Da quando sono diventata tua madre, mi capita spesso - non ridere! - di immaginarti improvvisamente ragazza alle prese coi primi amori, donna corteggiata ma selettiva, mamma premurosa e protettiva, nonna dolce e canuta che racconta le favole ai suoi nipotini sistemandosi gli occhialini tondi sul naso, oppure fidanzata, felicemente accoppiata ad un un tipo con cinque anelli al naso e il cavallo dei pantaloni che spazza per terra ad ogni passo, oppure a un ragazzino con un ciuffo di capelli (che, per inciso, gli copre anche la bocca) che infila quindicimila "cioè" in dieci minuti di conversazione, mi dice che Mozart era proprio figo, ma stupido perché poteva almeno fare un videoclip su MTV per farsi pubblicità e infine, guardandomi di sbieco, mi fa: "NONNA...eppure...cioé...anche se sei decrepita, staresti bene con un tatuaggio sulle chiappe!".
Nella migliore delle ipotesi, invece, ti immagino sedicenne, sdraiata sul letto a pancia in giù, intenta a fare la lezione. Busso alla porta, mi dici di entrare, e ti vedo, i lunghi capelli setosi sciolti sulle spalle, gli occhi intensi e scuri, il viso tondo e rosato, lo stesso di adesso.
- Non si fanno i compiti con la musica accesa, quante volte te l'avrò detto??
- Mamma! E piantala! Sei stata giovane anche tu!
- Beh, anche adesso mica sono vec... (la parola mi muore in bocca)
- Sì, vabbè, non sei ancora da buttare. Mamma, poi...ti vorrei parlare di quel ragazzo che...hai capito,vero?
- Quello che ha detto che "Uomini e Donne" è una grande filosofia di vita?
- NO, il suo amico! Ha detto che forse si è innamorato, e...ma io sono confusa...
- Bah, certo che gira con certi elementi...Pensa piuttosto a quel bravo ragazzino, sai a chi mi riferisco?
- Nooo! Quello non mi avrà maiii! Mamma, è una noia mortale! Sai come lo chiamano a scuola, vero? No che non lo sai, altrimenti non me l'avresti neppure proposto...
- Come lo chiamano, sentiamo.
- "Alito di Tombino". Per forza, si ingozza di merendine andate a male, non si lava...
- Mhh...Beh, amore, fai come vuoi, ma ti prego non buttarti col primo che ti fa gli occhi dolci o se ne esce con promesse di matrimonio. Prima studiali, gli uomini.
- Ma io non sono innamorata...però una mia amica è incinta di due settimane e io...ho un po' paura, se poi la "prima volta" succede così anche a me???
- Amore, ti va di parlare un po' con la tua mamma, noi due sole? Abbiamo tante cose da dirci...
- Mh, Okay. Non dire niente a babbo, però!
- Niente. Promesso.
Io e te complici, sghignazzanti, come adesso che mi guardi mentre ti cambio il pannolone e sai già cosa voglio dirti, e io pure leggo nei tuoi pensieri con un'occhiata veloce. Quanto vorrei poter diventare la tua confidente, un giorno...Io che non giudicherò, non criticherò, non ti condannerò, ma cercherò sempre di ASCOLTARTI e farti da guida nelle decisioni della vita. Mi sdraierò accanto a te, ti abbraccerò e, mentre tu ti sfogherai aprendomi il tuo cuore, mi torneranno in mente le cotte adolescenziali, i baci sognati, idealizzati, cantati, ricevuti senza preavviso, le lotte tra ragione e sentimento, le dichiarazioni d'amore goffe, le telefonate attese per ore, i tuffi al cuore, le prime gite con la scuola, i messaggini sul telefonino, gli "squillini" per dire "ti penso" nel cuore della notte...
Io e te, amiche senza pregiudizi, senza barriere. Promesso? Promesso.
