Da un po' di tempo ho come l'impressione di avere in casa un piccolo ingegnere elettronico con un gusto perverso per i pulsanti: accendi e spegni il televisore, fai partire il lettore dvd, premi "play" e azioni il videoregistratore che ormai ha l'età di tua madre, poi in una frazione di secondo - il tempo di intravedere un fotogramma del video - hai già premuto "stop" ( inutile dire che ormai siamo rassegnati a vedere i film a frammenti).
I tuoi cartoni animati della Disney prima li seguivi tutti dall'inizio alla fine senza interruzioni e anch'io potevo rilassarmi accanto a te e guardarli in pace, adesso invece ogni dieci secondi gattoni verso il registratore e premi "stop", oppure - peggio ancora - spegni direttamente la televisione, girandoti poi verso di me con aria trionfante.
Ieri sera hai scoperto il piacere proibito del tasto di accensione del computer. L'hai premuto e...tac, s'è spento tutto di colpo. Ovviamente ho perso i dati non ancora salvati, ma una mamma sopporta questo ed altro.
A proposito di computer, qualche mese fa stavo parlando su Skype con tuo padre e non immaginavo che tu potessi afferrare la tastiera e combinare disastri, invece ti sottovalutavo: così, di punto in bianco, dalla mite creaturina di quattro mesi che si lascia cullare tra le braccia della sua mamma, ti sei trasformata in una belva assassina programmata per distruggere il mio computer, hai preso la tastiera, l'hai sollevata con una forza inaudita, l'hai lasciata ricadere e con le manine hai percosso a caso tutti i tasti che ti sono capitati a tiro.
Inorridita, ho guardato il monitor e ho cercato di richiudere le oltre trenta finestre che si erano aperte dopo il tuo "passaggio" ma queste, purtroppo, durante i miei tentativi di porre fine al disastro, si moltiplicavano senza pietà. Inoltre, sul desktop lampeggiava la scritta "ricerca virus in corso..." e Firefox era sintonizzato sull'opzione "Avvia navigazione anonima" (!).
Niente da fare, sei l'Attila dei computer, dove passi te non c'è più speranza per un pc.
Ancora un po' di tirocinio (chissà quanti documenti word mi spariranno) e l'informatica per te non avrà più misteri...
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venerdì 28 ottobre 2011
giovedì 27 ottobre 2011
Il valore dei sogni
Oggi la maggior parte delle persone vanno talmente troppo di fretta che non si soffermano neppure più a pensare, a creare, a sognare. L'arte è vita, l'inventiva è la nostra linfa vitale. Mi auguro che tu possa diventare fantasiosa, creativa, sognatrice, senza cedere alla pressa del cinismo, della razionalità tout court. Cosa saremmo senza i nostri sogni, i nostri giardini segreti, le nostre oasi nascoste dove sostiamo a dissetarci dopo una delusione? Cosa c'è di più bello di poter scrivere una canzone, una poesia, mentre fuori il mondo corre a duecento all'ora e noi in silenzio, nella nostra camera, tingiamo di colori e di speranza un foglio di carta, oppure registriamo i nostri pensieri tamburellando le dita sulla tastiera del nostro computer?
Oggigiorno la parola d'ordine è "velocità". Si fa tutto di corsa, senza riprendere fiato, rischiando di inciampare, ma l'importante è correre, superare gli altri, come se la vita fosse una gara ad ostacoli.
Non voglio che tu diventi una tartaruga che si fa passare avanti da tutti, questo no, ma sarei ben felice se tu imparassi a lasciarti sciogliere in bocca la vita piuttosto che prenderla a morsi senza sentirne neppure il sapore.
Questo è quello che mi auguro per te, amore mio.
Oggigiorno la parola d'ordine è "velocità". Si fa tutto di corsa, senza riprendere fiato, rischiando di inciampare, ma l'importante è correre, superare gli altri, come se la vita fosse una gara ad ostacoli.
Non voglio che tu diventi una tartaruga che si fa passare avanti da tutti, questo no, ma sarei ben felice se tu imparassi a lasciarti sciogliere in bocca la vita piuttosto che prenderla a morsi senza sentirne neppure il sapore.
