'uva

- Hai visto che bel bimbo, Pati? E' il testimonial dei tuoi pannoloni, ossia è stato scelto per rappresentare quel prodotto.
Tu, intenta a dare il biberon al tuo Matteo (bambolotto biondo di cui ormai ti senti madre a tutti gli effetti), alzi per un attimo la testolina castana coronata da due codine dritte e simmetriche e scruti con diffidenza il baby-attore. "Ma che diavolo ride che si è riempito di cacca fino agli occhi", sembri pensare mentre lui sghignazza e si fa pulire dalla mamma senza fiatare. "Questo scemo ride quando lo spogliano e lo fanno restare nudo e immobile e...trova persino la forza di emettere gridolini di approvazione mentre lo rigirano come una trottola per appioppargli quel mutandone di plastica stretto e scomodo! Ma io mi domando...che cervello può avere uno che gode ad essere torturato in quel modo??".
- Ti piacerebbe fare la testimonial dei pannoloni come quel bimbo, Pati?
- Gnò! - rispondi inorridita sgranando i tuoi occhi tondi.
- E allora...di cosa vorresti essere la testimonial, gioia mia?
- Uva! - annunci, senza la minima esitazione.

domenica 4 dicembre 2011

Cartoonite

Quando due diventano genitori entrano a far parte di un mondo nuovo, fatto di foreste incantate, conigli che mangiano la marmellata, orsacchiotti che ballano, canzoncine allucinogene...
La "cartoonite" è un disturbo congenito che colpisce madri e/o padri di bambini che guardano i programmi di "Cartoonito", canale presente sul digitale terrestre. Basterà passare un'ora al giorno per due mesi di fronte a "Baby Looney Tunes" e "Il trenino Thomas" e questi, assieme al camioncino Chuck, si ripresenteranno nella notte durante la fase REM, accompagnati dalle loro sigle martellanti. Li vedrai correre, cantare, rincorrersi...il tutto fino a farti perdere completamente il sonno.
Attenzione: tutto ciò, come se non bastasse, si verifica anche durante la giornata. Ti stai arrovellando il cervello per ricordare le cifre di un numero di telefono?? Ti torna in mente la sigla del trenino Thomas.
Devi portare a termine un compito oneroso? Ecco che ti si parano davanti i Baby Looney Tunes. Sei stanco/a e avresti bisogno solo di liberare la mente e rilassarti?? Hello Kitty è lì che ti aspetta, ben nascosta in un angolino del tuo cervello e pronta a farti "tana" non appena ti addormenti.
A proposito di lievi degenerazioni cerebrali causate da canzoni per bambini, mi ricordo che un giorno, mentre camminavo verso la mia facoltà, vidi uscire dall'ospedale alcuni dottori ancora in camice, diretti probabilmente verso il bar per la pausa caffè.
Uno di loro, brizzolato e sovrappensiero, lo sguardo perso nel vuoto, mentre i colleghi discutevano di una colecistectomia, intonò improvvisamente "Il coccodrilloooo comeee faaa, pa pa pa pa paa...".
All'epoca non ero ancora diventata mamma, perciò la cosa mi sorprese e pensai subito "Quel tizio non deve avere le rotelle tutte a posto".
Invece, adesso anch'io ho provato sulla mia pelle cosa significa uscirsene da una cena tra amici con la sensazione di avere Bugs Bunny sulla spalla che mordicchia una carota e ti dice "Mi sono proprio divertito stasera".
Povero dottore brizzolato, non eri matto, eri "solo" un papà.