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lunedì 6 febbraio 2012
mercoledì 1 febbraio 2012
Nonno Puma e la Patilogia
In quanto a preparazione in Patilogia (studio approfondito su usi e costumi della Pati), Nonno Puma è imbattibile. Come uno studente preparato alla perfezione su tutto il programma d'esame, ecco cosa sa fare:
1) Conosce a memoria la posizione esatta di ogni tuo giocattolo o utensile per pappa, bagnetto, cambio del pannolone, etc
2) Soddisfa ogni tua richiesta nel giro di un nanosecondo, decifrando senza problemi il patese (sottodialetto della lingua urdu, affine all'hindi, comprensibile solo dopo un centinaio di giornate di studio)
3) E' perfettamente in grado di tracciare grafici esaustivi del tuo bioritmo giornaliero
4)Se interrogato sulle tue preferenze, risponde con sicurezza offrendo numerosi dettagli alla spiegazione
5) Sa tenere il conto esatto delle ore in cui avvengono le tue attività quotidiane
6) Si aggira per la casa con: palloncini attaccati al collo, cinque marionette di stoffa alle dita (una per ogni falange della mano) e, proprio oggi, l'ho trovato con la maschera di stoffa di Hello Kitty in testa.
- Babbo, aspetti qualcuno qua a casa?
- Non che io sappia, perché? (con voce infantile, mentre tu lo guardi ridendo di gusto e lui non capisce perché, ma la cosa lo lusinga ugualmente)
- Hai Hello Kitty in testa.
- Che?
- Hai la maschera di Hello Kitty sulla testa. Te l'ho detto perché, se viene qualcuno, magari...non so se è il caso di presentarsi così...giusto?
- Guarda la muccaaaaa! Muuuuuu! E ora arriva il cavallino! Clop, clop, clop! (sempre al tuo indirizzo, senza neppure calcolarmi)
- Va bene, come non detto. Speriamo non arrivi nessuno.
La Patilogia e il patese prevedono molte ore di studio al giorno e, come uno studente che ha passato troppe ore sui libri, nonno Puma arriva alla sera usurato, ma felice.
1) Conosce a memoria la posizione esatta di ogni tuo giocattolo o utensile per pappa, bagnetto, cambio del pannolone, etc
2) Soddisfa ogni tua richiesta nel giro di un nanosecondo, decifrando senza problemi il patese (sottodialetto della lingua urdu, affine all'hindi, comprensibile solo dopo un centinaio di giornate di studio)
3) E' perfettamente in grado di tracciare grafici esaustivi del tuo bioritmo giornaliero
4)Se interrogato sulle tue preferenze, risponde con sicurezza offrendo numerosi dettagli alla spiegazione
5) Sa tenere il conto esatto delle ore in cui avvengono le tue attività quotidiane
6) Si aggira per la casa con: palloncini attaccati al collo, cinque marionette di stoffa alle dita (una per ogni falange della mano) e, proprio oggi, l'ho trovato con la maschera di stoffa di Hello Kitty in testa.
- Babbo, aspetti qualcuno qua a casa?
- Non che io sappia, perché? (con voce infantile, mentre tu lo guardi ridendo di gusto e lui non capisce perché, ma la cosa lo lusinga ugualmente)
- Hai Hello Kitty in testa.
- Che?
- Hai la maschera di Hello Kitty sulla testa. Te l'ho detto perché, se viene qualcuno, magari...non so se è il caso di presentarsi così...giusto?
- Guarda la muccaaaaa! Muuuuuu! E ora arriva il cavallino! Clop, clop, clop! (sempre al tuo indirizzo, senza neppure calcolarmi)
- Va bene, come non detto. Speriamo non arrivi nessuno.
La Patilogia e il patese prevedono molte ore di studio al giorno e, come uno studente che ha passato troppe ore sui libri, nonno Puma arriva alla sera usurato, ma felice.
martedì 31 gennaio 2012
Nobel per la Pace
Il primo prototipo di ciuccio in gomma fu brevettato nella prima metà dell’Ottocento circa
Il ciuccio, detto anche "succhietto", "tettarella", oppure "aiutante magico dei genitori con alle spalle tre ore scarse di sonno", è sicuramente frutto di una mente geniale (sfido qualsiasi genitore a pensare il contrario).
Dovunque vada, c'è un padre o una madre subito pronto ad esclamare, gli occhi alzati al cielo "Ooooh, il ciuccio, benedetto sia chi l'ha inventato", "Se non ci fosse il ciuccio, chi dormirebbe più la notte?", "Santo ciuccio" e così via, in un crescendo di entusiasmo.