Questo è quello che mi auguro per te, amore mio.
"Mamma" si può dire in sette modi diversi
Da più di due settimane non fai che ripetere "mamma". Il tuo "mamma" sembra il vocabolo di una lingua tonale, da quante sfumature prende a seconda dell'intonazione che usi. Ecco le principali:
1) "Maaaaaaaaaaammaaaa..." (tono da suocerina acida, risentito, le "a" superano le "m", intonazione decisamente verso l'alto ) = "Vienimi a prendere, qua non ci voglio più stare/questo non lo voglio più fare/!"
2) "Ma-ma-ma-ma" (intonazione verso il basso, ridendo divertita) = "Quanto sei divertente, mamma!"
3) "Mamma?" (tono interrogativo, secco) = "Beh? Non mi fai mangiare/bere/giocare-?"
4) "Maaammmmmmmmmaaa..." (tono caldo, pieno di pathos, le "m" - pronunciate in modo morbido e avvolgente - superano di gran lunga le "a") = "Vorrei poterti dire che ti voglio un mondo di bene"
5) "Ma-a-ma-a-ma-a" (pronuncia sincopata) = "Sono disperata, odio troppo il fatto di dovermi far cambiare il pannolone, lo puoi fare in un altro momento così mi dai il tempo di prepararmi psicologicamente?"
6) "Mam? Mam? Mam?" (forma interrogativa troncata) = "Ti richiamo alla mia attenzione"
7) "Maaaaaaaam" (forma esclamativa troncata, tipica delle prime ore del mattino) = "Sono appena sveglia e quindi non ho molta voglia di dire per intero le parole, ma tanto tu mi capisci lo stesso...Buongiorno!"
Il mio "mamma" preferito, si capisce, è il numero quattro. Oggi, poi, hai fatto una cosa che mi ha provocato i classici lucciconi agli occhi: dopo aver detto il tuo "mamma" numero quattro per ben tre volte di fila e con intensità crescente, tua nonna ti ha chiesto: "Cosa significa la mamma per te?" e tu, senza batter ciglio, hai schioccato la lingua dandomi un bacino da lontano e poi hai allargato le braccia per stringermi. Un'emozione che mi ha mozzato il fiato e mi ha lasciato stordita per tutta la giornata.
1) "Maaaaaaaaaaammaaaa..." (tono da suocerina acida, risentito, le "a" superano le "m", intonazione decisamente verso l'alto ) = "Vienimi a prendere, qua non ci voglio più stare/questo non lo voglio più fare/!"
2) "Ma-ma-ma-ma" (intonazione verso il basso, ridendo divertita) = "Quanto sei divertente, mamma!"
3) "Mamma?" (tono interrogativo, secco) = "Beh? Non mi fai mangiare/bere/giocare-?"
4) "Maaammmmmmmmmaaa..." (tono caldo, pieno di pathos, le "m" - pronunciate in modo morbido e avvolgente - superano di gran lunga le "a") = "Vorrei poterti dire che ti voglio un mondo di bene"
5) "Ma-a-ma-a-ma-a" (pronuncia sincopata) = "Sono disperata, odio troppo il fatto di dovermi far cambiare il pannolone, lo puoi fare in un altro momento così mi dai il tempo di prepararmi psicologicamente?"
6) "Mam? Mam? Mam?" (forma interrogativa troncata) = "Ti richiamo alla mia attenzione"
7) "Maaaaaaaam" (forma esclamativa troncata, tipica delle prime ore del mattino) = "Sono appena sveglia e quindi non ho molta voglia di dire per intero le parole, ma tanto tu mi capisci lo stesso...Buongiorno!"
Il mio "mamma" preferito, si capisce, è il numero quattro. Oggi, poi, hai fatto una cosa che mi ha provocato i classici lucciconi agli occhi: dopo aver detto il tuo "mamma" numero quattro per ben tre volte di fila e con intensità crescente, tua nonna ti ha chiesto: "Cosa significa la mamma per te?" e tu, senza batter ciglio, hai schioccato la lingua dandomi un bacino da lontano e poi hai allargato le braccia per stringermi. Un'emozione che mi ha mozzato il fiato e mi ha lasciato stordita per tutta la giornata.
martedì 25 ottobre 2011
Gioie della maternità
Non c'è cosa più bella di:
1) Vederti stiracchiare al mattino come un micetto mentre mi cerchi con lo sguardo e vorresti dirmi "Uah, che bella dormita mi sono fatta! Ora però coccoliamoci".