martedì 22 novembre 2011

Storia di un treno

Molto spesso, al mattino, io e nonno Puma ti portiamo a vedere i treni alla stazione.
All'arrivo del tuo amico roboante, esclamo:
- Eccolo, Pati, guarda! Salutalo!
 Tu, scoppiettante di gioia, alzi la manina e fai "ciao", lui sfreccia davanti ai tuoi occhi incantati, prosegue il suo cammino fino a diventare un puntino lontano e, ad un tratto, si dilegua tra la vegetazione.
Stupita, mi guardi e sorridi. Anch'io sorrido, pensando a com'è buffa la vita: su quel treno ho trascorso tante ore, mi ha portata all'università per tre lunghi anni; adesso, invece, lo guardo arrivare per far divertire te, la mia bambina di dieci mesi e mezzo.
Quando ero piccola, l'arrivo del treno era un momento magico, lo aspettavo con frenesia, tirando per il braccio tuo nonno e strillando "Quando arriva il treno?? Quando arriva??".
Mi aggrappavo alla rete che separava la ferrovia dalla strada e...non appena lo vedevo, palpitante di eccitazione, muovevo la manina e gridavo "Ciaooooo trenoooo!!!". Lui, sfrecciandomi davanti, mi rispondeva con un bel fischio. Emozionante.
Con grande dispiacere, ho notato che adesso i treni non fischiano più quando un bambino si sbraccia per salutarli, e quindi una cosa vorrei dire ai conducenti: se vedete un bambino che sventola in aria la sua manina per salutarvi, anziché proseguire a dritto ignorandolo, rispondetegli con un fischio come facevate ai miei tempi.
Si tratta di un piccolo gesto, ma ai loro occhi è qualcosa di molto grande.

martedì 8 novembre 2011

Impariamo dai bambini

Impariamo dai bambini 

A sporcarci di marmellata 


A osservare con stupore 

Il volo di un aquilone

Impariamo dai bambini


A render grandi le piccole cose


A far di un ramoscello un bosco incantato

E di un tappeto azzurro un cielo stellato... 

sabato 5 novembre 2011

La "pumite"

Il nome lì per lì non ti dirà niente, ma se lo analizzerai a fondo capirai che deriva da "puma", e "Puma" è il soprannome di nonno Geggio.
La pumite è un raptus violento che ti prende soprattutto sul far della sera, quando in realtà dovresti dormire. Ad occhi sbarrati, cerchi disperatamente la sagoma di nonno Puma che a momenti scompare per ritirarsi nella sua "tana" (la camera-studio al piano di sotto).
La tv è sintonizzata su "Cartoonito", ogni sera trasmettono lo stesso cartone animato con protagonisti dei pupazzi che ricordano un po' i Teletubbies, un mantra per favorire il sonno dei più piccoli. Recita più o meno così:
- Fate la nanna, Pontipines...e tutti adesso fanno la nanna...Upsy Daisy, Makka Makka e Tombliboo fanno la nanna...ma...cosa vedo???Attenzione! C'è ancora un bambino che non sta facendo la nanna! Iggle Piggle! - e a quel punto, mentre tu rimani immobile in venerazione al cospetto del pupazzo ribelle, io e nonna commentiamo: "Ecco, il tuo nuovo soprannome sarà Iggle Piggle! Sei come lui, non vuoi mai andare a letto la sera!".
Alla parola "letto" scatta la pumite: in nonno sai che trovi sempre un alleato, sai che ti giustifica ogni malefatta, che ti fa da "palo" in ogni situazione. Affetta da pumite acuta, gattoni verso il nonno e inizi a frignare, a lamentarti, comunicandogli in gergo che hai bisogno di aiuto. Complice e protettivo, il Puma ti prende in braccio e inizia a farti girare per la stanza. Tu sghignazzi tutta soddisfatta, nel frattempo anche Iggle Piggle è andato a letto e il cartone animato si conclude con un quadretto idilliaco molto poco realistico di tutti i pupazzi che ronfano felici.
Iggle Piggle

giovedì 3 novembre 2011

Quelli che rompono...le uova nel paniere

Ci sono giornate in cui ti addormenti dopo pranzo senza bisogno della solita artiglieria pesante; d'improvviso noto che il tuo sguardo, da pungente e divertito, diventa statico, fisso nel vuoto. Ci siamo: è il segnale che ti stai addormentando. Cominci a dondolare a destra e sinistra, la testa che ruota disegnando ampi cerchi come in una sessione di yoga, poi assumi uno sguardo truce tipo Marlon Brando ne "il Padrino", abbassi la testa e gli occhi piano piano si chiudono. A volte ti addormenti così, con la testa piegata in avanti, allora io ti sollevo leggermente e ti sdraio sul passeggino. Ogni tanto mi fermo a guardarti mentre sonnecchi: le labbra dischiuse, a forma di cuore, le ciglia delicate che fanno da velo sugli occhi, le guance rosate e piene, i capelli castano-biondo che incorniciano il volto...I bambini quando dormono sono ancora più belli, hanno un candore e una grazia insuperabili. Così, mentre fai la nanna tutta infagottata nel tuo piumino, qualche volta ti porto ai giardini pubblici oppure in centro. Quando mi ripeto, tutta soddisfatta, "Guarda come ronfa, ce l'ho fatta a farla dormire subito oggi, è bastato pochissimo!" è la volta buona che arriva puntualmente qualcuno che non mi vede da secoli e, notando il passeggino, mi avvicina strillando vari "Che bello vedertiiii caaaraaaaaaa", "Come ci si senteeee ad essere mammaaaaaa????", "Che mamminaa giovaneee, bravaa, bravaaa". Io saluto, ma sottovoce, e puntualizzo subito "Dorme" indicando il passeggino. Il più delle volte l'interlocutore capisce e abbassa i toni, ma certe volte c'è chi si scalda ancora di più e lancia un grido da coyote:
- UHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH! La picciiiiiinaaaaaaaaa! Fammela vedereeeeeeeeeeeeeeeeeeee!...AAAAHHHHHHHHHH com'è bellaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
Il risultato lo puoi immaginare: io mi sento gelare, tu sobbalzi, spalanchi gli occhi e, spaventatissima, inizi a piangere. Per calmarti spesso ci vuole più di mezz'ora, per riaddormentarti a volte non basta nemmeno un pomeriggio intero.

