Ieri sera, al calduccio sotto le coperte, parlavamo degli OCCHI. Degli sguardi che ti prendono e ti portano via. Ognuno ha il suo veleno, c'è chi potrebbe morire per un paio di laghetti azzurri e chi invece sogna di correre a perdifiato tra le foglie di due prati verde smeraldo. Tu sostieni che i più belli siano quelli castano chiaro, con luminosi riflessi dorati che ti fanno abbassare lo sguardo come quando c'è troppo sole e devi chiudere le tende, io ti ho confessato che quelli che mi rubarono il cuore 11 anni fa sono marroni e liquidi come il cioccolato fondente, un mare scuro e gorgogliante dove mi sono smarrita e ancora c'è chi mi cerca, mi cerca, ma non mi trova. Quelli di babbo, che non per niente è diventato tuo padre. In certi occhi affoghi, altri ti accecano, altri ancora li puoi guardare per ore e non succede niente, riesci a parlare con la persona che li indossa senza mai esitare. E poi c'è il taglio. Non bastavano i colori, ci voleva anche il taglio a mandorla, quello sognante all'ingiù, quello tondo con la palpebra che sembra un tetto perfetto sotto al quale ripararsi per scambiarsi il primo bacio. Tu affermi che sono belli gli sguardi imploranti e impauriti, io ribatto che mi hanno sempre fatta innamorare gli occhi trasognati e incantati.
Poi c'è la dimensione. Tu gli occhi li vuoi grandi, anzi grandissimi, devono fagocitarti mentre li guardi, io cerco l'intensità. Se manca quella manca la magia, ma forse sei ancora troppo piccola per apprezzarla, bisogna aver già viaggiato in tanti occhi diversi per poter capire. Capirai anche tu, un giorno.
Difficile però: da uno con gli occhi grandi ti aspetti sempre qualcosa di più.
Anch'io da ragazzina veneravo gli occhi grandi, poi ho capito che se il cuore non è altrettanto grande è meglio lasciar perdere. Prima di santificare un cerbiatto, fatti un viaggetto nella sua anima, potresti inciampare in amare sorprese.
Ah, meglio che ti confessi anche questo: negli occhi di tuo padre si sta bene. Se chiedono di me rispondi che lì mamma è al sicuro.
Etichette
amicizia
(2)
amore
(26)
animali
(2)
astronomia
(1)
babbo
(11)
bambini
(13)
bambola
(1)
beatles
(1)
birbonate
(5)
buio
(1)
canto
(1)
capricci
(15)
cartoni animati
(11)
ciao
(1)
ciuccio
(1)
colori
(1)
consigli
(1)
critiche
(1)
dedizione
(2)
dentini
(4)
dolore
(6)
effetti indesiderati
(1)
emozioni
(20)
estivill
(1)
feste
(1)
figli
(1)
figlia
(8)
fiori
(1)
frutta
(3)
futuro
(6)
gelosia
(1)
genitori
(22)
giochi
(9)
gioia
(2)
hello kitty
(2)
ikea
(1)
inconvenienti
(2)
interessi
(1)
intervista
(4)
invenzioni
(1)
lettura
(1)
libri
(1)
lingue
(1)
malattie
(2)
mamma
(12)
mammona
(1)
margherite
(1)
mastite
(1)
misteri
(2)
mobili
(1)
musica
(3)
nanna
(1)
natura
(1)
nipote
(2)
noia
(1)
nonna
(1)
nonni
(13)
nonno
(1)
occhi
(1)
pannolone
(1)
pappa
(4)
parole
(9)
partenze
(6)
parto
(1)
passioni
(1)
paura
(5)
persone
(2)
poesie
(2)
primi passi
(1)
progressi
(10)
protettività
(5)
psicologia infantile
(4)
pubblicità
(1)
queen
(1)
ricordi
(8)
riflessioni
(14)
risate
(3)
ritorni
(2)
routine
(2)
segno zodiacale
(2)
sogno
(1)
sonnambulismo
(2)
sonno
(14)
stanchezza
(1)
strumenti musicali
(1)
supermercato
(1)
televisione
(1)
tempo
(2)
treno
(1)
tristezza
(4)
vaccino
(1)
vicini di casa
(1)
Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post
mercoledì 2 dicembre 2015
A me gli occhi
venerdì 27 aprile 2012
Tutta la verità su noi mamme
Noi mamme non siamo ciò che sembriamo, ovvero dei mostri crudeli che hanno dimenticato gli amici perché ormai interessate solo ai nostri marmocchietti perennemente fradici di pipì.
La verità è che non abbiamo neppure più il tempo per andare al bagno, figuriamoci per alzare la cornetta e fare un saluto ad un'amica. Lo so, lo so che sembra davvero impossibile e pretestuoso, ma finché una persona non prova non può capire. Anzi, personalmente ho avuto la fortuna di trovare amici che, pur non avendo ancora un figlio e famiglia, hanno capito tutto e si sono rassegnati a vedermi e sentirmi "a singhiozzo".
Tutto questo, parlando con le altre mamme, è apparso del tutto normale.
Un'altra cosa che ho notato è che una mamma è sempre sotto la lente d'ingrandimento: una sua minima defaillance nel chiudere il passeggino, un pianto troppo forte del figlio, il figlio che non dorme o che dorme troppo, che viene sgridato troppo o troppo poco...insomma, le critiche si sprecano.
L'altro giorno una mia amica si lamentava con me perché al supermercato suo figlio aveva rovesciato il sacchetto della spesa e una signora di una certa età l'ha ripresa come una scolaretta, sentenziando ad alta voce:
- Alle mie mani non avrebbe fatto così...Ah, queste mamme di oggi non hanno testa, hanno da pensare ad altre cose! (altro meraviglioso luogo comune)
Un'altra volta mi è stato raccontato da un'altra mamma che, al ristorante, il suo bambino di due anni piangeva e lei non riusciva a calmarlo; dopo dieci minuti un signore che era seduto accanto a lei si alzò urlando:
- Se non riesce a farlo smettere entro cinque minuti chiamo il padrone e regoliamo i conti!