Tu, avendo potuto "prendere il seno" per un mese soltanto, sei legatissima al ciuccio, ma in modo responsabile: decidi infatti, in completa autonomia, quando usarlo e quando invece toglierlo per poi magari riprenderlo dopo un paio di ore. Il ciuccio è la tua valvola di sfogo: lo mordi nervosamente, quasi a volerlo staccare a pezzi, quando stai mettendo un nuovo dentino (si può riscontrare, in questo frangente, una copiosa salivazione stile Boxer e l'emissione prolungata della consonante "m" come ad intonare una litania), oppure può diventare il tuo alleato quando non hai voglia di comunicare col resto del mondo e desideri isolarti come un vecchio eremita per abbandonarti lentamente tra le braccia di Morfeo (in questo caso si verificano le seguenti condizioni: insolito silenzio, sguardo fisso verso il basso, corrucciato, immobilità preoccupante e, talvolta, vocalizzi "ad libitum sfumando").
Altri utilizzi del tuo amato ciuccio non mi vengono in mente adesso, ma una cosa è certa: grazie a quel piccolo oggetto di gomma, anche i poveri genitori usurati dalla stanchezza e dallo stress tornano per un momento a respirare.
E allora, come ha saggiamente suggerito tuo padre, l'inventore del ciuccio merita un premio speciale:
il Nobel per la...Pace.
Il ciuccio, detto anche "succhietto", "tettarella", oppure "aiutante magico dei genitori con alle spalle tre ore scarse di sonno", è sicuramente frutto di una mente geniale (sfido qualsiasi genitore a pensare il contrario).
Dovunque vada, c'è un padre o una madre subito pronto ad esclamare, gli occhi alzati al cielo "Ooooh, il ciuccio, benedetto sia chi l'ha inventato", "Se non ci fosse il ciuccio, chi dormirebbe più la notte?", "Santo ciuccio" e così via, in un crescendo di entusiasmo.
Tu, avendo potuto "prendere il seno" per un mese soltanto, sei legatissima al ciuccio, ma in modo responsabile: decidi infatti, in completa autonomia, quando usarlo e quando invece toglierlo per poi magari riprenderlo dopo un paio di ore. Il ciuccio è la tua valvola di sfogo: lo mordi nervosamente, quasi a volerlo staccare a pezzi, quando stai mettendo un nuovo dentino (si può riscontrare, in questo frangente, una copiosa salivazione stile Boxer e l'emissione prolungata della consonante "m" come ad intonare una litania), oppure può diventare il tuo alleato quando non hai voglia di comunicare col resto del mondo e desideri isolarti come un vecchio eremita per abbandonarti lentamente tra le braccia di Morfeo (in questo caso si verificano le seguenti condizioni: insolito silenzio, sguardo fisso verso il basso, corrucciato, immobilità preoccupante e, talvolta, vocalizzi "ad libitum sfumando").
Altri utilizzi del tuo amato ciuccio non mi vengono in mente adesso, ma una cosa è certa: grazie a quel piccolo oggetto di gomma, anche i poveri genitori usurati dalla stanchezza e dallo stress tornano per un momento a respirare.
E allora, come ha saggiamente suggerito tuo padre, l'inventore del ciuccio merita un premio speciale:
il Nobel per la...Pace.
sabato 28 gennaio 2012
Un Carnevale di tanti anni fa...
C'era una volta una bambina di sette anni sottile come un grissino, i capelli castani lisci lunghi fino al sedere e un paio di enormi occhiali rosa con lenti spesse come il fondo di un bicchiere.
Una domenica pomeriggio, la piccola spilungona convinse suo padre a portarla alla festa di Carnevale che si teneva ogni anno, puntualmente, in una frazione della loro città.
- Dai, babbino, ci sono tantissimi bambini in maschera, mi hanno raccontato a scuola che è una festa divertentissima! Ho già deciso che, se mi porti, mi vesto da Principessa delle Nevi, sai il costume che ho indossato per la festa di classe martedì??
- D'accordo, Minzi (questo il buffo soprannome della bambina). Preparati pure che ti porto.