2) Sapere che, se mi sposto un attimo in un'altra stanza, tu mi aspetti fiduciosa e, al mio ritorno, mi accogli con le braccia aperte e un gran sorriso estasiato.
3) Sentirti miagolare "mamma" quando ti prendo tra le braccia e ti ricopro di baci.
4) Dormire abbracciata al tuo corpicino profumato e sentire le tue guance soffici che sfregano il mio collo.
5) Prepararti la pappa mentre tu mi osservi rapita e probabilmente pensi "Quante cose nuove posso imparare, ogni giorno che passa!"
6) Comprarti un gioco e capire, dai tuoi gridolini, che ho "colpito nel segno".
7) Insegnarti i nomi dei colori e degli animali in inglese e notare che anche a te, come a me, piace la meravigliosa lingua di Albione.
8) Farti ascoltare la musica e vedere che balli e canticchi con grande disinvoltura.
9) Cantare per te e scoprire che sei la mia fan più sfegatata.
10) Guardarti mentre ti diverti un sacco aggrappata al tuo cavallino a dondolo.
11) Ripensare al momento in cui sei nata e commentare, tra me e me "Sembra ieri, eppure..."
12) Riguardare le tue vecchie foto e confrontarle con il presente, concludendo che un bambino cambia di mese in mese in modo sorprendente.
13) Farti sentire il sapore di una cosa che non avevi mai mangiato prima e notare che schiocchi la lingua con grande compiacimento.
14) Rileggere i diari della gravidanza e sorridere pensando che adesso quel fagiolino è una birbantella con le codine e le scarpette per i primi passi.
15) Vedere che in famiglia hai riportato il sorriso anche a chi credeva di non poter ritrovare più la felicità.
16) Sapere che il prossimo Natale sarà il più bello degli ultimi anni perché ci sarai tu a renderlo speciale.
Per questo e molto altro, grazie. Ti amo, piccina.
1) Vederti stiracchiare al mattino come un micetto mentre mi cerchi con lo sguardo e vorresti dirmi "Uah, che bella dormita mi sono fatta! Ora però coccoliamoci".
2) Sapere che, se mi sposto un attimo in un'altra stanza, tu mi aspetti fiduciosa e, al mio ritorno, mi accogli con le braccia aperte e un gran sorriso estasiato.
3) Sentirti miagolare "mamma" quando ti prendo tra le braccia e ti ricopro di baci.
4) Dormire abbracciata al tuo corpicino profumato e sentire le tue guance soffici che sfregano il mio collo.
5) Prepararti la pappa mentre tu mi osservi rapita e probabilmente pensi "Quante cose nuove posso imparare, ogni giorno che passa!"
6) Comprarti un gioco e capire, dai tuoi gridolini, che ho "colpito nel segno".
7) Insegnarti i nomi dei colori e degli animali in inglese e notare che anche a te, come a me, piace la meravigliosa lingua di Albione.
8) Farti ascoltare la musica e vedere che balli e canticchi con grande disinvoltura.
9) Cantare per te e scoprire che sei la mia fan più sfegatata.
10) Guardarti mentre ti diverti un sacco aggrappata al tuo cavallino a dondolo.
11) Ripensare al momento in cui sei nata e commentare, tra me e me "Sembra ieri, eppure..."
12) Riguardare le tue vecchie foto e confrontarle con il presente, concludendo che un bambino cambia di mese in mese in modo sorprendente.
13) Farti sentire il sapore di una cosa che non avevi mai mangiato prima e notare che schiocchi la lingua con grande compiacimento.
14) Rileggere i diari della gravidanza e sorridere pensando che adesso quel fagiolino è una birbantella con le codine e le scarpette per i primi passi.
15) Vedere che in famiglia hai riportato il sorriso anche a chi credeva di non poter ritrovare più la felicità.