mercoledì 2 novembre 2011

Fretta di crescere? No, grazie.

Un pomeriggio, facendo zapping col telecomando, mi sono imbattuta in un programma che mostrava alcuni bambini "prodigio" intenti a ripetere nozioni di geografia, storia e letteratura a soli due anni. Mi sono soffermata ad ascoltare e ho provato una sensazione strana, ben lontana dalla curiosità e dal compiacimento.
Il programma mostrava una bambina che a due anni sapeva già leggere come un adulto grazie a uno speciale training che potenzia le capacità. In parole povere, si può arrivare a trasformare dei bambini sotto i quattro anni in piccoli Einstein in grado di parlare, scrivere e leggere meglio dei loro genitori.
Interessante? Geniale? Innovativo?
Per quanto mi riguarda, i bambini dovrebbero avere il diritto di crescere secondo i loro ritmi naturali.
Perché privarli prematuramente della spensieratezza che in futuro tante volte rimpiangeranno?
C'è tempo per diventare grandi e provare il morso dello stress e delle preoccupazioni.
L'idea che esista un programma che plasma genietti obbligati a non deludere mai più i genitori mi fa rabbrividire, l'infanzia è un periodo di gioia e i bambini sono scanzonati per natura, sporchi di pappa o di marmellata, sorridenti sull'altalena...Un bambino privato della sua beata incoscienza è un bambino triste, oppresso, spesso bloccato nelle esternazioni affettive per un eccesso di rigidità morale.
Non nego che sia bello insegnare qualcosa di nuovo ai nostri figli, ma sarebbe giusto non pretendere di bruciare troppo le tappe.
A ogni cosa il suo tempo, e i nostri bambini ci ringrazieranno.

mercoledì 19 ottobre 2011

L'importanza della lode

"Tutti i bambini nella prima parte della loro infanzia sono egocentrici, questa caratteristica è tipica del loro sviluppo cognitivo, linguistico e affettivo. Il concetto di egocentrismo infantile è stato introdotto dalla teoria dello sviluppo mentale di Piaget, elaborata attraverso centinaia di osservazioni dirette del comportamento infantile. L’impianto teorico prevede che il bambino crescendo attraversi degli stadi ben definiti che illustrano come avviene lo sviluppo cognitivo. Il neonato è egocentrismo puro in quanto è in grado solo di esercitare i propri riflessi e rifiuta ogni oggetto che non soddisfa i propri bisogni, non ha ancora sviluppato dei confini tra la consapevolezza dei sé e del mondo esterno".