La bambina, raggiante, schioccò un bacio sulla guancia del padre e corse a cambiarsi. In un quarto d'ora, era pronta. Scese le scale e, facendo una giravolta su sé stessa, si mostrò ai genitori.
- Quanto trucco ti sei data sugli occhi!?! - esclamò il padre.
- Dai, è Carnevale! - intervenne la mamma, gettando un'occhiata di ammirazione a sua figlia.
- Mh, va bene. Andiamo.
In breve arrivarono alla festa e il padre, tenendo saldamente per il braccio la sua bambina, si fece spazio tra il groviglio di persone urlanti; la strada era gremita di gente, c'erano tantissimi bambini accompagnati dai genitori e ogni bimbo aveva una maschera diversa.
- Guarda, un carro! - esclamò la bambina.
- Secondo me qui c'è troppo caos - bofonchiò il padre scuotendo la testa - e qualcuno finirà per beccarsi una gomitata nelle costole o qualche scherzo stupido. Siamo appiccicati come le sardine!
In quell'istante, li raggiunse un marmocchio vestito da Gabibbo e, cogliendo la bambina alla sprovvista, le schizzò tutto il vestito di schiuma spray, infierendo infine sui lunghi capelli.
- AHHHHH!! I miei capelli! Forse ho anche della schiuma in un occhio! - strillò la bambina portandosi le mani al viso.
- Cosa ti dicevo poco fa? C'è sempre qualche mascalzone che deve divertirsi a rompere le scatole alla gente! Ma io mi domando...chi sono i suoi genitori??
Il padre, incavolato, tirò la figlia per un braccio e si spostò verso il bordo della strada.
Il piccolo delinquente vestito da Gabibbo montò sul carro urlando e ridendo sguaiatamente come se avesse appena vinto al Superenalotto.
Questa è la storia di come tuo padre, un piccolo Gabibbo rompiscatole, ha conosciuto tua madre, una dolce ed elegante Principessa delle Nevi. In quell'occasione, però, tua madre non ha potuto vedere in volto colui che sarebbe poi diventato il suo sposo, né tuo padre ha potuto riconoscere la sua futura moglie.
E allora, ti chiederai, come faccio a sapere se era davvero babbo, quel bambino dispettoso?
E qui occorre una nuova digressione...
Carnevale 2005. Due innamorati al primo anno di fidanzamento escono a cena fuori.
- E anche quest'anno è arrivato il Carnevale...- sorride lui, guardando negli occhi la sua amata.
- Già. Mi ricordo quando ero bambina, che andavo alla festa del paese...Un anno mi vestii da Principessa delle Nevi, e trovai un bimbo cretino che mi schizzò di schiuma spray il vestito e tutti i capelli...
- Oh.
- Era vestito da Gabibbo, mi ricordo. Un tale deficiente...
- Hahahhahahaha!!!! Ihihihihi!
- Che c'è da ridere così?
- Rido perché adesso con quel deficiente ci sei fidanzata da un anno! Hahahahaha!
- Non vorrai dirmi che...che...NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!
E qui finisce la seconda digressione.
Morale della favola: ci si conosce odiandoci, ci si ritrova amandoci. :)
Una domenica pomeriggio, la piccola spilungona convinse suo padre a portarla alla festa di Carnevale che si teneva ogni anno, puntualmente, in una frazione della loro città.
- Dai, babbino, ci sono tantissimi bambini in maschera, mi hanno raccontato a scuola che è una festa divertentissima! Ho già deciso che, se mi porti, mi vesto da Principessa delle Nevi, sai il costume che ho indossato per la festa di classe martedì??
- D'accordo, Minzi (questo il buffo soprannome della bambina). Preparati pure che ti porto.
La bambina, raggiante, schioccò un bacio sulla guancia del padre e corse a cambiarsi. In un quarto d'ora, era pronta. Scese le scale e, facendo una giravolta su sé stessa, si mostrò ai genitori.
- Quanto trucco ti sei data sugli occhi!?! - esclamò il padre.
- Dai, è Carnevale! - intervenne la mamma, gettando un'occhiata di ammirazione a sua figlia.
- Mh, va bene. Andiamo.