Capito che situazione??
Tutti pronti a giudicare nei minimi dettagli un mestiere che è anche molto stressante e non solo appagante come potrebbe sembrare.
Se, oltre ad essere mamma, sei una GIOVANE mamma, allora sei spacciata, ti tacceranno sempre di inesperienza, di impreparazione, eccetera eccetera eccetera.
L'amore per un figlio è il più grande e totalizzante che esista al mondo, perciò in quello che facciamo per i nostri cuccioli ci mettiamo sempre tanta passione, tanta energia, ma se per una volta non riusciamo ad aprire il passeggino può anche darsi che siamo stanche; per (in?)spiegabili ragioni, infatti, il sonno non è più quello di una volta, anche se il piccolo riposa beatamente fino alle 10 del mattino successivo.
Un gioco per le mamme che leggono questo blog: provate a chiudere gli occhi e a ripensare alle critiche che avete ricevuto durante tutta la vostra vita da genitori. Se volete, scrivetemi pure ciò che vi è successo, raccontate le vostre disavventure.
La verità è che non abbiamo neppure più il tempo per andare al bagno, figuriamoci per alzare la cornetta e fare un saluto ad un'amica. Lo so, lo so che sembra davvero impossibile e pretestuoso, ma finché una persona non prova non può capire. Anzi, personalmente ho avuto la fortuna di trovare amici che, pur non avendo ancora un figlio e famiglia, hanno capito tutto e si sono rassegnati a vedermi e sentirmi "a singhiozzo".
Tutto questo, parlando con le altre mamme, è apparso del tutto normale.
Un'altra cosa che ho notato è che una mamma è sempre sotto la lente d'ingrandimento: una sua minima defaillance nel chiudere il passeggino, un pianto troppo forte del figlio, il figlio che non dorme o che dorme troppo, che viene sgridato troppo o troppo poco...insomma, le critiche si sprecano.
L'altro giorno una mia amica si lamentava con me perché al supermercato suo figlio aveva rovesciato il sacchetto della spesa e una signora di una certa età l'ha ripresa come una scolaretta, sentenziando ad alta voce:
- Alle mie mani non avrebbe fatto così...Ah, queste mamme di oggi non hanno testa, hanno da pensare ad altre cose! (altro meraviglioso luogo comune)
Un'altra volta mi è stato raccontato da un'altra mamma che, al ristorante, il suo bambino di due anni piangeva e lei non riusciva a calmarlo; dopo dieci minuti un signore che era seduto accanto a lei si alzò urlando:
- Se non riesce a farlo smettere entro cinque minuti chiamo il padrone e regoliamo i conti!
Capito che situazione??
Tutti pronti a giudicare nei minimi dettagli un mestiere che è anche molto stressante e non solo appagante come potrebbe sembrare.
Se, oltre ad essere mamma, sei una GIOVANE mamma, allora sei spacciata, ti tacceranno sempre di inesperienza, di impreparazione, eccetera eccetera eccetera.
L'amore per un figlio è il più grande e totalizzante che esista al mondo, perciò in quello che facciamo per i nostri cuccioli ci mettiamo sempre tanta passione, tanta energia, ma se per una volta non riusciamo ad aprire il passeggino può anche darsi che siamo stanche; per (in?)spiegabili ragioni, infatti, il sonno non è più quello di una volta, anche se il piccolo riposa beatamente fino alle 10 del mattino successivo.
Un gioco per le mamme che leggono questo blog: provate a chiudere gli occhi e a ripensare alle critiche che avete ricevuto durante tutta la vostra vita da genitori. Se volete, scrivetemi pure ciò che vi è successo, raccontate le vostre disavventure.
Siamo fallibili, è vero, ma non poi così tanto imperfette...
venerdì 6 aprile 2012
Cacoccio
Di ritorno da lavoro, tuo padre accusa un tremendo mal di gola misto a raffreddore e tosse (della serie "non facciamoci mancare niente"). Con le tonsille in fiamme, riesce appena a spiccicare parola, ma non appena deglutisce sente divampare il fuoco e quindi decide di parlare il meno possibile.
- L'ennesimo regalino della primavera - bofonchia, torvo in volto.
- Certo Ale...bah... - sospiro io.
- Che vorresti dire con quell'espressione? - mi interrompe lievemente alterato.
- No...niente...magari, ecco...
- Ecco...?
- Sei un catorcio - commento infine con estrema gentilezza.
- Che amore che sei...
Tu, che eri restata in silenzio ad osservare lo scambio di battute tra i tuoi genitori, ridacchi.
- Che ne pensi Pati? Ha ragione la mamma? Babbo è o non è un catorcio? - ti strizzo l'occhio.
Tu annuisci e ripeti, complice:
- Cacoccio.
- L'ennesimo regalino della primavera - bofonchia, torvo in volto.
- Certo Ale...bah... - sospiro io.
- Che vorresti dire con quell'espressione? - mi interrompe lievemente alterato.
- No...niente...magari, ecco...
- Ecco...?
- Sei un catorcio - commento infine con estrema gentilezza.
- Che amore che sei...
Tu, che eri restata in silenzio ad osservare lo scambio di battute tra i tuoi genitori, ridacchi.
- Che ne pensi Pati? Ha ragione la mamma? Babbo è o non è un catorcio? - ti strizzo l'occhio.
Tu annuisci e ripeti, complice:
- Cacoccio.
mercoledì 21 marzo 2012
intervista doppia impossibile 4
NONNA VS NIPOTE
Soprannome?
Nonna: Gu.Nipote: sembra il richiamo di una scimmia. Molto meglio il mio, Pati.
Età?
Nonna: non si dice l'età di una signoraNipote: è una babbiona
Nonna: Pati!!
Nipote: hihi. 15 mesi anche lei, dai, almeno la facciamo contenta.
Pregi dell'altro?
Nonna: è bella, simpatica, osservatrice, ha carattereNipote: simpatica, precisa, dinamica. Una saetta.
Difetti?