16) Sapere che il prossimo Natale sarà il più bello degli ultimi anni perché ci sarai tu a renderlo speciale.
Per questo e molto altro, grazie. Ti amo, piccina.
lunedì 24 ottobre 2011
Il canto della megattera
Da qualche giorno hai iniziato a cantare. Sì, hai letto bene, e hai anche una voce incantevole: intonata, melodiosa, armoniosa.
D'altra parte, non poteva essere diversamente: al secondo mese di gravidanza ho fatto un concerto, al terzo mese un'altra serata col gruppo, al quinto mese mi sono sposata e per il matrimonio ho cantato tutta la sera per gli invitati, infine all'ottavo (quando ero ormai una pancia ambulante) ho fatto la mia ultima comparsa sulle scene cantando solo tre brani, per giunta piuttosto soft (a 32 settimane l'udito del feto ha ormai completato il suo sviluppo, dallo spavento tu avresti cominciato a muoverti come una biscia e io avrei rischiato di partorire sul palco). Un giorno potrai dire: "Quando ho calcato il palcoscenico per la prima volta ero ancora un embrione", e nessuno commenterà che stai esagerando.
Dopo tutta questa serie di esibizioni, comunque, non mi sarei per niente sorpresa nel vederti nascere con un microfono in mano e una Gibson Les Paul a fianco.
Ma torniamo alla situazione attuale: allo scoccare dei tuoi dieci mesi canti divinamente.
Nonno Geggio, deliziato dalla tua vocina in pieno stile "Zecchino d'Oro", ha paragonato le tue performances al canto della megattera, un cetaceo misticeto che intona sempre la stessa melodia, una serie di vocalizzazioni con gradazione dal basso verso l'alto con aumento di frequenza.
Ringrazia pure tuo nonno se adesso in casa, per tutti, sei diventata "la Megattera".
.
D'altra parte, non poteva essere diversamente: al secondo mese di gravidanza ho fatto un concerto, al terzo mese un'altra serata col gruppo, al quinto mese mi sono sposata e per il matrimonio ho cantato tutta la sera per gli invitati, infine all'ottavo (quando ero ormai una pancia ambulante) ho fatto la mia ultima comparsa sulle scene cantando solo tre brani, per giunta piuttosto soft (a 32 settimane l'udito del feto ha ormai completato il suo sviluppo, dallo spavento tu avresti cominciato a muoverti come una biscia e io avrei rischiato di partorire sul palco). Un giorno potrai dire: "Quando ho calcato il palcoscenico per la prima volta ero ancora un embrione", e nessuno commenterà che stai esagerando.
Dopo tutta questa serie di esibizioni, comunque, non mi sarei per niente sorpresa nel vederti nascere con un microfono in mano e una Gibson Les Paul a fianco.
Ma torniamo alla situazione attuale: allo scoccare dei tuoi dieci mesi canti divinamente.
Nonno Geggio, deliziato dalla tua vocina in pieno stile "Zecchino d'Oro", ha paragonato le tue performances al canto della megattera, un cetaceo misticeto che intona sempre la stessa melodia, una serie di vocalizzazioni con gradazione dal basso verso l'alto con aumento di frequenza.
Ringrazia pure tuo nonno se adesso in casa, per tutti, sei diventata "la Megattera".
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domenica 23 ottobre 2011
Una bambolina che fa no, no, no
Domenica. Ore 19.00 circa. Babbo riparte per Verona (per la cronaca, questa settimana si è potuto fermare qua solo per un giorno).Ti prende in braccio, schiocca un bacio sulla tua guanciotta morbida, poi ti appoggia in terra per farti gattonare, bacia me, saluta tutti, apre la porta e se ne va.
Inizialmente non dai peso alla cosa e ti butti sui tuoi giocattoli, indignandoti a bassa voce con un pezzo delle costruzioni, ma dopo qualche minuto alzi la testina, guardi la porta e, scuotendo la testa, bofonchi corrucciata:
- Gnò!
Dopo pochi secondi, mi guardi con le sopracciglia aggrottate, osservi i tuoi nonni e scuoti la testa, quasi a chiedere "Beh? Voi non dite niente di questo abbandono improvviso?? Ogni settimana si ripete la stessa storia, esigo spiegazioni!