In breve arrivarono alla festa e il padre, tenendo saldamente per il braccio la sua bambina, si fece spazio tra il groviglio di persone urlanti; la strada era gremita di gente, c'erano tantissimi bambini accompagnati dai genitori e ogni bimbo aveva una maschera diversa.
- Guarda, un carro! - esclamò la bambina.
- Secondo me qui c'è troppo caos - bofonchiò il padre scuotendo la testa - e qualcuno finirà per beccarsi una gomitata nelle costole o qualche scherzo stupido. Siamo appiccicati come le sardine!
In quell'istante, li raggiunse un marmocchio vestito da Gabibbo e, cogliendo la bambina alla sprovvista, le schizzò tutto il vestito di schiuma spray, infierendo infine sui lunghi capelli.
- AHHHHH!! I miei capelli! Forse ho anche della schiuma in un occhio! - strillò la bambina portandosi le mani al viso.
- Cosa ti dicevo poco fa? C'è sempre qualche mascalzone che deve divertirsi a rompere le scatole alla gente! Ma io mi domando...chi sono i suoi genitori??
Il padre, incavolato, tirò la figlia per un braccio e si spostò verso il bordo della strada.
Il piccolo delinquente vestito da Gabibbo montò sul carro urlando e ridendo sguaiatamente come se avesse appena vinto al Superenalotto.
E allora, ti chiederai, come faccio a sapere se era davvero babbo, quel bambino dispettoso?
E qui occorre una nuova digressione...
Carnevale 2005. Due innamorati al primo anno di fidanzamento escono a cena fuori.
- E anche quest'anno è arrivato il Carnevale...- sorride lui, guardando negli occhi la sua amata.
- Già. Mi ricordo quando ero bambina, che andavo alla festa del paese...Un anno mi vestii da Principessa delle Nevi, e trovai un bimbo cretino che mi schizzò di schiuma spray il vestito e tutti i capelli...
- Oh.
- Era vestito da Gabibbo, mi ricordo. Un tale deficiente...
- Hahahhahahaha!!!! Ihihihihi!
- Che c'è da ridere così?
- Rido perché adesso con quel deficiente ci sei fidanzata da un anno! Hahahahaha!
- Non vorrai dirmi che...che...NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!
E qui finisce la seconda digressione.
Morale della favola: ci si conosce odiandoci, ci si ritrova amandoci. :)
martedì 24 gennaio 2012
Ogni cosa al suo posto
Spenta da nemmeno un mese la tua prima candelina, ieri mattina ti sei alzata con un'idea fissa in testa: renderti utile in casa.
Carica di entusiasmo e buoni propositi, ti sei alzata e hai inaugurato il tuo progetto di "assistenza agli anziani" prendendo le pantofole di nonno Puma e mettendole davanti alla porta. La stessa cosa l'hai fatta con le ciabatte di nonna Laura, e infine con quelle di babbo Ale, ventottenne decrepito e pieno di acciacchi, secondo il tuo punto di vista. Infine, sorridendomi, hai pensato: "Un momento: anche mamma ha nientepopodimeno che ventisette anni, a quell'età una donna è già una povera vecchietta che necessita di continue attenzioni da parte della prole! Già ho iniziato a prendermi cura di lei imboccandola a tavola, ma...non è sufficiente. Devo aiutarla anche nelle faccende di casa, altrimenti non mi sentirò a posto con la coscienza. Coraggio, rimbocchiamoci le maniche, da dove si comincia??".
Per tutto il giorno, quindi, hai rimesso al suo posto ogni oggetto che ti è capitato sotto gli occhi, compreso il tuo pannolone sporco, che hai prontamente gettato nell'apposito cestino.
A metà pomeriggio la casa aveva già un nuovo aspetto: il tuo progetto di assistenza agli anziani ha dato i suoi frutti.
Carica di entusiasmo e buoni propositi, ti sei alzata e hai inaugurato il tuo progetto di "assistenza agli anziani" prendendo le pantofole di nonno Puma e mettendole davanti alla porta. La stessa cosa l'hai fatta con le ciabatte di nonna Laura, e infine con quelle di babbo Ale, ventottenne decrepito e pieno di acciacchi, secondo il tuo punto di vista. Infine, sorridendomi, hai pensato: "Un momento: anche mamma ha nientepopodimeno che ventisette anni, a quell'età una donna è già una povera vecchietta che necessita di continue attenzioni da parte della prole! Già ho iniziato a prendermi cura di lei imboccandola a tavola, ma...non è sufficiente. Devo aiutarla anche nelle faccende di casa, altrimenti non mi sentirò a posto con la coscienza. Coraggio, rimbocchiamoci le maniche, da dove si comincia??".