Nonna: piagnucolona, attaccata alle gonnelle di mamma, un po' troppo buona e generosa, le becca dai bimbi che vanno al nido perché non è abituata a difendersi.Nipote: ha sempre fretta, il suo mondo corre a duecento all'ora, è efficientissima ma la sua frase preferita è "Oddio, è tardi! Andiamo!". Quando mamma la chiama "Bianconiglio" ora capisco perché.
Cosa avete pensato quando vi siete viste la prima volta dopo il parto?
Nonna: Oddio, è una bambola...Nipote: Ha cronometrato la mia nascita??? Simpatica.
C'è qualcosa che vorreste dirvi?
Nonna: Sei una ganza, come si dice qua in ToscanaNipote: Sei in ritardo all'appuntamento dal dott...no, aspetta, era uno scherzo...Nonna??? Nonna???
Intervista doppia impossibile 3
NONNO VS NIPOTE
Nipote: Pati. Puma...hihihihi, mi fa ridere ogni volta che lo sento!
Nipote: cambi argomento eh? Dai, dì che hai 15 mesi anche te...
Nonno: 15 mesi come la mia bellissimaaaa...
Nipote: Non fateci caso, fa sempre così tutto il giorno, lo giustifico per l'età. Comunque, è il nonno più innamorato che abbia mai visto. Dico sul serio, mi fa sentire speciale.
Nipote: fosse un corteggiatore sarebbe un po' opprimente, ma è mio nonno...
Nipote: anche lui è già cotto di me...
Nipote: il cappello di Hello Kitty in testa ti dona.
Soprannome?
Nonno: PumaNipote: Pati. Puma...hihihihi, mi fa ridere ogni volta che lo sento!
Età?
Nonno: vieni dal gnogno, amore...Nipote: cambi argomento eh? Dai, dì che hai 15 mesi anche te...
Nonno: 15 mesi come la mia bellissimaaaa...
Pregi dell'altro?
Nonno: come faccio in una sola intervista a dire che è bella, brava, simpatica, intelligente, la mia piccinaaa, la mia bellissimaaa, la mia morosaaaaa...Nipote: Non fateci caso, fa sempre così tutto il giorno, lo giustifico per l'età. Comunque, è il nonno più innamorato che abbia mai visto. Dico sul serio, mi fa sentire speciale.
Difetti?
Nonno: che domanda stupida, la mia bellissima non ha difetti...Nipote: fosse un corteggiatore sarebbe un po' opprimente, ma è mio nonno...
Cos'hai pensato quando hai visto l'altro dopo il parto?
Nonno: è un gattino!Nipote: anche lui è già cotto di me...
Cosa vorreste dire all'altro?
Nonno: tutto quello che voglio dirle lo sa già, la mia bellissimaaaNipote: il cappello di Hello Kitty in testa ti dona.
martedì 20 marzo 2012
intervista doppia impossibile 2
FIGLIA VS BABBO ALE
Soprannome?
Babbo Ale: PrauinoFiglia: Prauino?? Oh my God! Non ti vergogni ad uscire di casa?? Comunque ribadisco, Pati
Età?
Babbo: 27 anni...Figlia: sta barando! Ne fa 28 il 3 di aprile!
Babbo: gnnn...e va bene, 28.
Figlia: quasi 15 mesi. Tze, ti prendo di tacco, cariatide.
A che età hai iniziato a parlare?
Babbo: bohFiglia: perché, adesso parla?? :D Io a sette mesi.
A che età hai iniziato a camminare?
Babbo: 10 mesiFiglia: 11 mesi...maledizione, mi ha superato...
Pregi dell'altro?
B: è dolce, bella, simpatica, sveglia, tenace, ricettiva, e poi ha uno spiccato senso della meccanica e dell'elettronica, il che mi rende molto fiero.Come smonta le cose lei non lo fa nessuno! Peccato che poi non le rimonti...F: Mah, aspetta che ci penso...massì, dai, è divertente, ama la meccanica, se mi sporco non mi sbrana come fa mia nonna, è cotto di me e io ne approfitto per fare quello che voglio. Il fatto che sia un maschio rende la cosa più semplice, visto che con gli uomini basta fare due moine e gli occhi dolci e sono subito ai tuoi piedi.
Difetti?
B: Non ne ha!F: Esagerato!
B: Mh, okay, se proprio devo trovarne uno...è testarda e capricciosa.
F: Ora ci siamo. Lui invece è un po' pigro e ogni tanto fa un gioco online con dei mostri orrendi.
Cosa hai pensato quando hai visto l'altro per la prima volta dopo il parto?
B: Oddio...chi è questa bambola????? Veramente è mia??F: Oddio, chi è questo rimbambito? Perché mi guarda come se avesse visto la Madonna??
C'è qualcosa che volete dirvi?
B: Sei s.t.r.a.o.r.d.i.n.a.r.i.a.F: Sei un ottimo poggiapiedi per la notte...
lunedì 19 marzo 2012
intervista doppia impossibile
INTERVISTA DOPPIA MAMMA/PATI
Soprannome?
MAMMA: Minzalconien, da abbreviare in Minzi (storpiatura di una miscela chimica, il benzalconio...le reminescenze di chimica del Puma sommate alla sua fervida fantasia danno questi risultati )FIGLIA: Pati (da "patata")
Età?
MAMMA: 27 anni freschi freschi (sob)FIGLIA: 15 MESI ancora da fare (tiè!)
La cosa più bella del mondo?
M: la mia cucciola, il suo odore, i suoi bacetti...F: buttare all'aria tutte le cose che trovo e dare i bacini alla mamma
La cosa più brutta?
M: Vedere la Pati che piange di sofferenza quando mette i dentini o le fa male il pancinoF: Mettere i denti o avere bua al pancino.
Dormite insieme?
M: Sì, dalle due di notte in poi fino al mattino la Pati torna a dormire con noi.F: La sera mi addormento nel lettone con mamma che mi racconta le storielle, poi verso le due o le tre di notte mi risveglio e mi ritrovo tutte le volte, stranamente, nel mio lettino, allora protesto e mi faccio rimettere nel lettone. Non hanno ancora capito che ho scoperto il loro gioco, questi ingenui...