Torni a molestare il cubo delle costruzioni con un'aria strana, un mix di mestizia e disgusto.
Passano appena dieci secondi che già torni all'attacco; in un climax di aggressività, scaraventi il cubo con rabbia colpendo un'innocente paperella di gomma, gattoni fino al televisore, lo spegni, torni indietro fino a raggiungere il divano e ti aggrappi a un bracciolo; afferri la mia borsa, la sollevi per un manico rivelando una forza erculea, la lasci cadere sul pavimento con un tonfo sordo ed esclami:
- Gnò, gnò, gnò!
Io resto sul divano a godermi la scena, trattenendo un risolino divertito, mentre nonno Geggio commenta:
- Senti, ha imparato a dire di no! E chi la ferma più, ora!
- "E' una bambolina che fa no, no, no", cantava Michel Polnareff negli anni sessanta - commenta la nonna compiaciuta.
Cerco di prenderti in braccio per darti un bacino e farti una carezza sulla testa, ma ti sottrai alle mie premure ripetendo "Gnò, gnò, gnò", da leggere come "Rimanda a dopo le smancerie, ora lasciami sola nel mio dolore".
In genere l'età dei "no" è intorno ai due-tre anni, momento in cui il bambino sfoggia la sua sete di indipendenza e utilizza il "no" per porre dei confini tra le sue idee e quelle degli altri. Tu hai nove mesi e venti giorni (!).
Che dire? Speriamo sia stata solo la rabbia nel veder partire tuo padre...
Inizialmente non dai peso alla cosa e ti butti sui tuoi giocattoli, indignandoti a bassa voce con un pezzo delle costruzioni, ma dopo qualche minuto alzi la testina, guardi la porta e, scuotendo la testa, bofonchi corrucciata:
- Gnò!
Dopo pochi secondi, mi guardi con le sopracciglia aggrottate, osservi i tuoi nonni e scuoti la testa, quasi a chiedere "Beh? Voi non dite niente di questo abbandono improvviso?? Ogni settimana si ripete la stessa storia, esigo spiegazioni!
Torni a molestare il cubo delle costruzioni con un'aria strana, un mix di mestizia e disgusto.
Passano appena dieci secondi che già torni all'attacco; in un climax di aggressività, scaraventi il cubo con rabbia colpendo un'innocente paperella di gomma, gattoni fino al televisore, lo spegni, torni indietro fino a raggiungere il divano e ti aggrappi a un bracciolo; afferri la mia borsa, la sollevi per un manico rivelando una forza erculea, la lasci cadere sul pavimento con un tonfo sordo ed esclami:
- Gnò, gnò, gnò!
Io resto sul divano a godermi la scena, trattenendo un risolino divertito, mentre nonno Geggio commenta:
- Senti, ha imparato a dire di no! E chi la ferma più, ora!
- "E' una bambolina che fa no, no, no", cantava Michel Polnareff negli anni sessanta - commenta la nonna compiaciuta.
Cerco di prenderti in braccio per darti un bacino e farti una carezza sulla testa, ma ti sottrai alle mie premure ripetendo "Gnò, gnò, gnò", da leggere come "Rimanda a dopo le smancerie, ora lasciami sola nel mio dolore".
In genere l'età dei "no" è intorno ai due-tre anni, momento in cui il bambino sfoggia la sua sete di indipendenza e utilizza il "no" per porre dei confini tra le sue idee e quelle degli altri. Tu hai nove mesi e venti giorni (!).
Che dire? Speriamo sia stata solo la rabbia nel veder partire tuo padre...
venerdì 21 ottobre 2011
Nonno Geggio
Prima o poi doveva succedere: hai chiamato tuo nonno Sergio per nome.
Che fosse cotto stracotto di te non è mai stato un mistero, ma adesso io e tua nonna cominciamo seriamente a preoccuparci, dato che sono tre giorni che va su e giù per la casa ripetendo "piccina, piccina..." e vorrebbe addirittura svegliarti mentre dormi come un sasso (Distruggere il mio faticoso lavoro di un'ora! Inaudito!)