Per tutto il giorno, quindi, hai rimesso al suo posto ogni oggetto che ti è capitato sotto gli occhi, compreso il tuo pannolone sporco, che hai prontamente gettato nell'apposito cestino.
A metà pomeriggio la casa aveva già un nuovo aspetto: il tuo progetto di assistenza agli anziani ha dato i suoi frutti.
lunedì 23 gennaio 2012
Metti un pomeriggio all'IKEA...
Giovedì scorso siamo stati all'IKEA, tutti insieme: io, babbo Ale, tu, nonno Puma e nonna Laura.
La giornata degli italiani all'IKEA è meglio di un film comico: si inizia facendo incetta di matitine. Non si capisce perché, ma quelle matite corte e appuntite finiscono sempre per riempire borse, borsette, tasche di giubbotti, zainetti, sono come il miele per le api, l'italiano medio se ne imbosca in tutti gli anfratti almeno una decina (vedo già i lettori di questo blog annuire ridacchiando...).
Ingordi di matitine, ne nascondiamo senza pudore un mazzetto in tasca e ne scegliamo una che ci servirà a prendere appunti sui vari prodotti. E proprio sui nomi dei mobili IKEA ci sarebbe da scrivere un romanzo: la poltrona STORSELE ti fa venir in mente che, se la comprerai, ti storcerà la schiena; il lettino per bambini MAMMUT, a dispetto del nome imperioso, è un lettino minuscolo e schiacciato; la scrivania JERKER per un inglese sarà motivo di risatine maliziose; un bambino che nota un pupazzo, va dall'assistente, chiede il nome del giocattolo e quella le risponde con tono metallico "BARNSLIG ULVEN", novantanove su cento assume un'aria terrorizzata e decide di rimetterlo immediatamente sullo scaffale dove l'ha trovato; se uno dice "Ho montato il dispenser per lavello RINGSKAR", l'interlocutore potrebbe pensare più facilmente al batterista dei Beatles che a un rubinetto per distribuire il detersivo.
Tuttavia, anche se certi nomi IKEA possono ricordare il "linguaggio nero" dei servi di Mordor de "Il Signore degli Anelli", c'è della creatività notevole dietro a tutto questo.
La nomenclatura dei prodotti IKEA è un vero e proprio corso di lingua svedese e...non solo! Ci sono riferimenti anche al danese, al finlandese e al norvegese. Non avrei mai creduto che ogni nome del prodotto fosse collegato a un'area linguistica specifica, e invece con grande sorpresa ho scoperto che wikipedia, alla voce "IKEA", spiega in dettaglio l'origine di ogni nome.
La seguente fonte è tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/IKEA
La parola IKEA è un acronimo: IK dal nome di Ingvar Kamprad, fondatore dell'azienda; E da Elmtaryd, l'antico nome di Älmtaryd, il villaggio dello Småland dove Kamprad nacque; A da Agunnaryd, il tätort (località) dove visse.
Fa eccezione il sistema modulare di scaffali IVAR, che risale ai primi anni '70 e porta il nome del designer che l'ha inventato.
Il fondatore Ingvar Kamprad, che è dislessico, decise di nominare i mobili con parole e nomi propri piuttosto che codici o sigle rendendo i nomi dei vari prodotti più facili da ricordare.
Da laureata in Lingue Straniere non posso che esclamare: geniale, questo signor Kamprad!
La giornata degli italiani all'IKEA è meglio di un film comico: si inizia facendo incetta di matitine. Non si capisce perché, ma quelle matite corte e appuntite finiscono sempre per riempire borse, borsette, tasche di giubbotti, zainetti, sono come il miele per le api, l'italiano medio se ne imbosca in tutti gli anfratti almeno una decina (vedo già i lettori di questo blog annuire ridacchiando...).