Latte materno o artificiale?
M: Materno fino al primo mese compiuto, poi ho avuto una gravissima mastite e non ho più potuto allattare al seno, così sono passata all'artificiale.F: Boh, che ne so, mamma la sera prende una scatola, un cucchiaio, preleva della roba e la butta in un biberon pieno d'acqua. Il mattino dopo, fa la stessa cosa. io l'ho sempre vista fare così...Seno?? Cos'è il seno?
Lasciamo stare...A che età hai iniziato a dire qualcosa di più rispetto a "mamma"?
M: dieci mesiF: sette mesi (tiè!)
A che età hai iniziato a camminare?
M: 13 mesiF: 11 mesi...mi ero stufata di gattonare, volevo vedere il mondo da un'altra prospettiva...e poi l'uomo è bipede, mica striscia!
Per dormire, ninna-nanna o librino?
M: librino oppure racconti inventati da meF: ah, non era vera la storia del gatto Biagio?? Millantatrice! Comunque la ninna-nanna me la canto da sola, se devo aspettare 'sta qua che si addormenta prima di me sto fresca...
M: ...e sei anche estremamente intonata, con quella vocina dolce (ride)
I maggiori pregi dell'altra?
M: Magnetica, carismatica, generosissima...troppo forse, tenera, buona e avrà tanti corteggiatori se si mantiene così carina.F: Mi fa ridere tantissimo, gioca volentieri con me, è fantasiosa, canta tantissimo e mi prepara pappe gustose.
I difetti?
M: Testarda, capricciosa, lunatica, a volte passa la giornata a lamentarsi e non sa neppure lei perché. Al cambio del pannolone mi disintegra!F: Non ha molto senso pratico, è un'artista "nelle nuvole", si preoccupa troppo per me, ma io so badare a me stessa, sissignori! Ho più di un anno, dopotutto!
Il primo pensiero quando vi siete viste per la prima volta dopo il parto?
M:"Eccoti, finalmente ti ho conosciuta! Oddio, quanto sei bella!"F: "...Ma che diavolo ci faccio qua?? E questa chi è?? Ommammaa quanta luceee!!!!! Spegnete un po' di lampadine, che così mi accecate! Ma chi me l'ha fatto fare di uscire?? Voglio tornare alla mia vitaaaa uterinaaa!"
Sogno nel cassetto?
M: Mandare la mia cucciola allo Zecchino d'OroF: Mandare in tilt il lettore dvd. L'altro giorno c'ero quasi riuscita, ma ha squillato il telefono e sono stata interrotta.
C'è qualcosa che vorreste dire l'una all'altra?
M: Sei la mia finestra sull'oceanoF: Sei un ottimo poggiapiedi per la notte...
martedì 31 gennaio 2012
Nobel per la Pace
Il primo prototipo di ciuccio in gomma fu brevettato nella prima metà dell’Ottocento circa
Il ciuccio, detto anche "succhietto", "tettarella", oppure "aiutante magico dei genitori con alle spalle tre ore scarse di sonno", è sicuramente frutto di una mente geniale (sfido qualsiasi genitore a pensare il contrario).
Dovunque vada, c'è un padre o una madre subito pronto ad esclamare, gli occhi alzati al cielo "Ooooh, il ciuccio, benedetto sia chi l'ha inventato", "Se non ci fosse il ciuccio, chi dormirebbe più la notte?", "Santo ciuccio" e così via, in un crescendo di entusiasmo.
Tu, avendo potuto "prendere il seno" per un mese soltanto, sei legatissima al ciuccio, ma in modo responsabile: decidi infatti, in completa autonomia, quando usarlo e quando invece toglierlo per poi magari riprenderlo dopo un paio di ore. Il ciuccio è la tua valvola di sfogo: lo mordi nervosamente, quasi a volerlo staccare a pezzi, quando stai mettendo un nuovo dentino (si può riscontrare, in questo frangente, una copiosa salivazione stile Boxer e l'emissione prolungata della consonante "m" come ad intonare una litania), oppure può diventare il tuo alleato quando non hai voglia di comunicare col resto del mondo e desideri isolarti come un vecchio eremita per abbandonarti lentamente tra le braccia di Morfeo (in questo caso si verificano le seguenti condizioni: insolito silenzio, sguardo fisso verso il basso, corrucciato, immobilità preoccupante e, talvolta, vocalizzi "ad libitum sfumando").
Altri utilizzi del tuo amato ciuccio non mi vengono in mente adesso, ma una cosa è certa: grazie a quel piccolo oggetto di gomma, anche i poveri genitori usurati dalla stanchezza e dallo stress tornano per un momento a respirare.
E allora, come ha saggiamente suggerito tuo padre, l'inventore del ciuccio merita un premio speciale:
il Nobel per la...Pace.
Il ciuccio, detto anche "succhietto", "tettarella", oppure "aiutante magico dei genitori con alle spalle tre ore scarse di sonno", è sicuramente frutto di una mente geniale (sfido qualsiasi genitore a pensare il contrario).
Dovunque vada, c'è un padre o una madre subito pronto ad esclamare, gli occhi alzati al cielo "Ooooh, il ciuccio, benedetto sia chi l'ha inventato", "Se non ci fosse il ciuccio, chi dormirebbe più la notte?", "Santo ciuccio" e così via, in un crescendo di entusiasmo.
Tu, avendo potuto "prendere il seno" per un mese soltanto, sei legatissima al ciuccio, ma in modo responsabile: decidi infatti, in completa autonomia, quando usarlo e quando invece toglierlo per poi magari riprenderlo dopo un paio di ore. Il ciuccio è la tua valvola di sfogo: lo mordi nervosamente, quasi a volerlo staccare a pezzi, quando stai mettendo un nuovo dentino (si può riscontrare, in questo frangente, una copiosa salivazione stile Boxer e l'emissione prolungata della consonante "m" come ad intonare una litania), oppure può diventare il tuo alleato quando non hai voglia di comunicare col resto del mondo e desideri isolarti come un vecchio eremita per abbandonarti lentamente tra le braccia di Morfeo (in questo caso si verificano le seguenti condizioni: insolito silenzio, sguardo fisso verso il basso, corrucciato, immobilità preoccupante e, talvolta, vocalizzi "ad libitum sfumando").