Gli uomini a volte si innamorano, in tarda età, di una donna molto più giovane di loro, tuo nonno invece ha provato i brividi della cotta senile con te che, appena nata, gli hai mostrato due occhi scuri e sorridenti incastonati in un musino tondo da gatta e...l'hai stregato all'istante.
Insomma, è successo: hai chiamato tuo nonno per nome. Eravamo al supermercato e tu, distrattamente, hai mormorato "nonno...". Fin qui niente di nuovo, l'avevi già detto altre volte, ma poi la nonna ti ha chiesto:
- Come si chiama nonno?
E tu, con disinvoltura:
- Geggio.
La reazione del nonno (ormai da tempo abituato a sentirsi chiamare in famiglia solo "Puma") è stata la seguente: rapido cambio di tonalità del viso, dal rosso geranio al rosa fucsia passando per un preoccupante madreperla (temevamo il collasso), balbettii incontrollati, tremore diffuso, risolini, bavetta alla bocca, sguardo inebetito e assente.
Se prima c'era qualche dubbio, ora sai che è definitivamente tuo.
Ora ti svelo un segreto: tuo nonno lo hai riportato letteralmente in vita, dopo un anno dalla scoperta della sua malattia e l'operazione. Sei il suo raggio di sole, la gioia che non si aspettava più. Al mattino, quando viene a salutarti, non sente nemmeno più la fatica delle quattro rampe di scale che vi separano. Fantastico.
Concludo questo post con una bellissima frase trovata su internet, esprime ciò che un nipote rappresenta per i suoi nonni :
"Un fiore che si schiude d'autunno fra i rami di un albero che perde le foglie. Uno lavora tutta la vita, non prende più in braccio un bambino e d'improvviso scopre la sua morbidezza. E la parte tenera di sé che aveva sempre trascurato. Sente che può lasciarsi andare. Così per il primo nipote c'è chi perde letteralmente la testa".
Che fosse cotto stracotto di te non è mai stato un mistero, ma adesso io e tua nonna cominciamo seriamente a preoccuparci, dato che sono tre giorni che va su e giù per la casa ripetendo "piccina, piccina..." e vorrebbe addirittura svegliarti mentre dormi come un sasso (Distruggere il mio faticoso lavoro di un'ora! Inaudito!)
Gli uomini a volte si innamorano, in tarda età, di una donna molto più giovane di loro, tuo nonno invece ha provato i brividi della cotta senile con te che, appena nata, gli hai mostrato due occhi scuri e sorridenti incastonati in un musino tondo da gatta e...l'hai stregato all'istante.
Insomma, è successo: hai chiamato tuo nonno per nome. Eravamo al supermercato e tu, distrattamente, hai mormorato "nonno...". Fin qui niente di nuovo, l'avevi già detto altre volte, ma poi la nonna ti ha chiesto:
- Come si chiama nonno?
E tu, con disinvoltura:
- Geggio.
La reazione del nonno (ormai da tempo abituato a sentirsi chiamare in famiglia solo "Puma") è stata la seguente: rapido cambio di tonalità del viso, dal rosso geranio al rosa fucsia passando per un preoccupante madreperla (temevamo il collasso), balbettii incontrollati, tremore diffuso, risolini, bavetta alla bocca, sguardo inebetito e assente.
Se prima c'era qualche dubbio, ora sai che è definitivamente tuo.
Ora ti svelo un segreto: tuo nonno lo hai riportato letteralmente in vita, dopo un anno dalla scoperta della sua malattia e l'operazione. Sei il suo raggio di sole, la gioia che non si aspettava più. Al mattino, quando viene a salutarti, non sente nemmeno più la fatica delle quattro rampe di scale che vi separano. Fantastico.
Concludo questo post con una bellissima frase trovata su internet, esprime ciò che un nipote rappresenta per i suoi nonni :
"Un fiore che si schiude d'autunno fra i rami di un albero che perde le foglie. Uno lavora tutta la vita, non prende più in braccio un bambino e d'improvviso scopre la sua morbidezza. E la parte tenera di sé che aveva sempre trascurato. Sente che può lasciarsi andare. Così per il primo nipote c'è chi perde letteralmente la testa".
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