Egocentrici sì, senza dubbio, ma anche molto sensibili all'adulazione, aggiungerei.
Andiamo per gradi.
Fino a poco tempo fa la giornata-tipo assieme a te si poteva riassumere più o meno nel seguente modo:
1) Risveglio
2) Cambio del pannolone: tu urli, strilli, tiri calci, sgusci via gattonando fino alla testiera del letto; io cerco di riacchiapparti per adagiarti sul fasciatoio. Effettuando questa mansione perdo quattro mesi di vita.
3) Cerco di vestirti, ma tu inizi nuovamente a strillare, ti agiti come una lucertola, chiami all'appello "mamma", "nonno", "nonna", "babbo" e "tato" (probabilmente il tuo pupazzo), poi - dopo una lotta estenuante - decidi di farti mettere i pantaloni. Al termine della missione ho perso sei mesi di vita.
4) Ti imbocco per darti la pappa, ma se hai la luna storta (cosa non molto difficile) inizi a sputare, sbavare, fare pernacchie, spargere la minestra sul tavolino del seggiolone modellandola come fosse pongo...Perdo altri quattro mesi di vita.
5) La sera cerco di addormentarti, ma spesso ti ribelli, strilli, non vuoi cedere al sonno anche se non ce la fai più a tenere gli occhi aperti. Perdo sei mesi di vita, otto se ho dovuto utilizzare l'artiglieria pesante (vedi post "Le peripezie di Babbo Eona").
Perciò ogni sera, quando andavo a letto, mi ritrovavo con quasi due anni in meno da vivere. Inquietante.
Non era semplice trovare una soluzione, ma stamattina mi sono svegliata particolarmente lucida e con una geniale espressione latina in testa: captatio benevolentiae.
Giocare la carta dell'adulazione. Lodare. Elargire complimenti. 
Funziona con gli adulti, figurarsi con un bambino che è la massima espressione del narcisismo.
Infatti, dopo pochissimi minuti, eccomi all'opera:
1) Risveglio
2) Cambio del pannolone: "Guardate com'è brava la mia piccola, come sta ferma, buona...lei è la migliore in assoluto" (l'operazione, incredibile ma vero, si conclude rapidamente e con successo. Mi riprendo quattro mesi di vita.)
3) Vestizione: "Nessuna bambina si fa vestire così bene, nessuna bambina è così calma e dolce...Guardate come infila il piedino nel pantalone..." (Operazione compiuta senza uno strillo. Mi riprendo sei mesi di vita.)
4) Momento della pappa (entra in scena Sofia, la bambina fittizia da non prendere assolutamente ad esempio): "Guarda Sofia, guarda la Pati, come mangia tutta la pappa...lei sì che è brava, mica come te che sei stupida e sputi tutto per terra...invece la Pati è bravissima!Ce ne fossero, di bimbe buone come lei!"(Finisci tutta la pappa sorridendo e io mi riprendo quattro mesi di vita).
5) Stasera, quando scatterà l'ora della nanna, ti ammansirò parlandoti di Sofia che non vuole mai dormire e dice sempre "Cosa darei per riuscire a fare subito la nanna come la Pati...".

Sofia piano piano diventerà il tuo incubo, ma sono convinta che i risultati non tarderanno ad arrivare.

martedì 11 ottobre 2011

Strafalcioni...da marmocchio!

Quando si è piccoli, certe espressioni e certe parole un po' più strane del normale vengono immediatamente storpiate o fraintese, con gran sollazzo degli adulti.
Anche la tua mamma, giusto per fare un esempio, durante la sua infanzia ha sfornato un discreto repertorio di strafalcioni:

1) Maggio 1992. Al telegiornale non fanno altro che parlare della "strage di Capaci" e della morte di Falcone. Io, una spilungona di sette anni magrissima e occhialuta, un giorno chiedo a tua nonna:
"Mamy, ma...perché hanno fatto una strage di incapaci? Non potevano aiutarli, invece di ammazzarli tutti??"

2) Al primo anno di asilo, parlando con mamma in una giornata di pioggia, dico: "Qua ogni gionno piove, piove, folse viene la diluvione come a Filenze".
Mi chiedevo: se si dice "diluvia", perché bisogna dire "alluvione" e non "diluvione"??
Non fa una grinza, come ragionamento...

3) Ancora ai tempi dell'asilo: per alcune sere di fila sento dire in tv: "Lavoro al nero", "Aumenta il lavoro al nero", "Ancora lavoro al nero in un'altra città...". L'ennesima volta che al telegiornale dicono questa frase, spazientita mi rivolgo ai tuoi nonni ed esclamo: "Non è pottibile, onni gionno fanno lavolale quetto signole dell'Aflica...pecché ola non lavolano un po' lolo e lo lassano in pace??"

4) Quando avevo più o meno otto anni, al telegiornale sentii dire "Riciclaggio di denaro sporco". Indignata, commentai: "Perché non lo puliscono, questo denaro, prima di distribuirlo in giro?"

5) A sei anni mi chiesi seriamente perché tutte le persone, per fare del male a qualcuno, tirassero sempre qualche oggetto "contro un dente"(contundente).