Altri utilizzi del tuo amato ciuccio non mi vengono in mente adesso, ma una cosa è certa: grazie a quel piccolo oggetto di gomma, anche i poveri genitori usurati dalla stanchezza e dallo stress tornano per un momento a respirare.
E allora, come ha saggiamente suggerito tuo padre, l'inventore del ciuccio merita un premio speciale:
il Nobel per la...Pace.
lunedì 23 gennaio 2012
Metti un pomeriggio all'IKEA...
Giovedì scorso siamo stati all'IKEA, tutti insieme: io, babbo Ale, tu, nonno Puma e nonna Laura.
La giornata degli italiani all'IKEA è meglio di un film comico: si inizia facendo incetta di matitine. Non si capisce perché, ma quelle matite corte e appuntite finiscono sempre per riempire borse, borsette, tasche di giubbotti, zainetti, sono come il miele per le api, l'italiano medio se ne imbosca in tutti gli anfratti almeno una decina (vedo già i lettori di questo blog annuire ridacchiando...).
Ingordi di matitine, ne nascondiamo senza pudore un mazzetto in tasca e ne scegliamo una che ci servirà a prendere appunti sui vari prodotti. E proprio sui nomi dei mobili IKEA ci sarebbe da scrivere un romanzo: la poltrona STORSELE ti fa venir in mente che, se la comprerai, ti storcerà la schiena; il lettino per bambini MAMMUT, a dispetto del nome imperioso, è un lettino minuscolo e schiacciato; la scrivania JERKER per un inglese sarà motivo di risatine maliziose; un bambino che nota un pupazzo, va dall'assistente, chiede il nome del giocattolo e quella le risponde con tono metallico "BARNSLIG ULVEN", novantanove su cento assume un'aria terrorizzata e decide di rimetterlo immediatamente sullo scaffale dove l'ha trovato; se uno dice "Ho montato il dispenser per lavello RINGSKAR", l'interlocutore potrebbe pensare più facilmente al batterista dei Beatles che a un rubinetto per distribuire il detersivo.
Tuttavia, anche se certi nomi IKEA possono ricordare il "linguaggio nero" dei servi di Mordor de "Il Signore degli Anelli", c'è della creatività notevole dietro a tutto questo.
La nomenclatura dei prodotti IKEA è un vero e proprio corso di lingua svedese e...non solo! Ci sono riferimenti anche al danese, al finlandese e al norvegese. Non avrei mai creduto che ogni nome del prodotto fosse collegato a un'area linguistica specifica, e invece con grande sorpresa ho scoperto che wikipedia, alla voce "IKEA", spiega in dettaglio l'origine di ogni nome.
La seguente fonte è tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/IKEA
La parola IKEA è un acronimo: IK dal nome di Ingvar Kamprad, fondatore dell'azienda; E da Elmtaryd, l'antico nome di Älmtaryd, il villaggio dello Småland dove Kamprad nacque; A da Agunnaryd, il tätort (località) dove visse.
Fa eccezione il sistema modulare di scaffali IVAR, che risale ai primi anni '70 e porta il nome del designer che l'ha inventato.
Il fondatore Ingvar Kamprad, che è dislessico, decise di nominare i mobili con parole e nomi propri piuttosto che codici o sigle rendendo i nomi dei vari prodotti più facili da ricordare.
Da laureata in Lingue Straniere non posso che esclamare: geniale, questo signor Kamprad!
La giornata degli italiani all'IKEA è meglio di un film comico: si inizia facendo incetta di matitine. Non si capisce perché, ma quelle matite corte e appuntite finiscono sempre per riempire borse, borsette, tasche di giubbotti, zainetti, sono come il miele per le api, l'italiano medio se ne imbosca in tutti gli anfratti almeno una decina (vedo già i lettori di questo blog annuire ridacchiando...).
Ingordi di matitine, ne nascondiamo senza pudore un mazzetto in tasca e ne scegliamo una che ci servirà a prendere appunti sui vari prodotti. E proprio sui nomi dei mobili IKEA ci sarebbe da scrivere un romanzo: la poltrona STORSELE ti fa venir in mente che, se la comprerai, ti storcerà la schiena; il lettino per bambini MAMMUT, a dispetto del nome imperioso, è un lettino minuscolo e schiacciato; la scrivania JERKER per un inglese sarà motivo di risatine maliziose; un bambino che nota un pupazzo, va dall'assistente, chiede il nome del giocattolo e quella le risponde con tono metallico "BARNSLIG ULVEN", novantanove su cento assume un'aria terrorizzata e decide di rimetterlo immediatamente sullo scaffale dove l'ha trovato; se uno dice "Ho montato il dispenser per lavello RINGSKAR", l'interlocutore potrebbe pensare più facilmente al batterista dei Beatles che a un rubinetto per distribuire il detersivo.
Tuttavia, anche se certi nomi IKEA possono ricordare il "linguaggio nero" dei servi di Mordor de "Il Signore degli Anelli", c'è della creatività notevole dietro a tutto questo.
La nomenclatura dei prodotti IKEA è un vero e proprio corso di lingua svedese e...non solo! Ci sono riferimenti anche al danese, al finlandese e al norvegese. Non avrei mai creduto che ogni nome del prodotto fosse collegato a un'area linguistica specifica, e invece con grande sorpresa ho scoperto che wikipedia, alla voce "IKEA", spiega in dettaglio l'origine di ogni nome.
La seguente fonte è tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/IKEA
La parola IKEA è un acronimo: IK dal nome di Ingvar Kamprad, fondatore dell'azienda; E da Elmtaryd, l'antico nome di Älmtaryd, il villaggio dello Småland dove Kamprad nacque; A da Agunnaryd, il tätort (località) dove visse.