Ingordi di matitine, ne nascondiamo senza pudore un mazzetto in tasca e ne scegliamo una che ci servirà a prendere appunti sui vari prodotti. E proprio sui nomi dei mobili IKEA ci sarebbe da scrivere un romanzo: la poltrona STORSELE ti fa venir in mente che, se la comprerai, ti storcerà la schiena; il lettino per bambini MAMMUT, a dispetto del nome imperioso, è un lettino minuscolo e schiacciato; la scrivania JERKER per un inglese sarà motivo di risatine maliziose; un bambino che nota un pupazzo, va dall'assistente, chiede il nome del giocattolo e quella le risponde con tono metallico "BARNSLIG ULVEN", novantanove su cento assume un'aria terrorizzata e decide di rimetterlo immediatamente sullo scaffale dove l'ha trovato; se uno dice "Ho montato il dispenser per lavello RINGSKAR", l'interlocutore potrebbe pensare più facilmente al batterista dei Beatles che a un rubinetto per distribuire il detersivo.
Tuttavia, anche se certi nomi IKEA possono ricordare il "linguaggio nero" dei servi di Mordor de "Il Signore degli Anelli", c'è della creatività notevole dietro a tutto questo.
La nomenclatura dei prodotti IKEA è un vero e proprio corso di lingua svedese e...non solo! Ci sono riferimenti anche al danese, al finlandese e al norvegese. Non avrei mai creduto che ogni nome del prodotto fosse collegato a un'area linguistica specifica, e invece con grande sorpresa ho scoperto che wikipedia, alla voce "IKEA", spiega in dettaglio l'origine di ogni nome.
La seguente fonte è tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/IKEA
La parola IKEA è un acronimo: IK dal nome di Ingvar Kamprad, fondatore dell'azienda; E da Elmtaryd, l'antico nome di Älmtaryd, il villaggio dello Småland dove Kamprad nacque; A da Agunnaryd, il tätort (località) dove visse.
Nomi dei prodotti [modifica]
I prodotti IKEA sono identificati da un solo termine. Molti di questi termini sono propri della lingua svedese. Sebbene ci siano delle eccezioni, molti nomi dei prodotti sono basati su uno speciale sistema di nominazione sviluppato da IKEA.- Divani, tavolini, scaffali: Toponimi svedesi
- Letti, guardaroba: Toponimi norvegesi
- Tavoli da pranzo e sedie: Toponimi finlandesi
- Tappeti: Toponimi danesi
- Librerie: Professioni
- Articoli per il bagno: Fiumi, laghi e baie scandinave
- Cucine: Termini grammaticali
- Sedie, scrivanie: Nomi maschili
- Tende: Nomi femminili
- Arredamenti per il giardino: Isole svedesi
- Illuminazione: Termini relativi alla musica, chimica, meteorologia, unità di misura, stagioni, mesi, giorni, imbarcazioni
- Biancheria da letto, coperte, cuscini: Fiori, piante, pietre preziose; termini relativi al dormire, comfort
- Articoli per bambini: Mammiferi, uccelli, aggettivi
- Tendaggi: Termini matematici e geometrici
- Utensili da cucina: Parole straniere, spezie, erbe, pesci, funghi, funzioni, frutta, verdure, aggettivi
- Scatole, quadri, orologi, cornici: Espressioni della lingua parlata, toponimi svedesi
Fa eccezione il sistema modulare di scaffali IVAR, che risale ai primi anni '70 e porta il nome del designer che l'ha inventato.
Il fondatore Ingvar Kamprad, che è dislessico, decise di nominare i mobili con parole e nomi propri piuttosto che codici o sigle rendendo i nomi dei vari prodotti più facili da ricordare.
Da laureata in Lingue Straniere non posso che esclamare: geniale, questo signor Kamprad!
mercoledì 18 gennaio 2012
L'invasione di Hello Kitty
Prima di diventare madre la conoscevo solo per sentito dire e qualche rara volta la vedevo di sfuggita nei negozi di giocattoli per bambini o sulle magliette delle adolescenti.
Se per caso una ragazzina mi chiedeva, sognante "Conosci Hello Kitty??", io rispondevo, storcendo il naso "Ma chi, quella gatta senza bocca e con una testa larga e grossa come un televisore? No, l'ho vista due o tre volte, ma mi fa orrore".