6) Verso gli otto anni, ogni tanto, mi scappava detto "un albergo lussurioso" ("colpa" del tuo bisnonno che mi ha insegnato prestissimo alcuni brani della "Divina Commedia").

Naturalmente, di cose assurde ne ho dette molte altre, ma al momento ricordo solo le sovraeccitate...
Ops.



lunedì 10 ottobre 2011

I segreti dei bambini

Vivendo ogni giorno a contatto con un neonato l'impossibile si trasforma in possibile. Vediamo perché.
Piano piano, osservandoti ogni giorno, ho scoperto con immenso stupore che:
1) Braccia apparentemente corte possono arrivare a toccare oggetti posti alla distanza di un metro con una rapidità insospettabile e la precisione di un calibro a corsoio.
Ciò stravolge completamente le leggi della fisica e della meccanica: come possono elementi di una determinata lunghezza (escluse le molle, che sono oscillatori armonici) arrivare a toccare oggetti lontanissimi??
Passiamo, increduli, al secondo mistero:
2) Un corpo così piccolo (parlo specialmente dei primissimi mesi di vita) riesce a produrre quantità inverosimili di cacca, fino a superare persino le "prestazioni" della balenottera azzurra (che deteneva il primato).
3) Un bambino grasso (non è il tuo caso, tu sei una giusta via di mezzo, per ora) riesce a perdere diversi chili in pochissimo tempo, se mangia meno.
4) Bambino piccolo sta a pericoli nascosti nella casa come rabdomante sta ad acqua. Una triste realtà verificabile in ogni momento della giornata.
5) Un bambino piccolo cade spesso rovinosamente e non si fa quasi mai male sul serio. Tu, genitore, non appena lo ritrovi in terra perdi dieci anni di vita, impallidisci, ti senti svenire, ma lui ti guarda e...RIDE! Capito?? Ride!!
Pare che i bambini non contengano gomma, anche se a me resta qualche dubbio...
6) Il bambino capisce tutto quello che dicono gli adulti. Per questa ragione, ho iniziato a dirti sempre che la pappa è "deliziosa", "mmm che buona", "me la potessi pappare tutta iooo" e, non appena si avvicina tuo padre dicendo con una smorfia "Che schifo, puah, non la mangerei nemmeno fosse l'ultima cosa al mon...", non lo lascio neppure finire di parlare e lo fulmino fino a incenerirlo con lo sguardo.
7) Il bambino SA per istinto CHI lo prenderà in braccio anche quando fa i capricci. Ogni riferimento a tuo nonno è puramente casuale.


Ecco qua i sette segreti dei bambini, creature magiche, misteriose e affascinanti.

martedì 27 settembre 2011

"Tranquilli, sono i denti"

Quando avevi solo tre mesi, eri già piuttosto irrequieta e una notte urlasti per due ore consecutive nel cuore della notte. Io, serafica, consolai i tuoi nonni e tuo padre dicendo:
- Tranquilli, sono i denti, non vedete come si tocca con insistenza le gengive?? Ci siamo!
Verso i cinque mesi passasti un periodino che strillavi tutte le sere alle nove in punto come una gallina spennata e io, serafica, commentavo sempre:
- Tranquilli, sono i denti, a quest'epoca spuntano le prime gemme e i bambini, poveretti, soffrono tantissimo e piangono.
Verso i sette mesi, tuttavia, nemmeno l'ombra di un dente.

Adesso che hai quasi nove mesi la musica è sempre la stessa:

- La bimba ha rotto una ceramica della bisnonna! (Nonno Puma preoccupato)
- Tranquilli, sono i denti....
 
- La bimba sta distruggendo il bagno! (Nonna Laura in procinto di diventare Tina)
- Tranquilli, sono i denti...

- Ahhh, la bimba mi sta facendo lo shampoo con la pappa alle verdure! (Babbo Ale)
- Tranquilli, sono i denti...

- La bimba ha rovesciato tutto il vasetto di yogurt sul pavimento e piange da mezz'ora! (Amici di famiglia capitati - poveri loro! - nel momento sbagliato)
- Inquietudine, rabbia, frustrazione...Tipiche reazioni da denti.

Babbo Ale qualche giorno fa mi ha guardata negli occhi e ha detto:
"Se fossero i denti tutte le volte che lo dici tu, a quest'ora la bimba avrebbe delle zanne lunghe così.".

...COME DARGLI TORTO...