Nomi dei prodotti [modifica]
I prodotti IKEA sono identificati da un solo termine. Molti di questi termini sono propri della lingua svedese. Sebbene ci siano delle eccezioni, molti nomi dei prodotti sono basati su uno speciale sistema di nominazione sviluppato da IKEA.- Divani, tavolini, scaffali: Toponimi svedesi
- Letti, guardaroba: Toponimi norvegesi
- Tavoli da pranzo e sedie: Toponimi finlandesi
- Tappeti: Toponimi danesi
- Librerie: Professioni
- Articoli per il bagno: Fiumi, laghi e baie scandinave
- Cucine: Termini grammaticali
- Sedie, scrivanie: Nomi maschili
- Tende: Nomi femminili
- Arredamenti per il giardino: Isole svedesi
- Illuminazione: Termini relativi alla musica, chimica, meteorologia, unità di misura, stagioni, mesi, giorni, imbarcazioni
- Biancheria da letto, coperte, cuscini: Fiori, piante, pietre preziose; termini relativi al dormire, comfort
- Articoli per bambini: Mammiferi, uccelli, aggettivi
- Tendaggi: Termini matematici e geometrici
- Utensili da cucina: Parole straniere, spezie, erbe, pesci, funghi, funzioni, frutta, verdure, aggettivi
- Scatole, quadri, orologi, cornici: Espressioni della lingua parlata, toponimi svedesi
Fa eccezione il sistema modulare di scaffali IVAR, che risale ai primi anni '70 e porta il nome del designer che l'ha inventato.
Il fondatore Ingvar Kamprad, che è dislessico, decise di nominare i mobili con parole e nomi propri piuttosto che codici o sigle rendendo i nomi dei vari prodotti più facili da ricordare.
Da laureata in Lingue Straniere non posso che esclamare: geniale, questo signor Kamprad!
domenica 8 gennaio 2012
Da dieci giorni...
Da dieci giorni sei di nuovo il caffè del mattino, le lenzuola sfatte, la tv accesa, l'odore della pioggia che mi accoglie non appena apro la porta per uscire, la luce che filtra titubante dalla finestra, il gatto insonnolito e pigro che mi guarda distrattamente dalla strada, lo scontrino della spesa accartocciato nella tasca, la fetta di pandoro sul tavolo di cucina, la calamita a forma di sole attaccata al frigorifero, il rumore dei passettini di nostra figlia, il silenzio della sera quando ci avvolge nel suo dolce torpore...
Da dieci giorni sei di nuovo tra di noi. Potrei essere banale, dire "E' stata dura", "Abbiamo passato un anno lontani...che eroi", ma è anche vero che la felicità si assapora meglio dopo un po' di lacrime e sacrificio, perciò bando alle lamentele e viva i lieto fine, anche se in ritardo, anche se anti-Mulino Bianco. Nel passato mi sei mancato, ti siamo mancate, certo, ma adesso siamo insieme ed è questo ciò che conta.
Bentornato, marito mio.
Da dieci giorni sei di nuovo tra di noi. Potrei essere banale, dire "E' stata dura", "Abbiamo passato un anno lontani...che eroi", ma è anche vero che la felicità si assapora meglio dopo un po' di lacrime e sacrificio, perciò bando alle lamentele e viva i lieto fine, anche se in ritardo, anche se anti-Mulino Bianco. Nel passato mi sei mancato, ti siamo mancate, certo, ma adesso siamo insieme ed è questo ciò che conta.
Bentornato, marito mio.
venerdì 6 gennaio 2012
Un Capodanno speciale
Dieci e mezzo di sera. Io tento di raccontarti una storia per tenerti calma, babbo cerca invano di accarezzarti una guancia, ma tu ancora non ne vuoi sapere di chiudere gli occhi e ti diverti a gattonare sul letto, rischiando varie volte di cadere in terra.
Undici di sera. Sembri stanca, ma a quanto pare non lo sei ancora abbastanza, perché commenti la favola di Cappuccetto Rosso che ti raccontiamo io e babbo con la verve di un cronista sportivo:
Voce narrante materna: "Ed ecco che Cappuccetto arriva nel bosco e trova il lupo...Il lupo le fa"
Voce narrante paterna (lievemente ingrossata): 'Ciaooo bella bambinaaa'
Voce fuori campo (tua): "Ao! Ao!"
Voce narrante paterna: "Cosa fai di belloo?"
Voce narrante materna (decisamente camuffata, come se avessi appena inalato dell'elio): "Vado dalla mia nonnaaa"
Voce fuori campo (tua): "Gnogna!"
Undici e mezzo di sera. Il temuto momento delle "testate a sorpresa" è arrivato. La prima vittima è tuo padre, che si avvicina fiducioso per darti un bacino e viene immediatamente colpito in pieno volto, sul naso.
Ululando di dolore, volta la schiena, mentre io, consapevole di essere la prossima vittima, prendo precauzioni premendomi un cuscino sul viso.
La testata arriva comunque, dritta sulla fronte, e riesce a farmi male nonostante lo "scudo" in piuma d'oca.
Il 2012 è alle porte, e io e tuo padre ne stiamo prendendo di santa ragione. Si prospetta proprio un bell'inizio dell'anno!
Undici e cinquantacinque. Dopo un'ora e mezzo di lotta, ti sei finalmente arresa. Riversa a pancia in giù sul letto, ti lasci massaggiare il pancino da me mentre babbo ti accarezza la testolina morbida.
Undici e cinquantasei..."Certo che come inizio dell'anno non è affatto male: qua sul letto accanto alla nostra creatura che tra pochi giorni festeggia il suo primo compleanno..."
Undici e cinquantasei..."L'anno scorso avevo una pancia enorme e cominciavo a non vedere l'ora di conoscere la mia bambina, e adesso eccoci qua. Meraviglioso."
Undici e cinquantasette..."Chissà dove saranno i miei amici, a quest'ora. Staranno per stappare lo spumante, a mezzanotte le coppiette si daranno il fatidico bacio sotto il vischio...Già, il vischio. Dov'è che l'ho visto? Attaccato alla porta? Mh, adesso vado a vedere. Tanto lei dorme."