Qualcuno mi aveva avvisata:
- Vedrai, vedrai quando nascerà la bambina! Quella gatta con un occhio a Genova e uno a Ravenna te la ritroverai OVUNQUE!
Ebbene, la profezia si è avverata: tu, mia figlia, hai appena spento la prima candelina e già sei una fan accanita di Hello Kitty. Tutto inizia una mattina, di fronte al cartone animato "Il teatrino delle fiabe di Hello Kitty", trasmesso da "Cartoonito". Colpo di fulmine: dopo il primo sguardo, già senti di amarla. La lovestory continua nel tempo, diventi sempre più Kitty-dipendente.
Per placare le tue ire, conoscendo il rapido effetto calmante che esercita su di te la "gatta senza bocca" ti abbiamo comprato, nell'ordine:
1) Costruzioni colorate per creare, a piacere, abitazioni per Hello Kitty (è inimmaginabile l'entusiasmo dei genitori mentre danno vita alla casa delle vacanze di Hello Kitty, una torre di cinque pezzi con l'immagine di un ananas da attaccare sulla porta)
2) DVD di Hello Kitty con le sue storie natalizie avvincenti quanto l'accoppiamento dei canarini su "National Geographic"
3) Pupazzo media grandezza con le sue sembianze
4) Pupazzo maxi più alto di te che faceva parte dell'allestimento di una cameretta del Mercatone Uno (la cassiera mi ha guardata subito con compassione quando sono arrivata con un pupazzo che a malapena stava dentro il carrello, ma se ha figlie femmine sono certa che non si sarà stupita più di tanto.)
5) Costume da Carnevale di Hello Kitty
Insomma, una vera e propria invasione.
Tuttavia, devo confessarti che anch'io sto cadendo poco a poco vittima della dolcezza di quella gatta dagli occhi distanti e spaventati. Del resto, per me, ciò che ami tu acquista immediatamente più fascino.
Se per caso una ragazzina mi chiedeva, sognante "Conosci Hello Kitty??", io rispondevo, storcendo il naso "Ma chi, quella gatta senza bocca e con una testa larga e grossa come un televisore? No, l'ho vista due o tre volte, ma mi fa orrore".
Qualcuno mi aveva avvisata:
- Vedrai, vedrai quando nascerà la bambina! Quella gatta con un occhio a Genova e uno a Ravenna te la ritroverai OVUNQUE!
Ebbene, la profezia si è avverata: tu, mia figlia, hai appena spento la prima candelina e già sei una fan accanita di Hello Kitty. Tutto inizia una mattina, di fronte al cartone animato "Il teatrino delle fiabe di Hello Kitty", trasmesso da "Cartoonito". Colpo di fulmine: dopo il primo sguardo, già senti di amarla. La lovestory continua nel tempo, diventi sempre più Kitty-dipendente.
Per placare le tue ire, conoscendo il rapido effetto calmante che esercita su di te la "gatta senza bocca" ti abbiamo comprato, nell'ordine:
1) Costruzioni colorate per creare, a piacere, abitazioni per Hello Kitty (è inimmaginabile l'entusiasmo dei genitori mentre danno vita alla casa delle vacanze di Hello Kitty, una torre di cinque pezzi con l'immagine di un ananas da attaccare sulla porta)
2) DVD di Hello Kitty con le sue storie natalizie avvincenti quanto l'accoppiamento dei canarini su "National Geographic"
3) Pupazzo media grandezza con le sue sembianze
4) Pupazzo maxi più alto di te che faceva parte dell'allestimento di una cameretta del Mercatone Uno (la cassiera mi ha guardata subito con compassione quando sono arrivata con un pupazzo che a malapena stava dentro il carrello, ma se ha figlie femmine sono certa che non si sarà stupita più di tanto.)
5) Costume da Carnevale di Hello Kitty
Insomma, una vera e propria invasione.
Tuttavia, devo confessarti che anch'io sto cadendo poco a poco vittima della dolcezza di quella gatta dagli occhi distanti e spaventati. Del resto, per me, ciò che ami tu acquista immediatamente più fascino.
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