Undici e cinquantotto..."Ecco il vischio. Lo metto qua accanto, tra due minuti ci servirà. La Pati è nel mondo dei sogni, adesso la metto nel suo lettin...No, dai, aspetto almeno mezzanotte".
Undici e cinquantanove..."Un minuto al 2012. Oh, s'è addormentato anche Ale. Ah no, ecco che si risveglia."
MEZZANOTTE.
Prendo il vischio, lo metto sopra le nostre teste e bacio babbo Ale. Fuori scoppiano i petardi, esplodono le risate, c'è molto rumore.
Nel mio cuore, nel silenzio della stanza, esplode una gioia incredibile: io, Ale e la nostra piccola. Insieme.
Io e babbo ci guardiamo, ti adagiamo sul tuo lettino, ti guardiamo mentre dormi e, sospirando, ci stringiamo forte.
Il Capodanno più bello della nostra vita.
Undici di sera. Sembri stanca, ma a quanto pare non lo sei ancora abbastanza, perché commenti la favola di Cappuccetto Rosso che ti raccontiamo io e babbo con la verve di un cronista sportivo:
Voce narrante materna: "Ed ecco che Cappuccetto arriva nel bosco e trova il lupo...Il lupo le fa"
Voce narrante paterna (lievemente ingrossata): 'Ciaooo bella bambinaaa'
Voce fuori campo (tua): "Ao! Ao!"
Voce narrante paterna: "Cosa fai di belloo?"
Voce narrante materna (decisamente camuffata, come se avessi appena inalato dell'elio): "Vado dalla mia nonnaaa"
Voce fuori campo (tua): "Gnogna!"
Undici e mezzo di sera. Il temuto momento delle "testate a sorpresa" è arrivato. La prima vittima è tuo padre, che si avvicina fiducioso per darti un bacino e viene immediatamente colpito in pieno volto, sul naso.
Ululando di dolore, volta la schiena, mentre io, consapevole di essere la prossima vittima, prendo precauzioni premendomi un cuscino sul viso.
La testata arriva comunque, dritta sulla fronte, e riesce a farmi male nonostante lo "scudo" in piuma d'oca.
Il 2012 è alle porte, e io e tuo padre ne stiamo prendendo di santa ragione. Si prospetta proprio un bell'inizio dell'anno!
Undici e cinquantacinque. Dopo un'ora e mezzo di lotta, ti sei finalmente arresa. Riversa a pancia in giù sul letto, ti lasci massaggiare il pancino da me mentre babbo ti accarezza la testolina morbida.
Undici e cinquantasei..."Certo che come inizio dell'anno non è affatto male: qua sul letto accanto alla nostra creatura che tra pochi giorni festeggia il suo primo compleanno..."
Undici e cinquantasei..."L'anno scorso avevo una pancia enorme e cominciavo a non vedere l'ora di conoscere la mia bambina, e adesso eccoci qua. Meraviglioso."
Undici e cinquantasette..."Chissà dove saranno i miei amici, a quest'ora. Staranno per stappare lo spumante, a mezzanotte le coppiette si daranno il fatidico bacio sotto il vischio...Già, il vischio. Dov'è che l'ho visto? Attaccato alla porta? Mh, adesso vado a vedere. Tanto lei dorme."
Undici e cinquantotto..."Ecco il vischio. Lo metto qua accanto, tra due minuti ci servirà. La Pati è nel mondo dei sogni, adesso la metto nel suo lettin...No, dai, aspetto almeno mezzanotte".
Undici e cinquantanove..."Un minuto al 2012. Oh, s'è addormentato anche Ale. Ah no, ecco che si risveglia."
MEZZANOTTE.
Prendo il vischio, lo metto sopra le nostre teste e bacio babbo Ale. Fuori scoppiano i petardi, esplodono le risate, c'è molto rumore.
Nel mio cuore, nel silenzio della stanza, esplode una gioia incredibile: io, Ale e la nostra piccola. Insieme.
Io e babbo ci guardiamo, ti adagiamo sul tuo lettino, ti guardiamo mentre dormi e, sospirando, ci stringiamo forte.
Il Capodanno più bello della nostra vita.
martedì 22 novembre 2011
Storia di un treno
Molto spesso, al mattino, io e nonno Puma ti portiamo a vedere i treni alla stazione.
All'arrivo del tuo amico roboante, esclamo:
- Eccolo, Pati, guarda! Salutalo!
Tu, scoppiettante di gioia, alzi la manina e fai "ciao", lui sfreccia davanti ai tuoi occhi incantati, prosegue il suo cammino fino a diventare un puntino lontano e, ad un tratto, si dilegua tra la vegetazione.
Stupita, mi guardi e sorridi. Anch'io sorrido, pensando a com'è buffa la vita: su quel treno ho trascorso tante ore, mi ha portata all'università per tre lunghi anni; adesso, invece, lo guardo arrivare per far divertire te, la mia bambina di dieci mesi e mezzo.
Quando ero piccola, l'arrivo del treno era un momento magico, lo aspettavo con frenesia, tirando per il braccio tuo nonno e strillando "Quando arriva il treno?? Quando arriva??".
Mi aggrappavo alla rete che separava la ferrovia dalla strada e...non appena lo vedevo, palpitante di eccitazione, muovevo la manina e gridavo "Ciaooooo trenoooo!!!". Lui, sfrecciandomi davanti, mi rispondeva con un bel fischio. Emozionante.
Con grande dispiacere, ho notato che adesso i treni non fischiano più quando un bambino si sbraccia per salutarli, e quindi una cosa vorrei dire ai conducenti: se vedete un bambino che sventola in aria la sua manina per salutarvi, anziché proseguire a dritto ignorandolo, rispondetegli con un fischio come facevate ai miei tempi.
Si tratta di un piccolo gesto, ma ai loro occhi è qualcosa di molto grande.
All'arrivo del tuo amico roboante, esclamo:
- Eccolo, Pati, guarda! Salutalo!
Tu, scoppiettante di gioia, alzi la manina e fai "ciao", lui sfreccia davanti ai tuoi occhi incantati, prosegue il suo cammino fino a diventare un puntino lontano e, ad un tratto, si dilegua tra la vegetazione.
Stupita, mi guardi e sorridi. Anch'io sorrido, pensando a com'è buffa la vita: su quel treno ho trascorso tante ore, mi ha portata all'università per tre lunghi anni; adesso, invece, lo guardo arrivare per far divertire te, la mia bambina di dieci mesi e mezzo.
Quando ero piccola, l'arrivo del treno era un momento magico, lo aspettavo con frenesia, tirando per il braccio tuo nonno e strillando "Quando arriva il treno?? Quando arriva??".
Mi aggrappavo alla rete che separava la ferrovia dalla strada e...non appena lo vedevo, palpitante di eccitazione, muovevo la manina e gridavo "Ciaooooo trenoooo!!!". Lui, sfrecciandomi davanti, mi rispondeva con un bel fischio. Emozionante.
Con grande dispiacere, ho notato che adesso i treni non fischiano più quando un bambino si sbraccia per salutarli, e quindi una cosa vorrei dire ai conducenti: se vedete un bambino che sventola in aria la sua manina per salutarvi, anziché proseguire a dritto ignorandolo, rispondetegli con un fischio come facevate ai miei tempi.
Si tratta di un piccolo gesto, ma ai loro occhi è qualcosa di molto grande.
mercoledì 2 novembre 2011
Fretta di crescere? No, grazie.
Un pomeriggio, facendo zapping col telecomando, mi sono imbattuta in un programma che mostrava alcuni bambini "prodigio" intenti a ripetere nozioni di geografia, storia e letteratura a soli due anni. Mi sono soffermata ad ascoltare e ho provato una sensazione strana, ben lontana dalla curiosità e dal compiacimento.
Il programma mostrava una bambina che a due anni sapeva già leggere come un adulto grazie a uno speciale training che potenzia le capacità. In parole povere, si può arrivare a trasformare dei bambini sotto i quattro anni in piccoli Einstein in grado di parlare, scrivere e leggere meglio dei loro genitori.
Interessante? Geniale? Innovativo?
Per quanto mi riguarda, i bambini dovrebbero avere il diritto di crescere secondo i loro ritmi naturali.
Perché privarli prematuramente della spensieratezza che in futuro tante volte rimpiangeranno?
C'è tempo per diventare grandi e provare il morso dello stress e delle preoccupazioni.
L'idea che esista un programma che plasma genietti obbligati a non deludere mai più i genitori mi fa rabbrividire, l'infanzia è un periodo di gioia e i bambini sono scanzonati per natura, sporchi di pappa o di marmellata, sorridenti sull'altalena...Un bambino privato della sua beata incoscienza è un bambino triste, oppresso, spesso bloccato nelle esternazioni affettive per un eccesso di rigidità morale.
Non nego che sia bello insegnare qualcosa di nuovo ai nostri figli, ma sarebbe giusto non pretendere di bruciare troppo le tappe.
Il programma mostrava una bambina che a due anni sapeva già leggere come un adulto grazie a uno speciale training che potenzia le capacità. In parole povere, si può arrivare a trasformare dei bambini sotto i quattro anni in piccoli Einstein in grado di parlare, scrivere e leggere meglio dei loro genitori.
Interessante? Geniale? Innovativo?
Per quanto mi riguarda, i bambini dovrebbero avere il diritto di crescere secondo i loro ritmi naturali.
Perché privarli prematuramente della spensieratezza che in futuro tante volte rimpiangeranno?
C'è tempo per diventare grandi e provare il morso dello stress e delle preoccupazioni.
L'idea che esista un programma che plasma genietti obbligati a non deludere mai più i genitori mi fa rabbrividire, l'infanzia è un periodo di gioia e i bambini sono scanzonati per natura, sporchi di pappa o di marmellata, sorridenti sull'altalena...Un bambino privato della sua beata incoscienza è un bambino triste, oppresso, spesso bloccato nelle esternazioni affettive per un eccesso di rigidità morale.
Non nego che sia bello insegnare qualcosa di nuovo ai nostri figli, ma sarebbe giusto non pretendere di bruciare troppo le tappe.
A ogni cosa il suo tempo, e i nostri bambini ci ringrazieranno.
giovedì 27 ottobre 2011
Il valore dei sogni
Oggi la maggior parte delle persone vanno talmente troppo di fretta che non si soffermano neppure più a pensare, a creare, a sognare. L'arte è vita, l'inventiva è la nostra linfa vitale. Mi auguro che tu possa diventare fantasiosa, creativa, sognatrice, senza cedere alla pressa del cinismo, della razionalità tout court. Cosa saremmo senza i nostri sogni, i nostri giardini segreti, le nostre oasi nascoste dove sostiamo a dissetarci dopo una delusione? Cosa c'è di più bello di poter scrivere una canzone, una poesia, mentre fuori il mondo corre a duecento all'ora e noi in silenzio, nella nostra camera, tingiamo di colori e di speranza un foglio di carta, oppure registriamo i nostri pensieri tamburellando le dita sulla tastiera del nostro computer?
Oggigiorno la parola d'ordine è "velocità". Si fa tutto di corsa, senza riprendere fiato, rischiando di inciampare, ma l'importante è correre, superare gli altri, come se la vita fosse una gara ad ostacoli.
Non voglio che tu diventi una tartaruga che si fa passare avanti da tutti, questo no, ma sarei ben felice se tu imparassi a lasciarti sciogliere in bocca la vita piuttosto che prenderla a morsi senza sentirne neppure il sapore.
Questo è quello che mi auguro per te, amore mio.
Oggigiorno la parola d'ordine è "velocità". Si fa tutto di corsa, senza riprendere fiato, rischiando di inciampare, ma l'importante è correre, superare gli altri, come se la vita fosse una gara ad ostacoli.
Non voglio che tu diventi una tartaruga che si fa passare avanti da tutti, questo no, ma sarei ben felice se tu imparassi a lasciarti sciogliere in bocca la vita piuttosto che prenderla a morsi senza sentirne neppure il sapore.
Questo è quello che mi auguro per te, amore mio.
Iscriviti a:
Post (Atom)


